Aquila Non Vedente

Aquila e tutta la sua famiglia (compreso Bibùlo)

Il mio primo voto

Debbo confessare, non senza imbarazzo, che quello di giugno è stato il mio primo voto. E’ stata, cioè, la prima volta in assoluto che ho esercitato una delle prerogative fondamentali di ogni cittadino, non perché io abbia da poco compiuto diciotto anni (ne ho ben più del doppio ormai, anzi mi sto avvicinando paurosamente al triplo), ma semplicemente perché tutte le altre volte non ci sono mai riuscito. Come mai? Beh, è semplice: a volte ho sbagliato giorno, altre volte sono arrivato troppo tardi, altre volte ancora mi sono semplicemente dimenticato.

tramonto1Stavolta però ce l’ho fatta a varcare la soglia della mia sezione elettorale in tempo, addirittura un paio d’ore prima della chiusura delle operazioni e vorrei raccontare la mia esperienza, allo scopo di mettere in guardia le altre persone.

Sono entrato con passo sicuro nella sezione elettorale salutando tutti, ho presentato deciso la mia tessera elettorale al presidente, ho ritirato la scheda e sono entrato in cabina.

E qui è iniziato il dramma: per chi votare? Avevo seguito da settimane tutti i dibattiti elettorali, letto tutti i depliant che mi hanno intasato la cassetta postale, ma mi è sembrato che tutti dicessero le stesse banali cose: meno tasse, servizi più efficienti, sanità che cura i malati, giustizia giusta, ambiente più pulito, eccetera eccetera. Al massimo cambia l’ordine in cui le dicono, ma comunque sempre di banalità si tratta: chi può volere più tasse, un ambiente sconcio e ospedali dove si uccidono i pazienti?

Ma trovandomi di fronte alla scheda elettorale, mi sono accorto che vi erano anche alcuni seri problemi tecnici per esprimere un voto. Dove la faccio la “X”: sul nome o sul simbolo? E la “X” deve rimanere proprio nei confini del partito che voto, oppure posso allungare un po’ di più una asticella verso un altro partito, tanto per indicare che, se potessi, darei un voto pure a quello? E la preferenza come la scrivo: in maiuscolo o in minuscolo? Oppure in corsivo?

Sono tutti dubbi che mi sono sorti all’ultimo momento, ma non potevo certamente stare lì dentro per ore, dovevo decidermi, mi sono detto. Così ho preso la matita e… un momento. La matita: devo bagnare la punta con la lingua come si faceva a scuola con le matite copiative? No, credo proprio di no, sarebbe ben strano che centinaia di elettori dovessero poggiarvi sopra la lingua, impossibile, con tutte le malattie strane che ci sono in giro…

Ho preso la matita e ho fatto la mia bella “X”. Dopo di che ho ripiegato la scheda, quando sono stato assalito un altro tramonto2dubbio: la scheda dovrebbe essere incollata quando si riconsegna, altrimenti che segretezza c’è per il voto? Dato che non vedevo colla in giro, mi sono convinto che avrei dovuto passare la lingua su di un lembo, ma dopo una, due, tre passate la scheda proprio non voleva saperne di incollarsi. Ho guardato meglio e ho visto che non c’era traccia di colla: o mi hanno dato una scheda difettosa oppure sono io che me la sono leccata via tutta (la colla, ovviamente).

E ora? Che figura ci facevo a consegnare al presidente una scheda tutta bagnata?

Idea: avrei inserito io direttamente la scheda nell’urna.

Sono uscito dalla cabina e mi sono accorto che si era formata una fila di gente che aspettava di votare: forse mi ero trattenuto un po’ troppo. Ho dato una sbirciata all’orologio: venti minuti non sono poi tanti per uno che vota per la prima volta. Ho fatto finta di non vedere la mano del presidente tesa verso di me, mi sono diretto sicuro verso l’urna e ho infilato la scheda. Un attimo prima di aprire le dita e farla scivolare dentro, però, mi è venuto un ripensamento: non era meglio se votavo per quell’altro?

Ma non ho fatto in tempo a riflettere nemmeno per attimo che il presidente ha urlato: “Ma si può sapere che sta facendo?” e così mi sono spaventato e ho mollato la scheda: quel che è fatto è fatto.

Allargando le dita per fare cadere la scheda nell’urna, mi sono accorto che quella dannata carta si era attaccata al mio indice: forse l’avevo bagnata un po’ troppo e si doveva essere formata una specie di colla. Ho scrollato la mano ma quella non voleva saperne di staccarsi.

Il presidente si è avvicinato con aria minacciosa e allora io ho dato uno strattone con la mano e… tragedia: la scheda si è strappata e me n’è rimasto in mano un pezzetto.

Ho visto il presidente alzare le braccia disperato: “Ma che ha combinato? Ha strappato la scheda?

Tutti i componenti del seggio si sono alzati e mi sono venuti incontro, osservando con attenzione la mia mano penzolante sopra l’urna con quel pezzetto di carta tutto bagnato che se ne stava attaccato al mio dito indice.

L’ha strappata! – ha detto uno – Il voto è nullo!

Macché nullo! – è intervenuto un altro – Questo è un voto invalido!

Invalido? E dove sta scritto? Questo è intralcio alle operazioni elettorali! Qui siamo sul penale!” ha sbraitato un altro ancora.

Fermi tutti! – è intervienuto il presidente – Sospendiamo le operazioni. Qui occorre approfondire la situazione. Diamo un’occhiata alle istruzioni.

Io sono rimasto lì con la mano a penzoloni, mentre la gente in attesa ha iniziato a rumoreggiare: “Siamo qui da mezz’ora! Possiamo votare oppure no?” ha detto il primo della fila che si è formata.

Lei stia calmo. Manca più di un’ora alla chiusura del seggio. Tutti voteranno.” ha rassicurato il presidente e si è riunito con gli altri componenti del seggio in un angolo della stanza, iniziando a scartabellare un libro. Leggevano e discutevano e alla fine sono tornati sconsolati verso di me.

Mi dispiace – ha confessato il presidente sconsolato – non ci sono istruzioni per un caso come questo. Lei stia lì e non si muova, dobbiamo chiedere istruzioni all’ufficio elettorale del Comune.

E così il presidente se n’è andato a telefonare, mentre c’erano sono ormai una trentina di persone nervose che tramonto3attendevano di votare. E’ tornato che saranno state le dieci meno un quarto, ancora più sconsolato.

In Comune non hanno idea di cosa fare. Hanno chiamato la Prefettura.

Uno scrutatore ha contato le persone che erano in fila: cinquantotto.

Tutti quelli che sono all’interno del seggio prima della chiusura potranno votare anche dopo le dieci!” ha urlato il presidente e così tutti si sono accalcati nella stanza, il che non ha contribuito a calmare gli animi.

Alle dieci precise è stata chiusa la porta della sezione e si sono contati gli elettori in fila: sessantasette. Una signora teneva in braccio un bimbo piccolo che ad un certo punto ha fatto la cacca, diffondendo nell’aria una puzza terrificante.

Alle dieci e venti il presidente è stato chiamato al telefono. Quando è torna era quasi sull’orlo della disperazione: “La Prefettura non sa dare istruzioni. Hanno fatto un quesito al Ministero.

In quel momento ho sentito diversi sguardi minacciosi su di me, ma non mi sono voltato verso le altre persone.

Lei stia fermo e non molli quel pezzetto di scheda, mi raccomando.” mi ha ordinato minaccioso il presidente.

La signora con il bimbo piccolo ha chiesto di poter uscire per cambiarlo, ma il presidente non le ha dato il permesso: “Non si può uscire. Nessuno può uscire. Si potrebbe venire a conoscenza degli exit-pool e questo potrebbe influenzare chi deve ancora votare.

La signora ha quindi appoggiato il bimbo sul tavolo, dove è stato allestito un fasciatoio volante e ha iniziato le operazioni di pulizia, provocando rischi di svenimento alle persone più vicine. Un poliziotto è stato poi incaricato di portare all’esterno il pannolino sporco, tenendolo a prudente distanza dal naso.

Erano ormai le undici e mezza quando è arrivata la risposta del Ministero. Il presidente l’ha leyya ad alta voce: “In riferimento al quesito formulato da codesta spettabile Prefettura, si ritiene che, in analogia con la fattispecie prevista dalla circolare n° 6175/99/an del 15/04/1967, la scheda in questione possa definirsi nulla. Tale ipotesi è da tenere ben distinta da quella del voto nullo, che presuppone l’apertura e lo scrutinio della scheda stessa, ipotesi che occorre evitare assolutamente per non incorrere nelle severe sanzioni previste dalla normativa vigente in materia di tutela della segretezza del voto. Questo Ministero emanerà quindi a breve le disposizioni operative relative al procedimento da seguire in riferimento al lembo di scheda rimasto attaccato alle mani dell’elettore. Nel frattempo, siamo a raccomandare la prosecuzione della sospensione delle operazioni elettorali. In particolare si sottolinea l’assoluta necessità di evitare qualsiasi contatto con l’esterno da parte degli elettori presenti nel seggio elettorale e quindi il sequestro di qualsiasi strumento che possa favorirlo, quali telefonini, videotelefoni, computer portatili, palmari, fax e ricetrasmittenti di qualsiasi marca e modello, compresi i cosiddetti “interfono” per udire i vagiti e/o piagnucolii dei neonati.

Ho sentito la gente rumoreggiare e volevo mostrarmi dispiaciuto, quando il presidente è scattato: “Avete sentito che ha detto il Ministero?” e ha chiamato le forze dell’ordine che in breve tempo hanno raccolto settantadue cellulari più il telefono giocattolo bel bimbo, il quale si è messo a piangere di brutto fin quando, dopo un rapido consulto con la Prefettura, non gli è stato restituito.

Finalmente verso l’una sono arrivate le ulteriori istruzioni del Ministero, che il presidente ha letto attentamente: “In riferimento al quesito formulato da codesta spettabile Prefettura, già oggetto per una parte di precedente circolare, si fa presente che delle modalità esatte che hanno portato allo strappo della scheda elettorale in questione dovrà essere redatto apposito verbale da parte dei componenti il seggio elettorale. Il lembo di scheda dovrà essere timbrato e sottoscritto da tutti i componenti il seggio e inserito, insieme al verbale, nella busta 127/H68, che dovrà essere opportunamente sigillata. Soltanto dopo tali operazioni potranno riprendere le normali operazioni di voto.

alba di sardegnaMa non è possibile! – si è messo a urlare qualcuno dal fondo della stanza.

Signori prego, ancora un poco di pazienza. – è il presidente che ha parlato – Ora vedremo di riprendere le normali operazioni di voto.

La redazione del verbale è durata quasi un’ora e mezza, perché a un certo punto due scrutatori hanno iniziato a litigare circa le modalità esatte dello strappo: è stato doloso o colposo? Alla fine il presidente ha trovato un compromesso e nel verbale è stato scritto che “i componenti del seggio constatavano che il lembo di scheda rimasto attaccato all’indice della mano destra dell’elettore era inspiegabilmente umido. Escludendo trattarsi di sudorazione dell’elettore stesso, si ritiene che la scheda possa essersi bagnata venendo a contatto con un elemento liquido al momento indefinibile, ma sicuramente con forti caratteristiche acquose, sul quale il seggio elettorale non si esprime, ma del quale si reputa opportuno un esame chimico da parte delle competenti autorità”.

Avessero saputo…

Alle tre di notte gli elettori sono stati invitati a votare e nel giro di un’ora tutti hanno compiuto il loro faticoso dovere, uscendo dal seggio bisbigliando oscure minacce nei miei confronti.

A quel punto rimaneva soltanto da timbrare e vidimare il lembo di scheda che avevo strappato, ma come si poteva fare, con quel lembo di carta di un centimetro quadrato scarso?

Nel frattempo, io stavo sempre lì con il pezzettino di carta attaccato al dito, ma il caldo della stanza deve averlo fatto asciugare, perché a un certo punto si è staccato e si è messo a svolazzare lentamente verso il pavimento, sotto lo sguardo attonito di tutti i presenti. E’ stato a quel punto che un funzionario comunale, evidentemente preoccupato per la lungaggine delle operazioni, ha spalancato la porta e un improvviso colpo di vento ha spinto via il pezzettino di carta. Subito due scrutatori si sono lanciati al suo inseguimento, ma intralciandosi a vicenda non hanno potuto impedire che quest’ultimo si incastrasse dietro al termosifone.

Inutili sono stati i tentativi di recuperarlo, per cui verso le quattro e un quarto si è deciso di chiamare il servizio di pronto intervento del Comune, che è arrivato alle cinque.

E’ stato smontato il termosifone e tra polvere, cartacce, bucce di mandarino rinsecchite e un paio di figurine di calciatori è stato recuperato l’infernale brandello cartaceo, che è stato immediatamente timbrato e riposto nella busta indicata dal Ministero.

Finalmente, verso le sei e un quarto sono potute iniziare le operazioni di spoglio e io sono stato rilasciato.

Nell’uscire dalla stanza, ho salutato cordialmente tutti quanti, chiedendo: “Ma è vero che tra 15 giorni c’è il ballottaggio?

Chissà perché nessuno mi ha risposto…

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25 agosto 2009 - Posted by | Racconti, Storie ordinarie |

8 commenti »

  1. tu sei pericoloso… ma vuoi farmi morire pochi giorni prima di andare in ferie? sto letteralmente morendo dal ridere… troppo forte (è autobiografica, vero???)

    Commento di melania | 25 agosto 2009 | Rispondi

  2. Complimenti! :mrgreen:

    Commento di a77 | 25 agosto 2009 | Rispondi

  3. io ti avrei tranciato la mano e l’avrei sigillata in una busta trasparente tipo quella dei CSI e mandata in laboratorio per le opportune analisi !!
    ecco perchè dunque sei stato cancellato dalla liste elettorali del paesellotuo !!! 😆
    Non ho capito.. mo’ siete in quattro: te, il gufo, lui e la fatina??!! ma è un ospizio?? e “lui” chi è ??

    Commento di 1,2,3stella | 25 agosto 2009 | Rispondi

  4. 😆
    m’è venuta in mente questa 😆

    Commento di 1,2,3stella | 25 agosto 2009 | Rispondi

  5. Autobiografico? Mah…
    Stelluccia… non così esplicita! Aquila non è mica abituata a certe cose…

    Commento di mauro | 26 agosto 2009 | Rispondi

  6. Speravo mi rispondessi di no…
    che risposta è “Mah…”?

    Commento di melania | 26 agosto 2009 | Rispondi

  7. Aquila ABITUATA ???!!!
    allora i dubbi ce l’hai davverooo !!!

    Commento di 1,2,3stella | 26 agosto 2009 | Rispondi

  8. mamma mia che prima volta tragica!

    Commento di indio | 26 agosto 2009 | Rispondi


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