Aquila Non Vedente

Aquila e tutta la sua famiglia (compreso Bibùlo)

Il burka non mi piace

Lo dico chiaramente e non me ne frega niente delle usanze religiose degli “altri”. Ne ho abbastanza delle nostre, se è solo per quello.

Il burka non mi piace e sono favorevole a vietarlo in pubblico.

Punto.

Questione di regole.

A casa loro facciano quello che vogliono.

E non diciamo stronzate che ci sono persone con il casco integrale e i vetri dei SUV “affumicati”. Evitiamo le stronzate.

Burka

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24 settembre 2009 Posted by | Guerra al terrore, Politica, Religione, Sani principi | , , | 39 commenti

Le dieci verità

Due amiche di blog, stelluccia e fiorella (o forse anche altre che adesso mi sfuggono) mi hanno invitato a elencare dieci verità su di me (Raccontate ai vostri lettori dieci cose che si sappiano o meno su di voi ma che sono vere. Indicate dieci persone che hanno diritto al premio e siate sicuri di far loro sapere che sono stati contrassegnati – un breve commento sul loro blog andrà bene. Non dimenticate di collegarvi di nuovo al blogger che vi ha premiati).

imagesA parte il fatto che elencare dieci verità su di me è come consegnare a Mosè le tavole della legge, io ci provo, sperando di non rovinare definitivamente la mia già traballante reputazione.

Prima verità: sono un uomo, ho 49 anni e abito in padania, terra inquinata, nebbiosa, umida della quale farei sinceramente a meno. Mi piacerebbe fare la spola tra il mare ligure e la campagna toscana o umbra.

Seconda verità: mi piace leggere e scrivere. Mi piace leggere di tutto, dalla Commedia a Harry Potter, dalla saggistica a Sherlock Holmes. Scrivo racconti e ho un libro nel cassetto da quattro anni che prima o poi finirò di sistemare. Ho pubblicato racconti su alcune antologie e riviste letterarie, ma sono incostante.

Terza verità: ho una figlia di poco più di sette anni che quando è con me mi fa impazzire e quando non c’è mi manca da impazzire. Avrei voluto che la mia storia familiare avesse proceduto meglio di quanto è accaduto, ma ormai è troppo tardi per recriminare.

Quarta verità: io e la solitudine siamo praticamente una persona sola. Non so perché lei si sia affezionata così tanto a me e la cosa non mi fa per niente piacere. Cerco di sfuggirle come posso: le do’ false informazioni su di me, su quello che faccio, sui posti che frequento, ma lei non mi molla un attimo. Io prima o poi la uccido (Vasco).

Quinta verità: ho abbandonato la politica dopo diversi anni, perché i politici sono dei cagasotto, falsi, incapaci, incoerenti e pure un po’ stronzi. In politica mi piace l’onestà allo stato puro, senza se e senza ma. Su una cosa non ho dubbi: meglio un politico onesto ma incapace, piuttosto che un politico capace ma disonesto. Perché se uno è onesto, capisce anche i suoi limiti e tenta di superarli oppure lascia il posto a un altro. Chi la pensa al contrario secondo me è leccaculoun demente.

Sesta verità: non mi piacciono gli ipocriti e i leccaculo, non li sopporto proprio. Nella vita bisogna mantenere la propria dignità, anche se “costa”. Invece il mondo è pieno di questa gentaglia.

Settima verità: non mi piace la mia immagine allo specchio. Fino a un certo momento mi trovavo non dico bello, ma almeno “passabile”. Da un certo momento in avanti ho iniziato a vedermi brutto, invecchiato, stanco. Sicuramente è colpa dello specchio…

Ottava verità: a volte mi commuovo e piango. Quando succede, do’ la colpa alla stanchezza, allo stress, all’automobile, ecc. Credo che finora non mi abbia mai visto nessuno, però non potrei giurarlo.

Nona verità: mi piacciono le donne (sarà per la loro scarsità…). Mi piacciono belle, intelligenti, ricche e simpatiche (qualità esposte in ordine rigorosamente alfabetico – astenersi perditempo, please…), ma ho sempre avuto scarsissimi successi con loro. Anzi, diciamo pure che la situazione, sotto questo punto di vista, è sempre stata tragica.

Decima verità: tutto quello che ho scritto sopra è rigorosamente falso.

22 settembre 2009 Posted by | Un po' di me | | 7 commenti

Pensierino

Domani, 21 settembre, inizia l’autunno.

E’ presto per fare bilanci, ma a me mi scappa di dire una cosa.

Per me, questo 2009 è stato veramente un anno di merda.

chiuso_per_sfiga

20 settembre 2009 Posted by | Un po' di me | | 10 commenti

Perché il mio carrello della spesa se ne va sempre per i cazzi suoi?

Iclienti dei supermercati/ipermercati si dividono in due categorie: quelli che prendono un carrello normale e fanno una spesa normale e quelli che prendono un carrello ingovernabile e sono costretti a fare una spesa da incubo.

Io appartengo alla seconda categoria.

Oggi pomeriggio, per esempio, ho pensato di fare un salto in un noto centro commerciale (del quale non pronuncio il nome per non fare pubblicità gratuita) per comprare un paio di cosucce.

Entrato nel parcheggio, ho cercato un posto che potesse godere almeno di qualche centimetro quadrato di ombra. Ho messo l’auto sotto a una piantina che sembrava implorasse acqua ai passanti e mi sono diretto verso il più vicino deposito di carrelli.

Ho inserito due euro (due euro! avrebbero dovuto restituirmeli con gli interessi!) nel primo carrello della fila e mi sono indirizzato verso l’entrata dell’iper.

Donna consumatore acquirente con carrelloDopo qualche metro, avendo ormai l’occhio clinico, ho notato che la ruota posteriore sinistra era, se così possiamo dire diversamente abile rispetto alle altre: sembrava che avesse problemi a ruotare come una normale ruota dovrebbe fare.

Ho proseguito per qualche metro ancora, cercando di raggiungere un percorso più piano, ma il difetto non scompariva.

Mi sono fermato e ho osservato attentamente il movimento della ruota, spingendo avanti e indietro il carrello (ovviamente sotto al sole), incurante dell’altra gente che mi passava accanto.

Sì, effettivamente la ruota posteriore sinistra aveva qualche difficoltà a girare e ho anche preso in considerazione l’ipotesi di cambiare carrello: ho osservato il deposito più vicino e ho fatto i miei conti. In fondo il carrello tirava solamente un po’ a sinistra, ma non tanto: con una piccola correzione potevo farlo andare dritto. Avrei anche potuto sostituirlo, ma chi mi diceva che il carrello successivo sarebbe stato normale? E se anche quello avesse avuto un difetto occulto? Insomma, ho preso la mia decisione: mi sarei tenuto quel carrello.

E così sono entrato nell’iper.

Ora, devo dire che effettivamente il carrello non andava poi così storto, ma il problema vero si è presentato quando ho caricato quattro confezioni di acqua. La ruota sgangherata ha iniziato a fare strani rumori, che aumentavano mano a mano che proseguivo nella spesa. Se all’inizio il suono che produceva poteva sembrare quello di un’orca marina incastrata sotto al ponte del Ticino a Pavia, di giovedì pomeriggio, a metà spesa sembrava quello di un procione innamorato appena cornificato dalla fidanzata (e quindi incazzato nero).

Ho quindi pensato di affrettare la spesa, ma più cercavo di fare presto, più il gemito della ruota aumentava e si modificava, cosicché alla fine a ogni giro emetteva un suono che assomigliava a quello di un orgasmo multiplo di una coppia di elefanti del Trentino Alto Adige.

Ovvio che la gente mi osservasse con aria incuriosita, ma io facevo finta di niente.

Il carrello ha anche preso a tirare sempre più a sinistra (carrello comunista, indubbiamente) e mentre ero in fila alla cassa stavo anche per essere sorpassato da una coppia di extracomunitari (ma quand’è che la Lega proporrà casse separate negli ipermercati per gli stranieri? mi sono chiesto).

Insomma alla fine sono riuscito a portare a termine la mia spesa e dopo il pagamento la commessa, mostrandomi lo scontrino, mi ha detto:

“Vede? Lei è fortunato. E’ uscito un buono sconto del 10% da utilizzare entro il 31 ottobre. Deve soltanto mostrare la sua carta e lo scontrino alla cassa.”

Mi sono dimenticato di chiedere se lo sconto vale anche con un altro carrello o se devo andarmi a cercare proprio questo.

12 settembre 2009 Posted by | Diavolerie tecnologiche, Storie ordinarie | , | 20 commenti

Un buon cronometro e letti separati!

Due notizie hanno turbato il mio beato sonno di questi giorni.

La prima:

SETTE MINUTI CON UNA BELLA DONNA E IL CERVELLO MASCHILE VA IN TILT.

La seconda:

MEGLIO LETTI SEPARATI: FA BENE ALLA SALUTE.

Dunque, pare che madre natura abbia programmato noi uomini in modo tale che, di fronte a una bella donna (e ricordiamoci che il bello è un fattore personale), perdiamo la testa. Se questo in un certo senso già si sapeva, quello che ci dicono gli scienziati olandesi è che per andare il tilt basterebbero sette minuti.

hopperedward-elevenam-mujerdesnudae-300x295Come sono arrivati a questa conclusione? Hanno preso alcuni studenti maschi eterosessuali e hanno chiesto loro di ricordare una successione di lettere. Poi hanno sbattuto le povere cavie in compagnia di donne attraenti (non si sa dove) e hanno ripetuto il test: gli studenti hanno ottenuto risultati molto peggiori della prima volta.

Secondo il professor George Fieldman, membro della British Psychological Society, i risultati riflettono il fatto che gli uomini sono programmati dall’evoluzione per pensare a come trasmettere i propri geni. “Quando un uomo incontra una donna“, afferma lo studioso, “è concentrato sulla riproduzione (mo’ la chiamano “riproduzione”!). Ma una donna cerca anche altri attributi (giuro che il termine non ce l’ho messo io!), come la gentilezza, la sincerità (seeeeeeeee…………), la stabilità economica (chiamasi eufemismo)”. E in effetti la ricerca suggerisce che le donne non perdono la testa allo stesso modo, quando incontrano un uomo bello e affascinante.

Gli studiosi, insomma, pensano che la ragione sia questa: quando incontrano una donna che a loro piace, gli uomini usano istintivamente gran parte delle loro funzioni cerebrali, ossia delle risorse cognitive, per fare buona impressione su di lei, insomma per far colpo, e nel cervello rimangono dunque scarse risorse per altre funzioni.

Capito? Noi esauriamo semplicemente le risorse, che, come tutti sanno, sul nostro pianete non sono mica infinite.

E dulcis in fundo, pare che gli psicologi olandesi abbiano avuto l’idea di condurre un simile esperimento quando uno di loro si è accorto che, dopo aver avuto una conversazione con una donna che lo aveva colpito per la sua bellezza e che non aveva mai incontrato prima, non riusciva a ricordare l’indirizzo di casa propria, in risposta a una domanda della sua interlocutrice per sapere dove vivesse.

Capito da dove nascono le grandi scoperte scientifiche del nostro secolo? Da uno che o è un po’ scemo, oppure è da tanto, tanto, ma veramente tanto tempo che non…

Come se non bastasse, arriva la seconda notizia: se uno aspetta più di sette minuti e quindi si rimbecillisce, poi che deve fare?

Niente. Assolutamente niente.

Eh sì, perché gli scienziati inglesi ci fanno sapere che a dormire con un’altra persona si rischia grosso: dalla depressione a problemi respiratori e di cuore.

Non solo. L’altra persona potrebbe scalciare, scatarrare, rubare le coperte, alzarsi per andare a bere o in bagno: una fonte inesauribile di stress, insomma, letale per la nostra salute.

Il vizio di dormire insieme pare si sia diffuso recentemente, semplicemente per problemi di spazio, mentre prima il letto comune serviva soltanto per le funzioni riproduttive, dopodiché chi s’è visto, s’è visto.

E poi, aggiunge lo scienziato inglese, avere vicino un’altra persona mentre si dorme a che serve? Uno se ne accorge se è sveglio, ma se dorme non gliene può fregare di meno (vincerà il nobel questo qui, prima o poi)!

Non c’è che dire, ora vado a letto più tranquillo… (da solo)


11 settembre 2009 Posted by | Storie ordinarie | 7 commenti

L’italiano

l'italiano vassalliNon c’è che dire: Sebastiano Vassalli scrive proprio bene.

Se posso fare un esempio: ammettete di avere per le mani un uovo, un normalissimo uovo di gallina (lo so, la prima tentazione è quella di farci una frittatina, ma ora serve per l’esempio).

Ci sono persone (tantissime) che cercano di scriverci sopra e va a finire che lo rompono e a voi vi rimane tutto l’uovo che vi cola per le mani e sul pavimento (e addio frittata).

Poi ci sono persone che riescono a scriverci sopra (tante), alcuni lo dipingono pure (poche) e vi lasciano un ovetto tutto decorato.

Poi ci sono persone (pochissime) che riescono anche a scriverci dentro all’uovo e vi fanno vedere il suo interno. Sebastiano Vassalli, secondo me, è una di queste persone.

Questo libro recente (2007) contiene undici brevi racconti che, prendendo spunto da personaggi e fatti realmente accaduti, parlano di altrettante caratteristiche di noi italiani, belle o brutte che siano.

Si parte con l’ultimo doge di Venezia e si arriva fino al Signor B. (indovinate un po’ chi è), passando attraverso altre figure della nostra storia: il prete, il commendatore, il padre della patria, il tenore, il dissidente, il trasformista, il carabiniere, la femminista, i due rivoluzionari.

La prosa di Vassalli è “piena” ma non pesante. A volte si ha come l’impressione che una frase, un periodo, dati per terminati, proseguano inaspettatamente, facendosi un baffo di alcune regole “stilistiche” che vengono propinate a noi scrittori esordienti.

Faccio un altro esempio (che oggi mi vengono bene): è come se percorreste un’autostrada in automobile e arrivaste al vostro casello. Vi fermate, mettete il braccio fuori dal finestrino per infilare il tagliando nell’apposita fessura, e improvvisamente vi accorgete che il casello non c’è più: é più avanti (bello l’esempio, no?).

Certo, questo libro non è all’altezza de La chimera, ma è godibilissimo. Da leggere.

Mi chiedo: ma come fa a scrivere così bene uno che vive in provincia di Novara (con buona pace dei piemontesi…)?

9 settembre 2009 Posted by | Libri | | 8 commenti

Sono tornato!

aquila tornata

E mi sono trovato in un campo minato di “D”!

Qui c’è qualche talebana “eufonica” che necessita di un raid aquilesco, altroché quelli della NATO…

Lasciate che mi lisci le ali un attimo e poi vedrete…

6 settembre 2009 Posted by | Storie ordinarie | , | 9 commenti