Aquila Non Vedente

Aquila e tutta la sua famiglia (compreso Bibùlo)

Rincoglionimento!

(Apro una parente) Dato che da un po’ di tempo il mio cellulare ha preso a fare le bizze, ho pensato di sostituirlo con un modello di una marca diversa, che oltre ad avere quello che interessa a me, ha anche il navigatore incorporato. (Chiudo la parente)

Durante le recenti feste pasquali ho avuto la prova provata del mio rincoglionimento

ormai irreversibile.

Dal momento, però, che io sono una persona razionale, che non si fa prendere dal panico, ma che cerca le soluzioni ai problemi, ho anche capito che devo adottare una serie di accorgimenti per evitare di “naufragar dolcemente in questo mare” (di m… – avrebbe aggiunto il grande poeta).

Cos’è che ha fatto scattare questa presa di coscienza?

Beh, è presto detto.

Sabato pomeriggio io e la piccolina, dopo avere sistemato le nostre cose in albergo, siamo andati a fare un giro a Milano Marittima.

Arrivato in prossimità del centro, ho cercato un parcheggio per l’auto, che non fosse soggetto a pagamento o a disco orario (e nemmeno a rimozione forzata, ricordandomi la triste esperienza dell’anno scorso).

Trovato il posto, ci siamo diretti tranquillamente verso il centro, però essendo io persona previdente, ho pensato bene di scrivermi il nome della via dove avevo parcheggiato: viale Manzoni.

Non solo, ma arrivati nella via centrale, mi sono scritto anche il nome della via dalla quale eravamo sbucati e dalla quale – ho pensato – saremmo poi agevolmente risaliti alla nostra auto: viale Romagna.

Detto fatto, sicuro di avere la situazione saldamente nelle mie mani, abbiamo compiuto le nostre scorribande per il paese (minigolf, gelato, ecc.) e poi, verso le 19, ci siamo diretti verso la nostra auto.

Abbiamo trovato viale Romagna e da lì siamo risaliti verso viale Manzoni, ma, dopo avere camminato un po’, della via intitolata all’autore dei Promessi sposi nemmeno l’ombra.

“Ohibò! – ho pensato – Essendo una piccola via chiusa, certamente l’avremo superata senza accorgercene.” e quindi siamo tornati indietro.

Siamo quindi tornati fino alla via centrale, ma di viale Manzoni nessun segno.

“Uhm… – ho ripensato – forse dovevamo risalire di più. A me era sembrata vicina al centro, ma probabilmente avrò avuto una percezione sbagliata della distanza.”

Detto fatto, siamo risaliti lungo viale Romagna, cercando di ricordare se eravamo passati per quei posti. La piccolina si stava stancando e io mi stavo innervosendo.

Siamo arrivati fino a un punto che era decisamente fuori dal nostro percorso, senza trovare alcuna traccia di viale Manzoni.

“Papà – esordisce saggiamente la piccolina – perché non chiedi a qualcuno?”

Facile a dirsi… Passanti, baristi, negozianti, edicolanti, abitanti delle case vicine… nessuno che sapesse dirci dove fosse quella maledetta via, che sembrava sparita, scomparsa, inghiottita nel nulla.

La piccolina iniziava a spaventarsi e io dovevo pure rassicurarla.

“Non è possibile! – mi dicevo tra me e me, ma poi ho pensato di avere trovato l’inghippo – Io pensavo che viale Manzoni fosse sulla destra percorrendo viale Romagna, invece probabilmente è sulla sinistra. Ecco la spiegazione: guardavamo dalla parte sbagliata!”

La piccolina mi ha guardato con aria compassionevole, come per dire: “Tu guardavi dalla parte sbagliata!”

Comunque, così pensando, siamo ridiscesi lungo viale Romagna, guardando attentamente dalla parte opposta, ma anche in questo caso nessuna traccia di viale Manzoni.

Se nella mia vita il Manzoni mi é sempre stato un po’ sulle palle, in quel momento era la persona che odiavo più di tutte.

A un certo punto ho pensato di utilizzare il cellulare.

“Figuriamoci – ho pensato – se questo coso non mi sa dire dov’è viale Manzoni!”

“Papà, ma a chi telefoni?”

“A nessuno, sto cercando una cosa” ho glissato e mi sono collegato a internet, sono andato su Google e ho inserito l’indirizzo ricercato e la risposta è stata: vuoi scaricare google maps?

“GUGOLMAPS??? Maccheccazz! Qui in mezzo alla strada!”

Ma alla fine quando uno è disperato si attacca a ogni speranza,  e così ho fatto.

Ho reinserito l’indirizzo ricercato e ho ottenuto una piantina del paese con la posizione ricercata, ma l’ingrandimento non era sufficiente a farmi capire quale direzione dovessi prendere per arrivare in viale Manzoni. Però una cosa riuscivo a capirla: tra viale Romagna (dove eravamo noi) e viale Manzoni (dove dovevamo andare) c’era qualcos’altro, cioè un’altra via che io non avevo segnato.

Sull’orlo della disperazione, siamo ridiscesi verso il centro e abbiamo trovato una tabaccheria. Ero indeciso se acquistare subito una piantina di Milano Marittima o fare un ennesimo tentativo.

Alla fine ho optato per quest’ultimo.

“Scusate – mi sono rivolto quasi supplicante ai tabacchini – sapete dirmi da che parte è viale Manzoni? L’abbiamo lasciata qui, ne sono sicuro, siamo scesi lungo viale Romagna, ma adesso non la troviamo più.”

L’uomo e la donna dietro al banco si sono guardati in faccia e hanno iniziato a domandarsi a vicenda:

“Viale Manzoni è quello dove abita la Tina?”

“No no, quello è viale Leopardi.”

“Allora è quello di Fausto e Liliana?”

“Uhm… Potrebbe essere, ma non è da queste parti.”

“Ma in viale Manzoni non c’era quel dentista…?”

“Chi? Quello dove andava la Giuliana? No no, ma che dici! Quello si è trasferito da tempo!”

Seguivo stralunato quel dialogo, quando a un certo punto l’uomo ha sbottato: “Ma sì, viale Manzoni sta qui dietro!”

“Qui dietro?” ho ribattuto io, ormai ridotto a una larva umana.

“Sì certo, qui dietro. Lei percorre il vialetto qui davanti, poi gira a sinistra in viale Ariosto e avanti una decina di metri c’è viale Manzoni.”

“Viale Ariosto?????”

“Certo, tra viale Romagna e viale Manzoni c’è viale Ariosto! Vero che c’è viale Ariosto?” chiede alla donna al suo fianco.

“Viale Ariosto? Quello dove ha affittato la casa Riccardo?”

“No, no, quello è viale Leopardi”

“Maporcaccialamiseriaccia! Grazie, grazie!” ho interrotto la conversazione e ci siamo diretti verso viale Ariosto, dal quale siamo risaliti in pochi minuti a viale Manzoni.

“Papà, ti eri perso!”

“Chi, io? Naaaaaaaa……. È che non avevo segnato… insomma, sapevo la zona, ecco, ma, insomma, vabbeh…”

Ora di arrivo all’auto: 20.30

P.S.: il giorno dopo a Mirabilandia, dopo avere parcheggiato l’auto tra migliaia di altre automobili, a un certo punto la piccolina mi dice: “Papà, ti sei dimenticato di segnare il numero del nostro parcheggio!”

“Ommadonnamia…”

(Ma questa è tutta un’altra storia…)

7 aprile 2010 Posted by | Questa poi..., Storie ordinarie | , , , | 13 commenti