Aquila Non Vedente

Aquila e tutta la sua famiglia (compreso Bibùlo)

Il vecchio stanco che giocava a tris telefonando (e ha perso la partita).

I commenti che ho ricevuto al post immediatamente precedente meritano una risposta articolata.

Anzitutto desidero precisare che il mio non voleva essere un piagnisteo, bensì una semplice constatazione. Da tempo non mi piace la mia immagine allo specchio e l’immagine delle persone spesso non è altro che l’emersione di quello che sta dentro. Io mi reputo fortunato, perché ho mantenuto la capacità di sognare, di avere obiettivi che vanno al di là della pura sopravvivenza. E sono convinto che, paradossalmente, sia proprio questa mia caratteristica che mi impedisce di avere rapporti “normali” con le altre persone: io cerco di fare le cose in funzione di qualcos’altro, non fini a sé stesse.

Sono consapevole di essere fortunato, ma fortuna e sfortuna sono termini relativi. Ho un lavoro che, pur rappresentando ora un incubo, paga abbastanza bene. Certo sto meglio di un cassintegrato, il quale però dovrebbe reputarsi fortunato rispetto a uno che è stato licenziato o che il lavoro non l’ha mai trovato. E quest’ultimo, a sua volta, dovrebbe sentirsi fortunato rispetto a un terremotato de l’Aquila? E il terremotato de l’Aquila, in fondo, non sta meglio di un terremotato di Haiti? E il terremotato di Haiti non dovrebbe ringraziare il suo Dio per essere ancora vivo e non sepolto sotto alle macerie della sua casa? E quello morto sotto alle macerie della sua casa dovrebbe sentirsi graziato di essere morto sul colpo e non fatto a pezzi a colpi di machete in qualche villaggio africano?

La tendenza a guardare indietro è, secondo me, tipica della nostra cultura cattolica ed e sempre servita a “tenere buone” le persone.

Secondo me è meglio, invece, guardare avanti e cercare di migliorare la propria posizione, però facendo in modo che i propri “successi” si riversino anche, a cascata, sulle altre persone. Tanto per fare un esempio: bene l’imprenditore che ampliando la propria azienda fornisce lavoro ad atra gente; male l’imprenditore che ampliando la propria azienda si tiene i profitti e magari li deposita in qualche paradiso fiscale. E’ lo stesso spirito con il quale ho fatto politica per oltre vent’anni e ne sono uscito povero in canna come quando vi sono entrato.

Forse, anzi, sicuramente per certi aspetti sono ancora “adolescente”, un cinquantenne adolescente, praticamente una sfiga catastrofica. Si rischia la dissociazione a essere adolescenti e tenere i piedi ben piantati per terra, non è mica facile.

E’ vero poi che a volte la stanchezza prende il sopravvento, soprattutto nelle giornate un po’, per così dire, “merdaiole”. Ma io sono ben lontano dal cosiddetto pessimismo leopardiano del “meglio sarebbe non esser mai nati”, anche se a volte posso comprenderlo.

Io penso semplicemente che in certe giornate sarebbe buona cosa avere accanto qualcuno che ci possa dare una mano. E’ semplice utilitarsimo? No, le nostre risorse (in senso lato: le nostre forze, i nostri soldi…) hanno un senso soltanto se servono ad aiutare gli altri: la nostra famiglia, i parenti, gli amici. A che servono altrimenti? La nostra rete di rapporti sociali dovrebbe anche servire ad aiutarci a superare le difficoltà; se questo non avvienem vuol dire che abbiamo coltivato rapporti da operetta.

E per finire:

Maria: sempre catastrofica sei… Tu hai messo rimesso sul piatto della bilancia la tua vita, ma l’altro o gli altri cosa ci hanno messo?

M: benvenuta, chiunque tu sia, ma cosa vuol dire che l’adolescenza è finita? Che non c’è più trippa per i gatti? O che non devo dire gatto prima di averlo nel sacco?

Minnie: ora che mi ci fai pensare, anch’io è da moltissimo tempo che non faccio più sogni erotici. Il massimo dell’eroticità dei miei sogni è cucinarmi un minestrone…

Ifi: scusa, non è per essere malfidente, ma avevi un alibi quando m’hanno fregato il cellulare? E poi, non è che per fare tris tu mi occupi proprio la casella che serve anche a me, eh?

Pendolare: per la terza crocetta mi sa che più che una buona intenzione occorra una ristrutturazione completa…

Comunque buon fine settimana a todos!

“Papà, ma perché parli piano sottovoce? Stai sassuolando?

Sassuolando? Ahahah! No, si dice sussurrando!

8 febbraio 2010 Posted by | Storie ordinarie, Un po' di me | , | 15 commenti