Aquila Non Vedente

Aquila e tutta la sua famiglia (compreso Bibùlo)

Pensiero disarcionato

Oggi pomeriggio, mentre in auto tornavo da un posto nel quale non avrei voluto andare, nella città della mia Università, mi è tornato in mente questo episodio, che risale alla prima metà degli anni novanta.

Un pomeriggio, tornato a casa dopo il lavoro, dissi a mia madre che uscivo a fare un giro. Mi recai a Pavia, gironzolai un po’ per la città e tornai a casa per l’ora di cena.

I miei genitori mi dissero che durante la mia assenza mi avevano cercato diverse volte al telefono, probabilmente dal Comune, ma loro non avevano saputo dire dove fossi e quando sarei tornato.

Allora io risposi, sorridendo, che se avessi avuto il cellulare sarei stato reperibile.

A quel periodo i cellulari erano grossi come mattoni, pesavano come un sacco di patate, c’avevano una capacità di ricezione simile a una carota, costavano come una utilitaria ed erano un vero “status symbol”. Io scherzavo, eppure quella frase dovette colpire i miei genitori, perché dopo cena mio padre entrò in cucina, tenendo in mano un milione di lire in contanti. Mi porse i soldi e mi disse di comprarmi il cellulare, mentre mia madre annuiva, condividendo la decisione. Io ovviamente rifiutati cortesemente, dicendogli che avevo scherzato, che il cellulare non mi serviva e che non era certamente il caso di spendere tutti quei soldi in quel modo, ma quell’episodio mi colpì.

Un milione a quel tempo era un milione, forse la somma delle loro pensioni di un mese intero.

Oggi è una giornata nella quale è tornato prepotente il loro ricordo.

14 aprile 2010 Posted by | Pensieri disarcionati | | 3 commenti