Aquila Non Vedente

Aquila e tutta la sua famiglia (compreso Bibùlo)

E’ crollato!

crollo-ponte

Crolla ponte sul Po

Un’arcata del ponte ha ceduto è c’è stato il crollo. L’ondata di piena del Po potrebbe essere tra le cause, anche se non ancora accertato, del cedimento parziale del ponte sulla Statale 9 che collega Piacenza alla sponda lombarda, nel territorio di San Rocco al Porto (Lodi).

Mesi e mesi di sensi unici per i lavori di ristrutturazione.

Per fortuna che, pare, nessuno si è ferito gravemente.

E le frane in collina e le frazioni isolate. E le inondazioni in pianura per opera dei canali e dei torrenti. E lo stato di calamità richiesto e la conta dei danni. E lo scarico di responsabilità tra tutti quanti, già iniziato.

Il mio paese è attraversato da diversi rii, tra i quali uno che passa proprio ai lati del centro storico ed era in gran parte scoperto, a differenza degli altri. I miei cugini più vecchi di me mi raccontavano che negli anni cinquanta si potevano trovarvidentro pesci e rane. Negli anni sessanta ricordo che i bambini ai pirati giocavano sulle sue sponde.

Negli anni settanta è iniziato lo scarico prima dell’immondizia dei cittadini (nelle famose buste di plastica che si andavano diffondendo come funghi) e poi dei rifiuti delle imprese.

Il rio ha iniziato a puzzare in maniera impressionante. Gli orti del palazzo dove abitavo confinavano con il rio, per cui io sentivo poco la puzza, ma chi ci abitava vicino (come un mio compagno di classe) a volte era obbligato a tenere le finestre chiuse.

Ricordo che una volta sentii il sindaco dell’epoca pronunciare questa frase: “Il rio nasce poco lontano dal nostro Comune. E’ sufficiente percorrerlo per vedere chi vi scarica abusivamente e prendere i provvedimenti opportuni.

Semplice e di buon senso, no?

Appunto, talmente semplice e di buon senso che nessuno l’ha mai fatto e sono iniziate le opere di “bonifica” e di “regimentazione”, perchè il rio durante le piogge eccezionali minacciava pure di esondare.

Iniziarono ad allargare gli argini (a noi ci sparì un bel pezzo di orto) e ad abbassarne il letto.

Poi insieme al Comune arrivò la Regione. E tutti e due, all’unisono, iniziarono a cementificarlo e, dove possibile e soldi permettendo, a coprirlo, a nasconderlo sotto terra.

Ovviamente quando pioveva il rio continuava a esondare ugualmente, anzi, la cementificazione faceva aumentare la velocità dell’acqua, che trascinava con sè tutto quello che trovava.

Allora hanno costruito una cosiddetta “cassa di espansione”, cioè un invaso che viene appunto “invaso” dall’acqua durante le piogge eccezionali.

Oggi il rio è una specie di stretto budello di cemento con un po’ di acqua stagnante e maleodorante. Non ci sono più alberi sulle sue sponde e nessun bambino vi gioca più ai pirati, perché le sponde non ci sono più (i pirati sì, però!). I pochi orti rimasti non creano più l’effetto “campagna” come quando ero bambino e, dal balcone di casa mia, con in mano un libro giallo e la gabbietta dei canarini accanto e le chiacchierate dei miei genitori e dei miei parenti, osservavo gli alberi sulle sue sponde e speravo in un futuro migliore.

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30 aprile 2009 - Posted by | Questa poi..., Storie ordinarie |

2 commenti »

  1. Non per non dare importanza all’attuale post, ma devo assolutamente farti una domanda. Si sa, la curiosità è femmina 😀
    Com’è che sul mio blog c’è scritto che questo post l’hai pubblicato 9 anni fa???

    Commento di a77 | 30 aprile 2009 | Rispondi

  2. pennuto, proprio ora ho sentito la notizia al tg.. 😦

    Commento di 1,2,3 stella | 30 aprile 2009 | Rispondi


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