Aquila Non Vedente

Aquila e tutta la sua famiglia (compreso Bibùlo)

Un medico stronzo, un brutto episodio, una risposta vergognosa della USL (e la cellulite…)

Per i miei racconti umoristico/satirici/ridanciani ho sempre preso spunto dalla realtà, da episodi accaduti a me, a conoscenti oppure letti sui giornali. Ovviamente “gonfio” un po’ i fatti, anche se spesso non è che ci devo lavorare sopra molto: basta osservarli nella giusta dimensione e dicono già tutto da soli.

Proprio in questi giorni mi chiedevo se uno dei “pezzi forti” della mia raccolta, l’ultimo racconto scritto e che ironizza su quel brontosauro che è l’Azienda USL, non avessi esagerato un po’. Poi ieri ho letto una cosa pubblicata nella rubrica delle “lettere al Direttore” di uno dei due quotidiani della mia provincia (che è quella di Piacenza, nell’Emilia Romagna, nella padania). Dapprima mi è montata la rabbia, poi l’incredulità, alla fine ho concluso che no, nel mio racconto non avevo affatto esagerato: la realtà supera ogni fantasia.

Il signor Fabrizio Mazzoni l’11 febbraio porta la mamma, da anni malata di cancro, all’ospedale di Piacenza per una visita cardiologica urgente. In accettazione, i medici fanno a rimpiattino su chi deve effettuare la visita. Alla fine la visita tocca a una dottoressa che procede con aria scocciata, affermando anche a un certo punto “è toccata a me, non la visita nessuno”.

La mamma del sig. Mazzoni viene fatta rimbalzare tra vari reparti, per effettuare esami inutili, visto che li aveva appena effettuati a causa della terapia chemioterapica. Alla fine torna al punto di partenza, dalla stessa dottoressa di prima che le dice: “Signora, forse lei non sa cosa ha: beh, glielo dico io, non le posso togliere l’affanno perché lei oggi farà 30 metri e avrà l’affanno, domani 20 metri e domani l’altro nemmeno uno e morirà soffocata per colpa della sua malattia”.

Avete letto bene. Non ho sbagliato a scrivere.

Il sig. Mazzoni non ha (purtroppo) buttato giù dalla finestra la pseudo-dottoressa. Non ha nemmeno chiesto un decreto legge per fare tornare la pseudo-dottoressa all’asilo e rifare tutta la trafila degli studi. Al sig. Mazzoni gli è preso un nodo in gola a guardare la mamma, si è chiesto se fosse giusto togliere così a una persona la speranza e si è augurato che non tutti i medici dell’ospedale di Piacenza fossero così.

Orbene, dopo avere letto, con incredulità, la lettera, mi sono accinto… accingiuto… ho iniziato a leggere la risposta della direzione dell’Azienda USL.

Che risposta poteva dare la direzione dell’Azienda USL?

In un paese normale, avrebbe fornito, in sintesi, una risposta di questo tenore: ci scusiamo vivamente con il sig. Mazzoni e la mamma. Abbiamo dato alla dottoressa uno di quei cicchetti che se lo ricorderà per tutta la vita e l’abbiamo inviata a un master intensivo di buone maniere, avvisandola che alla prossima si ritrova per strada con un calcio nel culo.

In un paese normale. In Italia no.

La direzione dell’Azienda USL di Piacenza ha fornito una risposta di questo tenore: pur sforzandosi di dedicare al malato attenzione e rispetto, “non sempre gli operatori riescono a comunicare nelle modalità più consone alle aspettative dei pazienti, in particolare quando la gravità e delicatezza della patologia ne condizionano la percezione”. L’Azienda riconosce alla comunicazione “un ruolo determinante nel percorso di cura”. La direziona accoglie con la “massima attenzione” la segnalazione e si scusa “se in questa circostanza l’atteggiamento e le parole degli operatori non sono stati adeguati”.

Capito? Cioè, come se voi entrate in un bar, chiedete un caffè e vi servono una brodaglia imbevibile. Lo fate presente al barista e quello, invece di scusarsi e farvene un altro, vi rispondesse: “Sa, abbiamo aderito alla petizione rivolta all’unione europea per migliorare gli accordi commerciali con i paesi dell’america latina produttori di caffè e fare in modo che la qualità del prodotto migliori gradualmente nel corso dei prossimi anni”.

Ecco, è un po’ così.

P.S.: qualcuno si chiederà: e che c’entra la cellulite?

Beh, in questi giorni la pcicolina ha avuto un po’ di febbre e oggi mi si è piazzata davanti, in mezzo al salotto, sentenziando:

“Papà, io domani non posso andare a scuola perché ho la febbre, il raffreddore, la tosse e la cellulite”.

“Ommadonnamia…”

8 marzo 2010 Posted by | Notizie dal mondo fatato, Questa poi..., Storie ordinarie | , , | 4 commenti