Aquila Non Vedente

Aquila e tutta la sua famiglia (compreso Bibùlo)

Tecnicamente…

In questi giorni è riemerso improvviso e robusto il ricordo di mia madre.

Non tanto della mamma tenera e affettuosa dell’infanzia. No, i ricordi che affiorano sono quelli dei suoi ultimi mesi di vita.

Ogni volta che entro nella casa dei miei genitori per svuotarla è come se ricevessi una pugnalata dritta al cuore. Raccatto svogliatamente alcune cose ed esco, poco persuaso di doverle gettare.

Ogni volta che esco sul balcone rivolgo lo sguardo a quello vicino, ricordandomi quando spuntavano fuori i miei genitori e la piccolina (allora sì piccolina) correva incontro alla ringhiera per salutarli.

Ogni volta che guardo la piccola sedia di ferro, un po’ arrugginita, in un angolo dello stesso balcone, mi sembra di vedervi mia madre seduta di spalle, china su un libro o un giornale.

E quando cucino per me e la piccolina ripenso a quando facevo da mangiare anche per lei e a quanto ancora desidererei farlo.

E poi la rivedo nel suo camminare lento e strascicato, nei suoi ragionamenti sempre più confusi, nel suo aspetto sempre più deperito.

E poi la rivedo nei suoi – e nei miei – momenti di rabbia, in quelli di rassegnazione, in quelli di richiesta d’aiuto; nella sua accettazione della casa di riposo e dei suoi ritmi di vita.

E in tutti questi momenti io mi ritrovo egoista, disattento, inconsapevole dei suoi bisogni e delle sue debolezze.

Lo so che tecnicamente sto ancora nella fase di elaborazione del lutto.

Lo so che tecnicamente sto nella fase dei sensi di colpa.

Lo so che tecnicamente sto nella fase di bisogno di condivisione del dolore.

Lo so che tecnicamente sto nella fase di rescissione del legame e di accantonamento dei ricordi.

So benissimo tutte queste cose, però tecnicamente io mi sento comunque un po’ stronzo.

28 Mag 2010 Posted by | Ricordi, Storie ordinarie, Un po' di me | , | 38 commenti

Progetti per il futuro

“Papà, ho deciso cosa fare da grande.”

“Ah sì, e cosa?”

“Al mattino, dalle sette alle dodici e cinquanta sto in edicola.”

“Bene. E al pomeriggio?”

“Al pomeriggio faccio la pizzaiola.”

“Ah! Ottimo! Così al mattino vengo a prendere il giornale e alla sera vengo a mangiare la pizza, ovviamente tutto gratis!”

“Scordatelo. E sai come si chiamerà il mio ristorante?”

“Sentiamo”

Allora si mangia!

Nel giorno in cui il governo vara una stangata da 36 miliardi di euro, ci vuole qualcuno ottimista…

25 Mag 2010 Posted by | Notizie dal mondo fatato, Storie ordinarie | | 5 commenti

Che la festa cominci

In questo week-end praticamente mi sono attaccato a questo libro e non l’ho mollato fino a quando sono arrivato all’ultima pagina.

Anzitutto devo dire che mi ha strappato alcune sane e spontanee risate, che non è male.

Ammaniti racconta una storia veramente bislacca, strutturandola su due storie parallele che a un certo punto si intersecano.

Una sfigatissima setta satanica di Oriolo Romano e uno scrittore menefreghista e pieno di sé, che partecipano – ovviamente con scopi diversi – a una mega-festa di un affarista palazzinaro a Villa Ada, tra vip, semi-vip, politici, eccetera.

Una serie di situazioni tragicomiche, grottesche, alimentate da personaggi che – ahimè – ho paura esistano veramente. Una serie di personaggi senza valori, con la benevola eccezione di tre di loro, che saranno anche i soli che si salveranno alla fine.

Magari più avanti mi leggo qualcos’altro di questo qua…

23 Mag 2010 Posted by | Libri, Storie ordinarie | | 3 commenti

Io so ugualmente…

Il 23 maggio 1992, non ricordo se fosse sabato o domenica.

Ricordo che ero uscito a fare una gitarella in campagna e quando rientrai a casa per cena appresi la notizia dell’attentato a Giovanni Falcone.

Erano tempi pesanti quelli. Si stava dispiegando tangentopoli. Il parlamento non riusciva a eleggere il nuovo presidente della repubblica (lo fece due giorni dopo con Scalfaro), mentre erano ancora sparsi dappertutto i sassolini di quello precedente (Cossiga).

Eravamo appena usciti dalla guerra nel golfo persico e l’ex jugoslavia era in fiamme.

Di lì a due mesi avrebbero ucciso pure Paolo Borsellino – lo ricordo pallido come un cencio ai funerali dell’amico – e alla fine di quell’anno vi sarà una delle più grandi stangate economiche, per salvare l’Italia dal fallimento.

Ebbi l’impressione, quel pomeriggio del 23 maggio 1992, che la storia d’Italia non sarebbe più stata quella di prima. La stessa impressione che ebbi dopo il rapimento di Aldo Moro nel 1978.

Erano gli anni di samarcanda, quando ancora Michele Santoro faceva il giornalista e non il santone televisivo. A breve avremmo iniziato a vedere sfilare in tv i volti degli sgherri del C.A.F. torchiati dai magistrati.

Due anni prima avevo rifiutato l’incarico di assessore comunale per non sedermi allo stesso tavolo dei socialisti, che consideravo banditi.

Di lì a due anni, alle elezioni politiche, Silvio Berlusconi (il cavaliere nero lo chiamò Scalfari quando appoggiò Fini alle elezioni comunali di Roma) le avrebbe vinte, distruggendo la gioiosa macchina da guerra di Occhetto & c.

Diciamocelo, l’Italia non ama i suoi eroi. Se va bene, ci fa fare qualche tema a scuola, intitola loro qualche piazza o strada. Ma le loro lezioni mica le impara, anzi non le ascolta neanche.

E’ per questo che, sotto sotto, rimango un po’ freddo di fronte alle proteste riguardo la legge sulle restrizioni delle intercettazioni e sul divieto di pubblicazione di notizie scomode (chiamiamole così).

Io non avevo bisogno di tangentopoli per sapere che Craxi era una malandrino che aveva trasformato il PSI in una associazione per delinquere.

Così adesso non ho bisogno della pubblicazione delle intercettazioni per sapere chi sono Berlusconi, Scajola, Lombardo e i loro sgherri. Basta guardarli in faccia, basta ascoltarli con un po’ di attenzione, basta ragionare su quello che dicono e fanno.

23 Mag 2010 Posted by | Politica, Storie ordinarie | , | 18 commenti

Qui non viene mai nessuno…

Nella vita t’insegnano a non sbilanciarti, a farti i fatti tuoi.

A volte lo impari anche sulla tua pelle: farsi i fatti propri è una comoda via d’uscita.

Ma, si sa, la mamma non ha sempre ragione.

A volte si sente un impulso quasi primordiale a dare fiducia a qualcuno. Magari prima lo si guarda, lo si osserva un po’ da distante, si ascolta la sua storia, si partecipa e ci si fa coinvolgere.

E si finisce per offrire un aiuto, per quello che si può fare. Un aiuto disinteressato, senza chiedere nulla in cambio.

Razionalmente, non si capisce neanche bene il perché.

Forse è un bisogno innato di dare fiducia, e anche di chiederla, perché no.

Un’offerta di aiuto può essere accettata o rifiutata. Anche ignorata, dribblata o scansata, ma ci rimango un po’ male.

E allora per me la cosa finisce lì.

Ma non è indifferenza.

Qui non viene mai nessuno a trascinarmi via…

22 Mag 2010 Posted by | Storie ordinarie, Un po' di me | , | 10 commenti

Interrogazione di religione

“Papà, mi devi interrogare in religione.”

“Perchè?”

“Perché la settimana prossima abbiamo la verifica.”

“Che c’entro io con la verifica di religione?”

“Mi devi fare le domande. Devi leggere le storie sul quaderno e farmi le domande.”

“No.”

“Sì.”

“Tanto non le sai.”

“Non è vero! Le so.”

“Quante volte le hai lette?”

“Una.”

“Allora non le sai.”

“Le so.”

Vabbeh, proviamo.”

Nel paese di Gesù non ci sono montagne alte, ma colline dolci e pianure verdeggianti. Questo paese è bagnato da un lato dal mar mediterraneo ed è diviso in due dal fiume giordano che forma a nord il lago tiberiade, mentre a sud finisce nel mar morto, chiamato così perché è un grande lago talmente salato che non ci vive nessun pesce. Le colline sono ricoperte da vigneti e uliveti e le pianure sono coltivate a grano, orzo, fagioli e lenticchie.

Ai tempi di Gesù la vita in palestina era molto dura. Anche gli agricoltori dovevano faticare molto perché il terreno era sassoso, povero di acqua. Lavoravano anche i bambini, che usavano l’aratro tirato da buoi o da asini.

La bibbia ci racconta che un giorno mentre Gesù camminava lungo la riva del lago di galilea, vide due pescatori: erano Simone e Andrea. Gesù disse ai pescatori: venite con me, vi farò diventare pescatori di uomini.

“Cosa c’è nel paese di Gesù al posto delle montagne?”

“Le colline di dolci.”

“Sì, e le brioche. Le dolci colline. E poi?”

“Le pianure verdi.”

“Da cosa è bagnato?”

“Dal mare… dal mare… morto?”

“No, dal mediterraneo. E come si chiama il fiume che lo taglia in due?”

“Il fiume giordano.”

“Brava. E il fiume giordano cosa forma a nord?”

“Il lago.”

“Sì e come si chiama?”

“… timberland?”

“!!! Di cosa erano coltivate le campagne?”

“Grano… fagioli… lenticchie…”

“E…? Or…”

Orchi!

“Seeeee… Perché gli agricoltori dovevano faticare molto?”

“Perché non c’erano i trattori.”

“Come no. E chi lavorava anche?”

“I bambini.”

“E cosa facevano?”

“Usavano l’aratro.”

“Tirato da?”

“Dal camion!”

“Vedi che non la sai?”

“La so. Ora la so.”

“Vabbeh, ti faccio l’ultima domanda. Se non la sai…”

“La so.”

“Un giorno, mentre camminava lungo la riva del lago, cosa vide Gesù?”

Due innamorati!”

“Macché innamorati! Due p… due p…”

Due pecore!”

“Ahahah! Due pastori, non due pecore! E cosa disse loro Gesù?”

“…”

“Venite con me, vi farò diventare…”

Veri uomini!”

“Vedi che non la sai?”

“La so.”

14 Mag 2010 Posted by | Notizie dal mondo fatato, Storie ordinarie | , | 15 commenti

Scusa

In queste settimane sono stato vittima di attacchi spaventosamente violenti di rinite allergica.

Dal 2003 mi hanno diagnosticato allergia a pollini, graminacee, polveri e un sacco di altre schifezze che turbinano nell’aria. Ho rinunciato al vaccino per le modalità di somministrazione allora un po’ problematiche e sono andato avanti in questi anni con spray nasali e qualche antistaminico.

Negli ultimi anni sembrava che gli attacchi allergici si fossero un po’ alleggeriti, ma quest’anno sono tornati potenti come non mai: perdere un’ora/un’ora e mezza di sonno tutte le notti con il naso che cola, gli occhi gonfi, le difficoltà respiratorie, la gola che brucia e avere questi sintomi anche durante la giornata, diventa veramente una tortura.

Qualche giorno fa ho letto una intervista sul giornale a un medico allergologo che diceva che oggi i vaccini sono molto migliorati, ce ne sono anche di sub-linguali, le possibilità di controllo delle allergie sono superiori e quindi ho deciso che quest’autunno rifarò i test e prenderò in considerazione seriamente l’ipotesi di vaccinarmi.

Questa premessa non vale come giustificazione, ma mi serve per chiarire il contesto: in questo periodo sono fisicamente “prostrato”, anche perché questa rinite allergica fa da substrato ad altri (piccoli/grandi vedremo) problemi.

Forse è per questo che ieri pomeriggio ho causato, per mia disattenzione, un incidente alla piccolina che, per fortuna, si è risolto in una brutta scorticatura di un tallone, ma che poteva avere conseguenze peggiori se avesse indossato altre scarpe più leggere, invece di quelle da ginnastica.

Ho avuto perfino un incubo notturno a seguito di questa mia leggerezza.

Forse sarà per le mie condizioni fisiche non eccelse, ma ho sentito questo episodio come una sconfitta: a cosa serve sgridare i figli, fare loro da mangiare, comprare le medicine e disinfettare le ferite, se poi non siamo capaci di svolgere uno dei nostri compiti primari: prevedere e prevenire.

L’ho anche detto a mia moglie: è stata colpa mia e lei mi ha risposto che non è stata colpa di nessuno.

Se avesse potuto capire, avrei voluto chiedere scusa alla piccolina.

11 Mag 2010 Posted by | Notizie dal mondo fatato, Storie ordinarie | , | 10 commenti

Piccola storia zen sulla vita

Due monaci zen, mentre stanno camminando per la campagna, incontrano una ragazza in lacrime. Le chiedono il motivo del suo pianto e quella risponde che per tornare a casa deve attraversare il fiume, ma dal mattino si è un po’ ingrossato e lei ha paura.

Allora uno dei due, che è grande e grosso, le dice: “Non ti preoccupare, ora ti prendo sulle spalle e ti porto io sull’altra sponda” (fosse stato un prete cattolico, la storia sarebbe stata completamente diversa…).

Così avviene, il monaco torna indietro e insieme all’altro prosegue il cammino.

Due ore dopo uno dei due monaci dice all’altro: “Senti, ma ti rendi conto che hai commesso un peccato?”

“Perché?” chiede l’altro.

“Perché noi abbiamo fatto voto di non toccare mai alcuna donna e tu ne hai appena presa una sulle spalle e le hai fatto attraversare il fiume.”

“Ah, quella donna, dici? Ma vedi, io quella donna me la sono lasciata dietro due ore fa, mi sembra di capire invece che tu la stai ancora portando con te.

Due atteggiamenti opposti rispetto alla vita.

Quello di chi, evitandola, se la porta dietro sotto forma di rimpianto e rimpianto su rimpianto, il suo cammino lungo la vita si appesantisce.

Quello di chi le cose della vita le vive talmente intensamente nel presente, da bruciare completamente qualsiasi scoria, addirittura anche di ricordo, guadagnando in questo modo leggerezza.

Ho deciso: per i miei cinquant’anni divento buddhista.

9 Mag 2010 Posted by | Sani principi, Storie ordinarie | | 14 commenti

Segni premonitori

Chi sa riconoscere e interpretare i segni premonitori ha risolto il 50% dei problemi della propria vita.

Mai confondere i segni premonitori con le casualità o con le coincidenze.

Sono cose completamente diverse.

Bisogna stare attenti ai segni premonitori e, quando si presentano, stare in campana se sono negativi o cogliere l’opportunità se sono positivi.

Ma ignorarli può diventare una tragedia…

Quanto mi piacevano, ai tempi, i capelli di Samantha (anche adesso, comunque)…

8 Mag 2010 Posted by | Questa poi..., Storie ordinarie | | 5 commenti

Dentista, ma quanto mi costi?

Venerdì scorso ho portato la piccolina al suo primo appuntamento con il dentista.

Premesso che io soffro da sempre di dentistofobia, pensavo che la cosa sarebbe stata traumatica anche per lei, invece è filata via liscia come l’olio.

Il cavadenti le ha spiegato passo-passo quello che le avrebbe fatto, lei non ha sentito dolore e non ha mosso un’unghia durante tutto il trattamento.

All’uscita si presentava tutta soddisfatta, con la bocca un po’ storta a causa dei postumi dell’anestesia e un po’ più grande di quando siamo entrati.

E mi ha presentato subito il conto:

1) tanto per cominciare un gelato (“Perché anche a te l’ha preso la nonna la prima volta che sei andato dal dentista, me l’hai detto tu” – quando imparerò a stare zitto sarà sempre troppo tardi);

2) in secondo luogo una visita all’edicola con l’acquisto di una confezione contenente un album di Piggley Winks e una serie infinita di figurine che mi hanno riempito la casa per giorni e giorni (“Perché sono stata brava”);

3) in terzo luogo un’uscita in pizzeria (“Perché sono passate due ore e posso masticare anche dalla parte del dente aggiustato”);

4) in quarto luogo due partite a bowling (Di questa non le ho neanche chiesto la motivazione, perché ormai c’avevo rinunciato).

La fattura del cavadenti sarà sicuramente inferiore.

Ora mi chiedo: quando le metteranno una capsula, cosa mi chiederà in cambio? Un’automobile?

5 Mag 2010 Posted by | Notizie dal mondo fatato, Storie ordinarie | , | 10 commenti