Aquila Non Vedente

Aquila e tutta la sua famiglia (compreso Bibùlo)

Addio all’estate (e una bizzarra definizione della nostalgia)

“Ci sono giorni che somigliano al riprender fiato, al trattenere il respiro e lasciare il mondo in attesa. Ci sono estati che non vogliono morire.”

Che Ray Bradbury non fosse soltanto uno scrittore di fantascienza me ne accorsi subito, leggendo il primo dei suoi 34 racconti, una raccolta pubblicata negli Oscar Mondadori nel 1984: La sera. Un racconto scritto in seconda persona (che pare sia una cosa difficilissima per uno scrittore) che ti porta a sospendere pian piano il fiato fino all’ultima parola. Neanche dieci pagine che si dimenticano difficilmente.

Bradbury – scriveva Gianni Montanari nell’introduzione – è anzitutto scrittore dell’uomo, del singolo essere umano con le sua paure, speranze, fobie, rimembranze, emotività e tutto il resto, sempre includendo i lati peggiori e migliori dell’essere umano, sempre senza scordare che nell’uomo esistono costantemente, in ogni istante della sua vita, due distinte e opposte pulsioni: quella verso il passato e quella verso il futuro“.

Ma “la sua nostalgia non è rivolta al passato come a qualcosa che si rimpiange e che si vorrebbe sostituire al presente, ma è una nostalgia del futuro; dal passato giungono solo i ricordi e le immagini accumulati nella memoria, le impressioni, gli odori e i colori di un’infanzia ricordata quasi con memoria eidetica (“eidetico”, nel dizionario della lingua italiana, sta subito dopo “eiaculazione”, ma ha un significato profondamente diverso: significa praticamente ricordare a lungo qualcosa che si è visto per brevissimo tempo o che addirittura non esiste nella realtà), ma tutti questi elementi vengono filtrati da una visione che non auspica un ritorno, bensì un progresso verso qualcosa di simile nel futuro“.

Bizzarra questa definizione: la nostalgia – non il desiderio e nemmeno la ricerca – di qualcosa che si vorrebbe avvenisse ancora in futuro.

Che Bradbury non sia soltanto uno scrittore di fantascienza ne ho avuto la conferma nel libro L’estate incantata, che ha incantato pure me. Quando sono arrivato alla fine mi sono chiesto: se dovessi riassumere quello che racconta, cosa direi? Niente, non si può, anche se in quell’estate ai protagonisti è successo di tutto.

Cinquant’anni dopo Bradbury torna in quella città con Addio all’estate, che – leggiamo nella postilla – è un’appendice di quell’altro. I ragazzi prendono una decisione importante, direi quasi decisiva: non vogliono invecchiare. Ma sarà una battaglia persa in partenza, ovviamente…

Il mio modo di scrivere romanzi – scrive l’autore nella postilla – può essere paragonato a quando vado in cucina per friggermi due uova e mi ritrovo a preparare un banchetto sontuoso“.

L’ha scritto nel 2008, a 88 anni…

24 aprile 2010 Posted by | Libri | | 14 commenti