Aquila Non Vedente

Aquila e tutta la sua famiglia (compreso Bibùlo)

Stop. Si chiude

Buongiorno a tutte/i (buonasera per chi leggerà di sera. Evito i “sottoinsiemi” di buona mattinata, buon pomeriggio, buona serata, ecc. ecc.).

Aquila1Sono Aquila Non Vedente. Anzi possiamo anche dire che ero Aquila Non Vedente, perché questo è il mio ultimo post.

La decisione era nell’aria da un po’ di tempo e ieri sera, improvvisamente è maturata. Ne abbiamo parlato con l’Autore di questo blog e abbiamo deciso così. A dire la verità LUI ha mostrato qualche titubanza, ma poi si è convinto che questa sarebbe stata la decisione migliore.

Ma a questo punto forse è necessario partire all’inizio.

La persona alla quale ho prestato il nome e le piume, che chiamerò LUI, pensa di avermi creato alcuni anni fa, in una delle sue trovate letterarie. Ha scritto che io dovevo essere il capo di una tribù indiana presso la quale ambientare un racconto satirico. Il racconto non lo ha mai completato, ma io sono rimasto, come ha scritto anche qui.

Ma questo non è vero: io sono stato sempre con LUI.

Io ero con LUI praticamente da quando è nato, anche se non se ne è mai accorto. C’ha messo nove mesi e mezzo a uscire, il fedifrago. Ancora un po’ che aspettava e lo prendevo a calci nel culo.

Io ero con LUI quando passeggiava per il paese con la manina stretta in quella del nonno, curioso di scoprire cose nuove, posti nuovi, facce nuove.

Io ero con LUI a scuola, bambino normale in mezzo a tanti altri bambini normali, il grembiulino con stampato sopra il suo nome.

Io ero con LUI quando leggeva i gialli sul balcone di casa, con accanto la gabbietta dei canarini e di sottofondo le voci dei genitori e degli altri tanti parenti che affollavano la sua casa.

Io ero con LUI quando si è avvicinato alla politica, pensando di poter cambiare il mondo e di migliorare la vita di tanta povera gente (che adesso forse vota per il Berlusca…).

Io ero con LUI quando non riusciva ad avere uno straccio di rapporto con le ragazze; quando non sapeva che dire; quando non sapeva che fare (oddio, adesso non è che sia cambiato poi tanto, a dire la verità. Sempre imbranato è…).

Io ero con LUI quando ha abbandonato l’università e si è messo a lavorare.

Io ero con LUI quando si è seduto per la prima volta sui banchi del Consiglio comunale e quando poi è diventato assessore.

Io ero con LUI quando ha chiesto alla sua futura moglie di sposarlo (per telefono gliel’ha chiesto, ‘sto pirla…).

Io ero con LUI il giorno del suo matrimonio, quando si è messo a cantare al microfono “Laura non c’è” e tutti si sono guardati chiedendosi se era impazzito.

Io ero con LUI anche quando è nata la sua bambina; quando è entrato nella sala parto e si è messo dalla parte sbagliata e il ginecologo gli ha detto “Di là, per favore, che qui ci devo stare io”; quando ha visto la sua piccolina nell’incubatrice e i suoi occhioni grandi e neri si sono piantati nei suoi, come per dirgli “Io a te non ti mollo più”.

Io ero con LUI quando ha deciso di abbandonare la politica, perché non sopportava più i politici: vigliacchi, arrivisti e inconcludenti. Piccoli trafficanti di promesse mal mantenute, che oltretutto gli facevano perdere tempo prezioso con sua figlia.

Io ero con LUI quando è morto suo padre. Quando lo osservava nel letto d’ospedale, la testa appoggiata alla sbarra di contenimento, il respiro affannoso sotto alla mascherina dell’ossigeno; quando si è messo a piangere in casa e chi gli stava vicino non gli ha messo nemmeno una mano sulla spalla (lo so che si ricorda bene questo particolare, perché quando gli fa comodo dice di dimenticarsi le cose facilmente, ma quando vuole c’ha una memoria da elefante).

Io ero con LUI quando si è rotta la sua famiglia. Lo so che LUI dice che si è sfasciata, ma a me questo sembra un termine eccessivo. La sua famiglia c’è ancora, finché LUI avrà la forza di accompagnare la sua piccolina nel lungo cammino della vita, con forza e con delicatezza (forse con accanto anche qualche altra persona, non si può mai sapere).

Io ero con LUI anche ieri sera, quando la sua piccolina, sull’uscio di casa della mamma, gli ha sussurrato piano, ma con decisione “Io vengo con te” e LUI ha dovuto dirle che doveva stare con la mamma, ma gli si è spezzato il cuore nel vederla sparire dietro al portoncino.

Io sono sempre stato con LUI: quando rideva, quando piangeva, quando scriveva, quando giocava con la piccolina, quando girava in vespa. Sempre. E che ci stavi a fare? vi chiederete. Il fatto è che spesso LUI non mi vedeva o non mi ascoltava.

Ora basta. Aquila2

Ora deve avere il coraggio di metterci la sua faccia nelle cose che vuole fare e dire. Non si può più nascondere dietro di me.

LUI ha tante cose da fare, da dire, da raccontare. Forse troverà poche persone che lo staranno ad ascoltare, ma è lo stesso. Da quando il valore delle cose si misura a chili o a numero di persone che si hanno davanti?

LUI si deve riassestare e proseguire, perché ci sono persone che hanno bisogno di LUI. E soprattutto LUI deve capire che ha bisogno degli altri.

E io con LUI ci sarò sempre. Nei suoi sorrisi, nei suoi sguardi, nelle sue parole, nei suoi giochi, nei suoi racconti.

Lo so che mi porterà sempre dentro di sè, come porta dentro di sé suo padre e le altre persone care.

All’inizio forse si sentirà un po’ spaesato, ma poi si abituerà alla nuova situazione. Forse scriverà anche un libro su di me. Un libro con il mio nome in copertina: Aquila Non Vedente. Già me lo immagino, ci scommetterei una piuma che ci sta già pensando.

Ora devo andare, non senza avere prima salutato le tante persone che sono passate di qua. Quelle che hanno soltanto letto; quelle che hanno commentato; quelle con le quali si è instaurato un bel rapporto di amicizia “virtuale”, che a volte ho sentito forte e sincera.

Chiudo il blog. Chiudo la mail. Chiudo il profilo su feisbuc (che funziona sempre peggio).

A tutte/i auguro una vita fantastica.

Aquila Non Vedente

16 giugno 2009 Posted by | Un po' di me | | 155 commenti