Aquila Non Vedente

Aquila e tutta la sua famiglia (compreso Bibùlo)

La carità e l’elemosina

Carità: disponibilità a comprendere e aiutare ogni persona.

Elemosina: secondo il precetto cristiano della carità, soccorso materiale che si dà al prossimo bisognoso.

(Dizionario della lingua italiana)

Nei commenti al post precedente sono stato ripreso da Ifigenia a proposito di un episodio risalente a diversi anni fa. Ricordavo che un giorno, all’uscita da un supermercato in compagnia di mia madre, fummo avvicinati da una bambina nomade che chiedeva la carità. Io feci l’indifferente, mentre con mia sorpresa mia madre si stupì del mio atteggiamento. Mi disse che ai bambini non bisogna rifiutare l’elemosina (come si sarebbe invece dovuto fare per gli adulti) per non dare loro l’impressione di essere circondati da gente senza cuore.

Ifigenia mi ricorda che fare l’elemosina ai bambini è profondamente controproducente, perché quei soldi andranno agli adulti che li sfruttano e che li spenderanno al gioco o a puttane.

L’argomento è delicato e merita un ragionamento a sé stante.

Il ragionamento di Ifigenia non fa una piega, peccato che contenga un virus, anzi un worm.

Premetto che la mia cultura comunista non mi ha mai portato a essere molto ben disposto nei confronti dell’elemosina. Preferisco il più generico concetto di aiuto, materiale e immateriale, rivolto a chi ne ha bisogno. Devo anche dire che in genere non faccio elemosine per strada, ma da anni ho individuato alcune associazioni alle quali devolvere un aiuto periodico.

Detto questo, la domanda che mi viene spostanea dopo avere riflettuto sul commento di Ifigenia è questa: fino a che punto è gusto e possibile, per chi vuole fare elemosina, considerare le conseguenze del proprio gesto caritativo?

Mi spiego meglio, prendendo a esempio proprio due episodi citati nel mio post.

Quando i medici di emergency (o di qualunque altra associazione umanitaria) si trovano di fronte un ferito da curare, dovrebbero forse chiedergli: chi ci assicura che tu non sia un terrorista che, una volta curato e guarito, non indossi una bella cintura esplosiva e si faccia saltare in aria in un mercato, provocando qualche decina di morti, per lo più bambini? Chi ci assicura che curandoti e guarendoti non diventiamo complici di una strage?

Chi glielo può assicurare? Nessuno

Facciamo un altro esempio, senza scomodare l’Afghanistan.

Prendiamo quella persona che ha pagato i conti in sospeso della mensa scolastica del comune di Adro. Forse quella persona si è chiesta: visto che tra quelli che non pagano la mensa ci sono anche dei “furbetti”, chi mi assicura che, saldando questi conti, in realtà non faccia altro che agevolarli nell’usare i loro soldi per giocare al superenalotto o per comprarsi il cellulare nuovo, invece di pagarsi i servizi dei figli?

Sono domande più che legittime, che forse gli interessati si sono anche posti, ma che non hanno cambiato la loro decisione finale, perché la priorità era un’altra: aiutare il prossimo. Molto probabilmente mia madre sapeva benissimo che i soldi dati a quella bambina nomade sarebbero finiti nelle mani di adulti, che forse li avrebbero utilizzati “al gioco o a puttane”, ma la sua priorità era un’altra: non darle l’idea di essere circondata da persone senza cuore.

In una parola: chi decide di fare l’elemosina, la fa e basta, senza guardare troppo in faccia alla persona bisognosa. (Almeno credo che sia così, perché da comunista non sono troppo aduso a queste cose.)

18 aprile 2010 Posted by | Storie ordinarie, Un po' di me | , | 11 commenti