Aquila Non Vedente

Aquila e tutta la sua famiglia (compreso Bibùlo)

Piccole/grandi riflessioni di economia (e un elogio a Gaetanina)

E’ da un po’ di tempo che mi frulla per la testa un certo ragionamento e stasera, dopo avere sentito una notizia al TG, mi sono deciso a esternarlo.

Qual’è la notizia che ha mi ha fatto scappare la voglia di esternare? E’ quella di Gaetanina Di Paolo, operaia della Desmon di Avellino che, reintegrata in azienda dopo una vertenza, ha ricevuto un ordine di trasferimento nientepopodimeno che in India.

Ovviamente, visto che questo atteggiamento dell’azienda rischiava di sputtanare tutti gli industriali e manager italiani, si sono mosse un po’ di autorità e il trasferimento è stato ritirato.

Però la Gaetanina, madre di cinque figli (soltanto per questo meriterebbe un premio, altroché il trasferimento) e moglie di un poliziotto, diventa un simbolo di quella resistenza civile alla protervia di alcune emerite teste di cazzo. Vi immaginate questi manager-minorati mentali (con stipendi forse di qualche decina di migliaia di euro al mese) che, di fronte alla sentenza di un giudice si mettono a piagnucolare e decidono di trasferire dal 1° febbraio una madre di cinque figli in India?

Comunque, la riflessione economica è questa, che mi viene tutte le volte che passo davanti a un grande zuccherificio vicino al mio paese, ormai chiuso da anni e nel quale io ho lavorato per diversi anni come stagionale. La esporrò in termini semplici semplici, perché comprendo che non tutti possono aver fatto un master ventennale in micro-macro-midi-mini (slip) economia come il sottoscritto…

In Italia esiste il mercato dello zucchero, che è un mercato oligopolistico. Un mercato si definisce oligopolistico, in sintesi, quando vediamo sui banchi del supermercato venti marchi diversi per un prodotto, che però sono raggruppati in due o comunque pochissimi grandi produttori. Sembra che ci sia una grande concorrenza, ma in realtà non c’è, perché i produttori, mantenendo in vita una grande quantità di marchi, alzano di fatto una barriera all’ingresso di nuovi produttori (anche grazie alla pubblicità), catturano l’attenzione del cliente con la varietà dei prodotti e intercettano anche coloro che acquistano più o meno casualmente. Tipico mercato oligopolistico è quello dei detersivi.

Supponiamo che il mercato dello zucchero sia suddiviso tra due grandi produttori, che impiegano circa diecimila persone, tra lavoratori fissi e stagionali, che il mercato sia stabile e che non vi sia concorrenza estera.

A un certo punto, uno dei due produttori dice: io voglio concentrare la produzione in due dei miei quattro stabilimenti. Aumenterò la produttività negli stabilimenti che rimarranno aperti e gli altri verranno chiusi. Questo comporterà il licenziamento o la mancata assunzione di un migliaio di lavoratori, tra stabili e stagionali.

Oggi cosa fa lo Stato? Sostanzialmente prende atto di questa decisione e cerca di “mitigarne” le conseguenze con la cassa integrazione, con la ricollocazione dei lavoratori oppure, più semplicemente, alza bandiera bianca e lascia per strada un bel po’ di lavoratori.

Cosa dovrebbe fare secondo me?

Dovrebbe chiedere agli industriali: questa riorganizzaziona aziendale comporterà una diminuzione del prezzo dello zucchero per i consumatori? Se è così, le minori spese potranno tornare in circolo (sotto forma di consumi o di risparmi) e allora ti do’ il via libera. Se così non è, allora questa riorganizzazione a cosa serve? Serve soltanto per aumentare i profitti dell’azienda? A che scopo? Se è per fare nuovi investimenti, allora si può fare, altrimenti non si fa.

Non si fa perché aumenta la diseguaglianza complessiva del sistema, in quanto da un lato crea disoccupati e dall’altro lato aumenta i profitti per pochi.

Non si fa perché io Stato devo preoccuparmi che i miei cittadini abbiano un lavoro che consenta loro di portare a casa il pane per i loro figli.

Punto.

Lo so che oggi le regole non consentono questo intervento, ma le regole servono per gli uomini e non viceversa e quando non vanno bene, si cambiano.

Punto.

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13 gennaio 2010 - Posted by | Pensieri disarcionati, Politica, Storie ordinarie | , ,

3 commenti »

  1. Che dire di più?
    Gaetanina. Grande.
    Tu hai già detto più o meno tutto.
    E concordo in toto (per una volta… boh…)

    Commento di maria | 13 gennaio 2010 | Rispondi

  2. Non sono un’esperta di economia, ma il concetto è chiaro.
    E’ che, a volte, siamo così presi dai nostri problemi (anche grossi, eh?)e non ci rendiamo conto di quello che accade accanto a noi.
    Il che non vuol dire disinteressarsi, ma solo essere “momentaneamente occupati con la testa”.
    Con un occhio che guarda intorno, però.

    Commento di enne | 13 gennaio 2010 | Rispondi

  3. Anche nella mia azienda funziona (funzionava?)così, quando volevano liberarsi di qualcuno lo spedivano nei posti più strampalati. Io, capito l’andazzo, ho subito detto che viaggiare mi piace e che se mi avessero mandato il più lontano possibile mi avrebbero fatto un gran piacere.

    E’ solo grazie a questo che non mi hanno mai spostato: l’importante è andare contro la volontà del dipendente. 😉

    Commento di Ifigenia | 13 gennaio 2010 | Rispondi


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