Aquila Non Vedente

Aquila e tutta la sua famiglia (compreso Bibùlo)

Volo via!

aquila reale-vola via

Volo via.

Una settimana, un ultimo scampolo di ferie in questa lunga e caldissima estate.

Dovrò attraversare mari, scavalcare montagne, arrancare in campagne, guadare fiumi, forare nubi…

Ci rivediamo domenica prossima (spero con ancora tutte le mie piume…).

Cià!

29 agosto 2009 Posted by | Un po' di me | , | 33 commenti

Mini-dialogo

Piccolina (sette anni): Papà, tu non mi servi.

Papà (sorvoliamo sull’età): Eh? Cosa?

Piccolina: Tu non mi servi.

Papà: Ma come sarebbe a dire? Che vuol dire non ti servo?

Piccolina: Non lo so, però non mi servi.

Della serie: trattali bene (i figli) e vedrai che sarai contento.

27 agosto 2009 Posted by | Notizie dal mondo fatato | | 22 commenti

Stanotte ho fatto un sogno

Stanotte ho fatto un sogno, abbastanza inquietante.

Ora non ne ricordo più tutti i particolari, ma vedo di ricostruirlo per quello che mi è rimasto in mente.

Arrivavo in un albergo. Non ricordo più con chi e per che cosa, ma sicuramente stavo con un’altra persona, e per un motivo preciso.

Ricordo che l’albergo era enorme, mastodontico, dava un senso pesante di angoscia.

La mia stanza aveva una porta sul retro che si apriva su un corridoio che sfociava su un terrazzo.

La porta che separava i due spazi era di vetro e al di là di essa si vedeva soltanto buio, senza che si potesse capire se era giorno o notte.

Il piano sul quale stava la mia stanza era desolatamente vuoto e io ogni tanto osservavo quella porta con timore. Al di là di essa stava il buio più totale.

vignetta-satana-gesu-negroskiA un certo punto ho deciso di aprirla e nel buio cosa scorgo: la persona che stava con me in compagnia di un’altra persona, ma aggredita, assalita.

Mi sono avvicinato e ho notato con orrore che lo sconosciuto era nientepopodimenoche satana.

Ci siamo guardati a vicenda, io terrorizzato e lui che iniziava a cambiare espressioni, una più terrificante dell’altra.

Ho tirato fuori dalla maglietta la mia catenina con il piccolo crocefisso di legno, ma quello si è messo a ridere.

Allora ho deciso di andare avanti: ho incrociato le mani a mo’ di croce e l’ho affrontato.

E’ stato a quel punto che, stupito, ha smesso di ridere.

Ricordo molto vagamente la lotta, ma gli tenevo testa, con mio (e suo) enorme stupore.

Poi mi sono svegliato.

P.S.: e mo’ che numeri gioco al lotto?

26 agosto 2009 Posted by | Guerra al terrore, sogni, Storie ordinarie, Un po' di me | | 14 commenti

Il mio primo voto

Debbo confessare, non senza imbarazzo, che quello di giugno è stato il mio primo voto. E’ stata, cioè, la prima volta in assoluto che ho esercitato una delle prerogative fondamentali di ogni cittadino, non perché io abbia da poco compiuto diciotto anni (ne ho ben più del doppio ormai, anzi mi sto avvicinando paurosamente al triplo), ma semplicemente perché tutte le altre volte non ci sono mai riuscito. Come mai? Beh, è semplice: a volte ho sbagliato giorno, altre volte sono arrivato troppo tardi, altre volte ancora mi sono semplicemente dimenticato.

tramonto1Stavolta però ce l’ho fatta a varcare la soglia della mia sezione elettorale in tempo, addirittura un paio d’ore prima della chiusura delle operazioni e vorrei raccontare la mia esperienza, allo scopo di mettere in guardia le altre persone.

Sono entrato con passo sicuro nella sezione elettorale salutando tutti, ho presentato deciso la mia tessera elettorale al presidente, ho ritirato la scheda e sono entrato in cabina.

E qui è iniziato il dramma: per chi votare? Avevo seguito da settimane tutti i dibattiti elettorali, letto tutti i depliant che mi hanno intasato la cassetta postale, ma mi è sembrato che tutti dicessero le stesse banali cose: meno tasse, servizi più efficienti, sanità che cura i malati, giustizia giusta, ambiente più pulito, eccetera eccetera. Al massimo cambia l’ordine in cui le dicono, ma comunque sempre di banalità si tratta: chi può volere più tasse, un ambiente sconcio e ospedali dove si uccidono i pazienti?

Ma trovandomi di fronte alla scheda elettorale, mi sono accorto che vi erano anche alcuni seri problemi tecnici per esprimere un voto. Dove la faccio la “X”: sul nome o sul simbolo? E la “X” deve rimanere proprio nei confini del partito che voto, oppure posso allungare un po’ di più una asticella verso un altro partito, tanto per indicare che, se potessi, darei un voto pure a quello? E la preferenza come la scrivo: in maiuscolo o in minuscolo? Oppure in corsivo?

Sono tutti dubbi che mi sono sorti all’ultimo momento, ma non potevo certamente stare lì dentro per ore, dovevo decidermi, mi sono detto. Così ho preso la matita e… un momento. La matita: devo bagnare la punta con la lingua come si faceva a scuola con le matite copiative? No, credo proprio di no, sarebbe ben strano che centinaia di elettori dovessero poggiarvi sopra la lingua, impossibile, con tutte le malattie strane che ci sono in giro…

Ho preso la matita e ho fatto la mia bella “X”. Dopo di che ho ripiegato la scheda, quando sono stato assalito un altro tramonto2dubbio: la scheda dovrebbe essere incollata quando si riconsegna, altrimenti che segretezza c’è per il voto? Dato che non vedevo colla in giro, mi sono convinto che avrei dovuto passare la lingua su di un lembo, ma dopo una, due, tre passate la scheda proprio non voleva saperne di incollarsi. Ho guardato meglio e ho visto che non c’era traccia di colla: o mi hanno dato una scheda difettosa oppure sono io che me la sono leccata via tutta (la colla, ovviamente).

E ora? Che figura ci facevo a consegnare al presidente una scheda tutta bagnata?

Idea: avrei inserito io direttamente la scheda nell’urna.

Sono uscito dalla cabina e mi sono accorto che si era formata una fila di gente che aspettava di votare: forse mi ero trattenuto un po’ troppo. Ho dato una sbirciata all’orologio: venti minuti non sono poi tanti per uno che vota per la prima volta. Ho fatto finta di non vedere la mano del presidente tesa verso di me, mi sono diretto sicuro verso l’urna e ho infilato la scheda. Un attimo prima di aprire le dita e farla scivolare dentro, però, mi è venuto un ripensamento: non era meglio se votavo per quell’altro?

Ma non ho fatto in tempo a riflettere nemmeno per attimo che il presidente ha urlato: “Ma si può sapere che sta facendo?” e così mi sono spaventato e ho mollato la scheda: quel che è fatto è fatto.

Allargando le dita per fare cadere la scheda nell’urna, mi sono accorto che quella dannata carta si era attaccata al mio indice: forse l’avevo bagnata un po’ troppo e si doveva essere formata una specie di colla. Ho scrollato la mano ma quella non voleva saperne di staccarsi.

Il presidente si è avvicinato con aria minacciosa e allora io ho dato uno strattone con la mano e… tragedia: la scheda si è strappata e me n’è rimasto in mano un pezzetto.

Ho visto il presidente alzare le braccia disperato: “Ma che ha combinato? Ha strappato la scheda?

Tutti i componenti del seggio si sono alzati e mi sono venuti incontro, osservando con attenzione la mia mano penzolante sopra l’urna con quel pezzetto di carta tutto bagnato che se ne stava attaccato al mio dito indice.

L’ha strappata! – ha detto uno – Il voto è nullo!

Macché nullo! – è intervenuto un altro – Questo è un voto invalido!

Invalido? E dove sta scritto? Questo è intralcio alle operazioni elettorali! Qui siamo sul penale!” ha sbraitato un altro ancora.

Fermi tutti! – è intervienuto il presidente – Sospendiamo le operazioni. Qui occorre approfondire la situazione. Diamo un’occhiata alle istruzioni.

Io sono rimasto lì con la mano a penzoloni, mentre la gente in attesa ha iniziato a rumoreggiare: “Siamo qui da mezz’ora! Possiamo votare oppure no?” ha detto il primo della fila che si è formata.

Lei stia calmo. Manca più di un’ora alla chiusura del seggio. Tutti voteranno.” ha rassicurato il presidente e si è riunito con gli altri componenti del seggio in un angolo della stanza, iniziando a scartabellare un libro. Leggevano e discutevano e alla fine sono tornati sconsolati verso di me.

Mi dispiace – ha confessato il presidente sconsolato – non ci sono istruzioni per un caso come questo. Lei stia lì e non si muova, dobbiamo chiedere istruzioni all’ufficio elettorale del Comune.

E così il presidente se n’è andato a telefonare, mentre c’erano sono ormai una trentina di persone nervose che tramonto3attendevano di votare. E’ tornato che saranno state le dieci meno un quarto, ancora più sconsolato.

In Comune non hanno idea di cosa fare. Hanno chiamato la Prefettura.

Uno scrutatore ha contato le persone che erano in fila: cinquantotto.

Tutti quelli che sono all’interno del seggio prima della chiusura potranno votare anche dopo le dieci!” ha urlato il presidente e così tutti si sono accalcati nella stanza, il che non ha contribuito a calmare gli animi.

Alle dieci precise è stata chiusa la porta della sezione e si sono contati gli elettori in fila: sessantasette. Una signora teneva in braccio un bimbo piccolo che ad un certo punto ha fatto la cacca, diffondendo nell’aria una puzza terrificante.

Alle dieci e venti il presidente è stato chiamato al telefono. Quando è torna era quasi sull’orlo della disperazione: “La Prefettura non sa dare istruzioni. Hanno fatto un quesito al Ministero.

In quel momento ho sentito diversi sguardi minacciosi su di me, ma non mi sono voltato verso le altre persone.

Lei stia fermo e non molli quel pezzetto di scheda, mi raccomando.” mi ha ordinato minaccioso il presidente.

La signora con il bimbo piccolo ha chiesto di poter uscire per cambiarlo, ma il presidente non le ha dato il permesso: “Non si può uscire. Nessuno può uscire. Si potrebbe venire a conoscenza degli exit-pool e questo potrebbe influenzare chi deve ancora votare.

La signora ha quindi appoggiato il bimbo sul tavolo, dove è stato allestito un fasciatoio volante e ha iniziato le operazioni di pulizia, provocando rischi di svenimento alle persone più vicine. Un poliziotto è stato poi incaricato di portare all’esterno il pannolino sporco, tenendolo a prudente distanza dal naso.

Erano ormai le undici e mezza quando è arrivata la risposta del Ministero. Il presidente l’ha leyya ad alta voce: “In riferimento al quesito formulato da codesta spettabile Prefettura, si ritiene che, in analogia con la fattispecie prevista dalla circolare n° 6175/99/an del 15/04/1967, la scheda in questione possa definirsi nulla. Tale ipotesi è da tenere ben distinta da quella del voto nullo, che presuppone l’apertura e lo scrutinio della scheda stessa, ipotesi che occorre evitare assolutamente per non incorrere nelle severe sanzioni previste dalla normativa vigente in materia di tutela della segretezza del voto. Questo Ministero emanerà quindi a breve le disposizioni operative relative al procedimento da seguire in riferimento al lembo di scheda rimasto attaccato alle mani dell’elettore. Nel frattempo, siamo a raccomandare la prosecuzione della sospensione delle operazioni elettorali. In particolare si sottolinea l’assoluta necessità di evitare qualsiasi contatto con l’esterno da parte degli elettori presenti nel seggio elettorale e quindi il sequestro di qualsiasi strumento che possa favorirlo, quali telefonini, videotelefoni, computer portatili, palmari, fax e ricetrasmittenti di qualsiasi marca e modello, compresi i cosiddetti “interfono” per udire i vagiti e/o piagnucolii dei neonati.

Ho sentito la gente rumoreggiare e volevo mostrarmi dispiaciuto, quando il presidente è scattato: “Avete sentito che ha detto il Ministero?” e ha chiamato le forze dell’ordine che in breve tempo hanno raccolto settantadue cellulari più il telefono giocattolo bel bimbo, il quale si è messo a piangere di brutto fin quando, dopo un rapido consulto con la Prefettura, non gli è stato restituito.

Finalmente verso l’una sono arrivate le ulteriori istruzioni del Ministero, che il presidente ha letto attentamente: “In riferimento al quesito formulato da codesta spettabile Prefettura, già oggetto per una parte di precedente circolare, si fa presente che delle modalità esatte che hanno portato allo strappo della scheda elettorale in questione dovrà essere redatto apposito verbale da parte dei componenti il seggio elettorale. Il lembo di scheda dovrà essere timbrato e sottoscritto da tutti i componenti il seggio e inserito, insieme al verbale, nella busta 127/H68, che dovrà essere opportunamente sigillata. Soltanto dopo tali operazioni potranno riprendere le normali operazioni di voto.

alba di sardegnaMa non è possibile! – si è messo a urlare qualcuno dal fondo della stanza.

Signori prego, ancora un poco di pazienza. – è il presidente che ha parlato – Ora vedremo di riprendere le normali operazioni di voto.

La redazione del verbale è durata quasi un’ora e mezza, perché a un certo punto due scrutatori hanno iniziato a litigare circa le modalità esatte dello strappo: è stato doloso o colposo? Alla fine il presidente ha trovato un compromesso e nel verbale è stato scritto che “i componenti del seggio constatavano che il lembo di scheda rimasto attaccato all’indice della mano destra dell’elettore era inspiegabilmente umido. Escludendo trattarsi di sudorazione dell’elettore stesso, si ritiene che la scheda possa essersi bagnata venendo a contatto con un elemento liquido al momento indefinibile, ma sicuramente con forti caratteristiche acquose, sul quale il seggio elettorale non si esprime, ma del quale si reputa opportuno un esame chimico da parte delle competenti autorità”.

Avessero saputo…

Alle tre di notte gli elettori sono stati invitati a votare e nel giro di un’ora tutti hanno compiuto il loro faticoso dovere, uscendo dal seggio bisbigliando oscure minacce nei miei confronti.

A quel punto rimaneva soltanto da timbrare e vidimare il lembo di scheda che avevo strappato, ma come si poteva fare, con quel lembo di carta di un centimetro quadrato scarso?

Nel frattempo, io stavo sempre lì con il pezzettino di carta attaccato al dito, ma il caldo della stanza deve averlo fatto asciugare, perché a un certo punto si è staccato e si è messo a svolazzare lentamente verso il pavimento, sotto lo sguardo attonito di tutti i presenti. E’ stato a quel punto che un funzionario comunale, evidentemente preoccupato per la lungaggine delle operazioni, ha spalancato la porta e un improvviso colpo di vento ha spinto via il pezzettino di carta. Subito due scrutatori si sono lanciati al suo inseguimento, ma intralciandosi a vicenda non hanno potuto impedire che quest’ultimo si incastrasse dietro al termosifone.

Inutili sono stati i tentativi di recuperarlo, per cui verso le quattro e un quarto si è deciso di chiamare il servizio di pronto intervento del Comune, che è arrivato alle cinque.

E’ stato smontato il termosifone e tra polvere, cartacce, bucce di mandarino rinsecchite e un paio di figurine di calciatori è stato recuperato l’infernale brandello cartaceo, che è stato immediatamente timbrato e riposto nella busta indicata dal Ministero.

Finalmente, verso le sei e un quarto sono potute iniziare le operazioni di spoglio e io sono stato rilasciato.

Nell’uscire dalla stanza, ho salutato cordialmente tutti quanti, chiedendo: “Ma è vero che tra 15 giorni c’è il ballottaggio?

Chissà perché nessuno mi ha risposto…

25 agosto 2009 Posted by | Racconti, Storie ordinarie | | 8 commenti

Amicizia e gelosia: brevi considerazioni al crepuscolo del 49° anno di vita

Devo approfondire i miei studi sulla psicologia umana, con le relative varianti della psicanalisi, della psichiatria e della psoriasi.

L’altro giorno, cazzeggiando qua e là per casa, mi tornava in mente una discussione avuta anni fa con un mio amico. L’oggetto del discutere era il seguente: “Un uomo e una donna possono essere amici, anche intimi, senza che vi siano implicazioni sentimentali e/o sessuali?”

A dire la verità non ricordo più quali fossero le rispettive posizioni in materia, ma visto che la discussione fu particolarmente lunga, penso che avessimo opinioni differenti (a meno di non essere stati due deficienti).

Questo problema mi è appunto tornato in mente pochi giorni fa, formulandolo però in maniera diversa: “Può esistere l’amicizia tra un uomo e una donna, anche molto forte e intima, senza che questa abbia risvolti sentimentali e/o sessuali?”

La differenza è ovvia: nel primo caso si da’ per scontato che un uomo e una donna possano essere amici; nel secondo caso la cosa viene messa in dubbio.

Ora, leggo che in psicologia l’amicizia viene definita come un rapporto diadico selettivo, stabile e reciproco, cioè un rapporto a due, non casuale, tendenzialmente durevole e improntato a un rapporto paritario.

Un rapporto di questo tipo contempla anche forme di gelosia? Sì.

La gelosia nei rapporti di amicizia ha caratteristiche diverse da quella presente nei rapporti amorosi? Parlando dell’amicizia tra persone adulte e di sesso diverso, ritengo che la matrice della gelosia sia identica.

Poi ho letto casualmente un testo di psicologia, che parlava di due questioni relative all’amicizia tra adulti: il suo rapporto con il matrimonio e la possibilità di essere vissuta tra persone di sesso diverso.

Ho scoperto che eminenti filosofi, da Aristotele a Nietzche, hanno giudicato la donna incapace di amicizia e questa idea ha permeato anche la cultura moderna, dove si pensa che l’amicizia si addica soltanto al genere maschile.

Per quanto riguarda l’amicizia tra un uomo e una donna, alcuni studiosi l’hanno reputata possibile ma rarissima, altri addirittura impossibile.

E’ un tema interessante, vedrò di approfondirlo.

Ora necessito di una camomilla e di un letto sul quale riposare le mie stanche membra.

Alla prossima.

 

24 agosto 2009 Posted by | Amici, Storie ordinarie | , | 11 commenti

Cercava sesso con un dobermann: denunciato da associazione animalista.

La notizia compare oggi su un quotidiano della provincia di Piacenza.

Pare che l’associazione animalista AIDAA abbia denunciato, tra le altre persone, anche un 52enne della provincia di Piacenza che tramite internet cercava una coppia in possesso del famigerato animale per accoppiarsi… con il cane! La denuncia riguarda il reato di maltrattamento di animali, considerato che non esiste quello di zoofilia.

dobermannL’articolo non specifica se l’incauto porno-zoofilo cercasse un maschio o una femmina e non specifica nemmeno quale tipo di rapporto cercasse. La mia speranza era che il dobermann assumesse qualche autonoma iniziativa in proposito, capace di “tarpare le ali” (e non solo quelle) all’indomito personaggio.

Leggendo l’articolo, però, si scopre che tra le Regioni in cui il fenomeno è venuto a galla, l’Emilia-Romagna occupa il primo posto, seguita dalla Lombardia (alla faccia dei lumbard). Pare siano stati inseriti in rete alcuni annunci-civetta (niente a che fare con le aquile), ai quali dall’Emilia-Romagna sono giunte 386 risposte, di cui 142 uomini e 72 donne che cercavano rapporti con animali.

Gli animali maggiormente richiesti e offerti per il mercato della zoofilia sono cani di grossa taglia, cavalli, pony, asini, maiali e pollame di varia natura.

Secondo il presidente dell’AIDAA, il mercato del sesso con animali coinvolge in Italia mediamente 50.000 persone. Facendo le opportune proporzioni, vuol dire che nel mio paese, che ha circa 12.000 abitanti, una decina di persone sono coinvolte in questo turpe menage (qualche sospetto sul mio vicino del palazzo di fronte l’avevo sempre avuto, però…).

Ora, mi si permetta di svolgere qualche breve considerazione su questa notiziola.

Al di là della soddisfazione di sapere che nessuna aquila (e gufo) è coinvolta in questo tipo di incontri, io mi chiedo: ma cribbio, siamo in Emilia-Romagna!

Una volta qui c’erano i comunisti, si mangiavano le lasagne, si beveva il lambrusco, si trombava (e non solo) con le donne!

E’ nato qui quel grazioso sinonimo del termine mavalà! o ma quando mai! oppure, accompagnato ad altre parole, anche accidenti! che da’ l’idea di una modalità di visione e appianamento dei dissidi sociali molto accomodante (insomma, il famoso socmel!).

E ora?

Che figura ci facciamo a essere al primo posto tra le regioni nelle quali si tromba con i polli?

Che le donne emiliano-romagnole avessero stretto i “cordoni delle mutande” ce ne siamo accorti tutti, ma arrivare fino a questo punto!

Mattidicoio… non c’è più religione! Sono rimasto veramente a becco aperto.

21 agosto 2009 Posted by | Questa poi..., Storie ordinarie | , | 15 commenti

La politicante e il caso del supermercato chiuso a ferragosto.

Non è il titolo di un giallo politico-commerciale.

E’ semplicemente un piccolo caso di mala-politica.

Credo di avere avuto una discreta esperienza per riconoscere i trucchi e le furbizie che i politicanti utilizzano a tutto spiano in quella che per loro è “attività politica” ma che in realtà altro non è che ciarpame pseudo-politico.

Un comportamento molto diffuso tra i politicanti è quello di indurre sospetti nei confronti degli avversari, un atteggiamento che io definisco mafioso.

Mi spiego meglio.

aggiustamento motoreLa politica, quale tecnica di governo della società, prevede che si compiano determinate scelte, in quanto le risorse normalmente disponibili non sono mai sufficienti a garantire contemporaneamente tutti i bisogni della società. D’altronde, se vi fossero risorse per fare tutto e subito, non ci sarebbe alcun problema di allocazione delle risorse e non ci sarebbe alcun bisogno della politica.

Supponiamo, per semplificare, che una data comunità debba asfaltare le strade e ristrutturare le scuole. Cosa fare per prima cosa? Supponiamo che vi siano due parti con posizioni diverse: ognuna delle due porterà avanti la propria, la maggioranza delle gente deciderà e a quel punto non vi sarà una posizione giusta e una sbagliata, ma una maggioritaria e una minoritaria. Ognuno avrà valutato i pro e i contro, avrà deciso e ovviamente dovrà farsi carico anche delle conseguenze della propria decisione.

Ecco, questa è la politica normale.

I politicanti invece si comportano in maniera diversa.

Anzitutto per i politicanti è difficile avere un’opinione propria. Più probabile che abbiano interessi.

In secondo luogo i politicanti non valutano le conseguenze delle loro scelte. Spesso non ne hanno la capacità, né la voglia.

In terzo luogo i politicanti non sono interessati a una normale dialettica politica, ma soltanto a creare confusione, affinché la gente capisca poco o niente. Inoltre devono indurre il sospetto che gli avversari siano in malafede.

E ora veniamo al caso del supermercato.

Una catena di supermercati ha pubblicato su un quotidiano nazionale una lettera aperta a 22 amministrazioni comunali che non hanno concesso l’apertura straordinaria nel giorno di ferragosto.

Le amministrazioni interessate sono sia di centrodestra sia di centrosinistra. Tra queste amministrazioni ve n’è una di un paese della provincia di Piacenza. Questo grazioso (si fa per dire) paesello emiliano ha come capogruppo di minoranza in consiglio comunale per il PDL una graziosa (si fa per dire) signora bionda, con capelli leggermente mossi, occhiali alla moda e sorriso semi-accattivante (non conosco altri particolari perché la foto non si spinge più giù) che al quotidiano locale ha rilasciato questa dichiarazione, della quale riporto le prime due frasi (le successive sono comunque ininfluenti per il lieto proseguimento della nostra vita), con le considerazioni che qualsiasi persona normale potrebbe fare.

“Mi chiedo come mai non sia stata concessa la deroga.”

Cioè, lei sta dicendo di non essere d’accordo con una decisione della quale non conosce le motivazioni?

Non era meglio leggere il provvedimento di diniego ed eventualmente, in un secondo momento, polemizzare con quella decisione? Perché lei sa, vero, che un provvedimento amministrativo deve essere motivato, no? Altrimenti è illegittimo, ma questo vizio non è stato sollevato, quindi vuol dire che una motivazione c’è.

“Penso che se qualche altra catena lo avesse chiesto, magari la si concedeva.”

A parte il fatto che ha sbagliato il tempo dell’ultimo verbo (avrebbe dovuto dire “forse la si sarebbe concessa” – anche il “magari” c’azzecca pochino…), in base a quali elementi fa questa considerazione?

Vedo che le amministrazioni che hanno negato l’apertura straordinaria sono di diverso colore politico, così come probabilmente lo sono quelle che invece l’hanno concessa. Quindi vuol dire che non è un problema di “affinità politica”, ma di scelte amministrative.

Perché non si limita a esporre le sue idee, senza accusare di scorrettezza o addirittura di disonestà i suoi avversari politici? Perché vuole indurre nella gente questi sospetti verso gli amministratori del suo paese?

E se la deroga fosse stata concessa, chi mi dice che lei non avrebbe protestato per avere obbligato i dipendenti dei supermercati a lavorare anche in un giorno festivo?

Ecco, questo è un piccolo esempio di piccola politicante di provincia che fa cattiva politica.

A questa gente non andrebbe fatta passare alcuna delle stupidaggini che dice.


17 agosto 2009 Posted by | Politica, Storie ordinarie | | 4 commenti

Ferragosto!

E’ inutile cincischiare.

E’ inutile fischiettare mostrando indifferenza.

E’ inutile tentare di far finta di niente

Domani è ferragosto!

Una delle feste terrorizzanti per tante persone, come le tradizionali feste “comandate”. Ma forse ferragosto ancora di più, perché mentre per le altre feste più o meno se ne intuisce la motivazione (Natale, Pasqua, Capodanno, ecc.), per ferragosto viene spontaneo chiedersi: “Ma che cazzo significa questa giornata posizionata a metà di questo mese già di per sé vacanziero?”.

ferragostoE allora, tanto per spargere qualche pillola di cultura spicciola, ho approfittato della mia ricca biblioteca e dei suoi rarissimi testi per approfondire un po’ il significato di questa festa. Così forse alla fine potrebbe anche risultare meno fastidiosa.

Ferragosto deriva dal latino feriae Augusti, indicanti il primo giorno di agosto in cui si celebravano le feste augustali.

E’ una tra le grandi feste di origine agraria, che si riallaccia direttamente alle romane ferie consuali, cioè le feste in onore di Conso, divinità protettrice dell’agricoltura, che si celebravano all’inizio del mese sestile (agosto) e duravano parecchi giorni. Sotto l’imperatore Augusto tali feste di dissero Augustali, quindi feriae Augustali.

In occasione di tali feste i lavoratori dei campi facevano gli auguri al padrone, ricevendo regali in denaro.

Con l’affermazione del cristianesimo, il ferragosto divenne la solennità dell’Assunta, o Assunzione.

Sappiamo che la Chiesa cattolica si è appropriata di riti pagani, modificandoli e adattandoli alle proprie esigenze e probabilmente con il 15 agosto ha sostituito le antiche cerimonie di carattere magico e propiziatorio con un culto ben preciso in onore della Vergine.

Che cosa sarebbe l’Assunzione di Maria? Vedo che qui bisogna fare un po’ di catechismo, eh?

E’ un dogma di fede della religione cattolica, proclamato da Pio XII nel 1950, che sostenne nella sua bolla Munifincentissiums Deus che la Madre di Dio, Vergine Maria, terminato il corso della vita terrena “fu assunta alla gloria celeste in anima e corpo”.

Il dogma dell’Assunzione è un prolungamento e una conclusione logica di quello dell’Immacolata Concezione.

Però attenzione, non fate confusione tra la resurrezione di Gesù e quella di Maria: la cosa potrebbe costarvi molto cara e precludervi l’accesso al paradiso (che già vi vedo messi maluccio…). Gesù sale al cielo per virtù propria, mentre Maria vi sale per virtù divina.

Nella mia provincia (quella di Piacenza), vi sono decine di feste sulle colline, ma nessuna che ricordi le origini agrarie della festa e tantomeno quelle religiose: soltanto occasioni per mangiare e ballare.

Personalmente non ho grandi ricordi delle giornate di ferragosto. Ricordo i pranzi con i miei genitori e alcuni amici, poi i pranzi nelle località di ferie, poi i pranzi in casa da solo.

Con una sola variante: nel 1995 la sera prima di ferragosto mi ruppi un gomito, scivolando in casa. Ecco, quello forse fu un ferragosto un po’ diverso, considerando che me ne andai all’ospedale ben due giorni dopo.

In conclusione: ferragosto è come il mal di denti quando il nostro dentista non c’è. Bisogna tenere duro e aspettare che passi.

E sperare che quello successivo possa essere migliore…

BUON FERRAGOSTO A TUTTI

14 agosto 2009 Posted by | Manate di erudizione, Storie ordinarie | | 13 commenti

Lavori in corso

lavori_in_corsoStiamo ristrutturando casa.

Arriveranno nuovi ospiti (purtroppo).

Mio cugino Gufo, anzitutto, che non ce la fa proprio a vivere da solo. Dice che non gli piace il condominio, che i vicini di sotto fanno rumore quando… vabbeh, abbiamo capito no? e che quelli di sopra fanno gocciolare i panni stesi.

Poi Lui, che mi ha fatto due palle così perché pare che questo sia un periodo di “grandi cambiamenti”. Secondo me si è invaghito di qualcuna. Spero almeno che se lo porti via velocemente…

Alla fine la Fatina, unica presenza gradita tra questa ciurmaglia e che ho il sospetto che finirà per metterci in riga tutti quanti.

Dovremo stringerci?

Può darsi, basta che non mi pestino le piume.

Non è mica facile dover dividere con altri il posto nel quale si è sempre sguazzati a destra e a manca, da soli, senza freni e senza limiti.

Qualche piccola modifica l’abbiamo già fatta, le altre aspettiamo che WordPress non faccia le bizze.

Forse il posto diventerà più interessante, per il momento sono l’unico che lavora…

Un po’ di musica ci sta anche bene no?

Pierangelo Bertoli, Fabio Concato e Grazia Di Michele, con le consuete fisarmoniche.

12 agosto 2009 Posted by | Storie ordinarie, Un po' di me | , | 17 commenti

Almeno il cappello.

“L’Evelindo rientrò a casa quando mancavano pochi minuti alle dieci di sera. Incespicò sulle scale. Faceva conto di liberare un rutto che da un po’ gli ballava nello stomaco non appena fosse stato in cucina. Lo sganassone che la Noemi gli tirò, senza preavviso, gli fece ringoiare l’alcolico refolo e lo spostò di un metro buono, perché nell’avambraccio della Castrozzi c’era una lunga abitudine a spaccare la legna. Andò a sbattere contro la stufa, sulla quale mancò poco si sedesse. Dopodiché tentò una reazione. Vocale, più che altro. Un grugnito.

Una seconda sberla gli si abbattè sulla faccia e lo annebbiò molto più del vino che era andato scolando lungo tutta la giornata.”

copertina_vitaliNon avevo mai letto prima romanzi di Andrea Vitali e questo direi che è perfetto per l’ombrellone. Capitoli brevi, dialoghi che scivolano via docilmente, tratteggi di luoghi e personaggi non pesanti.

Ma quello che maggiormente mi ha colpito nel romanzo sono le figure delle donne. Sono loro che danno vita alla storia, che la guidano, che decidono.

In una parola, che si fanno un baffo degli uomini, anche in un periodo, quello fascista, nel quale si diceva che i posti delle donne fossero la cucina e il letto.

Vitali mi ricorda il Piero Chiara della mia giovinezza (quando verrà riscoperto?), forse per questo mi è piaciuto il suo romanzo.

Mi ricorda anche un intermezzo sereno in questa lunga e calda estate, piena di novità.

Tante novità.

Dovrò essere pronto.

11 agosto 2009 Posted by | Libri, Storie ordinarie | | 5 commenti