Aquila Non Vedente

Aquila e tutta la sua famiglia (compreso Bibùlo)

Ritrovo…

In queste settimane sto lentamente svuotando la casa dei miei genitori; la casa nella quale ho vissuto per quindici anni insieme a loro e che poi ho frequentato giornalmente, fino alla morte prima di mio padre e, recentemente, di mia madre.

E’ incredibile quante cose ci stiano in una casa ed è ancora più incredibile quali siano i segni che le persone vi lasciano.

Ritrovo foto recenti e foto di parecchi decenni fa; immagini di persone che non ci sono più e che hanno lasciato in eredità un attimo della loro vita, uno sguardo, un sorriso, un abbraccio a una persona cara.

Ritrovo vecchi scritti, articoli di giornale, bollette, rubriche telefoniche con nomi e numeri ancora a sei cifre, disegnati con la calligrafia di chi aveva conquistato con il sacrificio la capacità di leggere e scrivere e considerava entrambi una cosa seria, da esercitare con cura e rispetto.

Ritrovo pentole capaci di sfamare una decina di persone, reminiscenze di quando la casa era frequentata da parenti e amici e la tavola aveva posto per tutti.

Ritrovo medaglie e targhe di partecipazione a gare bocciofile da parte di mio padre e i vestiti ripiegati e riposti con cura nei cassetti, come era solita fare mia madre, anche quelli miei, troppo piccoli per un figlio ormai cresciuto.

Ritrovo libri che non sapevo più di avere, acquistati negli anni settanta e ottanta, alcuni un po’ ingialliti, altri sottolineati nei passaggi più importanti (sottolineare i libri è un’abitudine che non ho mai perso).

Annuso gli odori degli ambienti alla ricerca di un passato che ormai vive soltanto nei miei ricordi.

Poi ritrovo i segni del buio, della malattia, della trascuratezza, i segni degli ultimi anni, quelli più pesanti.

Ogni cosa rappresenta un pezzo di vita e mi accorgo che vorrei conservare tutto, ma non è possibile; soltanto pochi e significativi oggetti continueranno a tenermi compagnia, gli altri sono destinati a scomparire.

Così va la vita…

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14 marzo 2010 - Posted by | Ricordi, Storie ordinarie | ,

18 commenti »

  1. già, proprio vero.
    ricordo ancora quando ho perso la mia nonna che viveva in questa casa, proprio questa in cui ora vivo io con le due bimbe. ricordo la sua scrittura, precisa e un po’ sfumata, le ricette, gli articoli ritagliati, il suo profumo ovunque… ricordo insomma. molto resta anche dopo tanti anni. la mia nonna è morta nel 1984. si chiamava Maria, come me. e mi ha insegnato a cucinare. e forse anche un po’ a vivere (ma non abbastanza)

    Commento di maria | 14 marzo 2010 | Rispondi

  2. :-*

    Commento di 1,2,3stella | 14 marzo 2010 | Rispondi

  3. fa spavento pensare alla vita che si accumula, ai giorni che si sommano, alle stagioni, ai cappotti e alle maniche corte, al tempo che abbiamo ingoiato e goduto. Fa spavento che tutto questo sparisca. Almeno cosi’ e’ per me.

    Un abbraccio.

    Commento di valeriascrive | 14 marzo 2010 | Rispondi

  4. Quante cose mi hai fatto venire in mente… quando, mettendo a posto le mie carte, le mie cose, ho rivissuto tutta una vita, fasi, stati d’animo, e mi sono detta che quelle cose mi sarebbero sopravvissute e no, non le avrei buttate, perché per mia figlia avrebbero significato avere ancora un po’ di sua madre, conoscere ancora qualche pezzetto di lei. Cose che magari avrei buttato, ma che mi sono detta che avrebbero potuto trovare ancora voce, per dirle qualcosa che forse non ho detto io….

    Commento di Ifigenia | 14 marzo 2010 | Rispondi

  5. vorremmo tenerci tutto,
    e anche scegliere cosa tenersi non è facile,
    anche se i ricordi più belli sono quelli del cuore

    Commento di aurora267 | 14 marzo 2010 | Rispondi

  6. Che tristezza!

    Commento di a77 | 14 marzo 2010 | Rispondi

  7. […] 14 marzo 2010 Ifigenia Lascia un commento Passa ai commenti Klimt – Danae Quante cose mi hai fatto venire in mente… quando, mettendo a posto le mie carte, le mie cose, ho rivissuto tutta una vita, fasi, stati […]

    Pingback di Ritroverà… « Il mondo di Ifigenia | 14 marzo 2010 | Rispondi

  8. Tu sai che le nostre strade ultimamente sono parallele. A gennaio ho detto addio alla casa dei nonni che papà aveva ristrutturato ed è stata una delle cose più dolorose che ho dovuto fare. Però è necessario, ci si limita a stipare ogni possibile frammento nel nostro cervello per poterlo rivivere nei momenti di solitudine e malinconia. Quell’ultima volta che sono andata a quella casa mi sono guardata attorno e niente era più come una volta e ho capito che potevo lasciarla andare perchè tanto sarebbe stata dentro di me con le persone che continuo ad amare in modo disperato anche se non ci sono più.

    Commento di ami | 14 marzo 2010 | Rispondi

  9. Maria: stai dicendo che praticamente sei la reincarnazione della nonna? Oppure che il suo fantasma aleggia ancora in casa tua? Oppure che ti si è bruciato il galletto amburghese?
    Stelluccia: a te dopo l’uno-due serale non ti riconosco più…
    Vale: il tempo che abbiamo “ingoiato”, mi piace l’avverbio che hai usato (o è un sostantivo?).
    Ifi: mettendo a posto le tue carte e le tue cose hai rivissuto tutta una vita? Ma ogni quanto fai le pulizie tu?
    Aurora, A77, Ami: già i ricordi più belli sono quelli che stanno dentro di noi, ma come facciamo a trasmetterli agli altri? E’ triste aprire una porta e sapere che di là non c’è più nessuno, in un luogo che per anni è stato riempito del calore di tante persone, te compreso. Forse sarò ancora nella cosiddetta fase di “elaborazione del lutto”, come dicono gli esperti…

    Commento di aquilanonvedente | 14 marzo 2010 | Rispondi

  10. Spesso, ma non butto mai niente, e così tutti i ricordi continuano a passarmi e ripassarmi sotto gli occhi 😉

    Commento di Ifigenia | 14 marzo 2010 | Rispondi

  11. o il passato prossimo di ingoiare?
    😉
    bo
    🙂

    Commento di valeriascrive | 15 marzo 2010 | Rispondi

  12. Non credo si tratti di elaborare o meno il lutto, il fatto è che “buttare” quelle cose è un distacco molto forte, è come dare proprio un taglio netto al passato, e questa è la cosa più difficile.
    Da una parte sei “fortunato”, quando è venuta a mancare mia nonna e, io e mia sorella, abbiamo chiesto di poter fare quello che stai facendo tu ora, abbiamo trovato la casa devastata, con armadi svuotati, credenze rovesciate … qualcuno era già passato prima di noi e ci ha reso davanti agli occhi uno spettacolo ignobile

    Commento di Monica | 15 marzo 2010 | Rispondi

  13. magari,Aquila.
    nonna aveva una forza incredibile e avrebbe di certo reagito in modo diverso in questo momento specifico alle difficoltà che la vita ha deciso di sbattermi addosso tutte insieme. ti dico solo che lei ha perso un figlio di 26 anni, in modo drammatico e straziante, eppure, nonostante il dolore lacerante, la sua vita è proseguita. era una donna forte, coraggiosa e che ha amato la vita sino all’ultimo istante.

    (cosa c’entra il galletto amburghese? e non si è mica bruciato… buono buono… mangiato sia a pranzo che a cena…)

    Commento di maria | 15 marzo 2010 | Rispondi

  14. si tramettono comunque,
    con le parole, il nostro modo di essere, la nostra sensibilità, il calore con cui torniamo indietro

    Commento di aurora267 | 15 marzo 2010 | Rispondi

  15. ciao! buona giornata!

    Commento di tania_01 | 16 marzo 2010 | Rispondi

  16. no purtroppo non si può conservare tutto ma in fondo è meglio così..
    Proprio oggi cercavo di metter eun pò di ordine in un armadietto e mi sono trovata uno scatolino con dentro vecchi documenti personali della mia gioventù, scaduti e conservati. E in mezzo ho trovato anche una foto di una persona cara.. Mi è venuto da piangere e ho pianto.. E non mi ha fatto bene..
    Ciao.

    Commento di dani | 16 marzo 2010 | Rispondi

  17. uno-due??
    ma guarda: per quanto mi riguarda deve essere almeno un UN-DUE-TRE !!
    😛

    Commento di 1,2,3stella | 17 marzo 2010 | Rispondi

  18. Azz!

    Commento di aquilanonvedente | 17 marzo 2010 | Rispondi


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