Aquila Non Vedente

Aquila e tutta la sua famiglia (compreso Bibùlo)

Dubbio amletico

caneVicino al mio ufficio c’è una palazzina con alcuni uffici dell’Azienda USL.

Tra questi, vi è un distaccamento del servizio veterinario.

Quando esco a fumare, a volte vedo entrare e uscire medici, infermieri e altri dipendenti dell’USL.

Stamattina ho fatto mente locale e ho notato questa cosa, della quale non sono riuscito a trovare la quadra.

Tutti i dipendenti dell’USL che mi passano davanti non mi salutano (e io manco li conosco), con la sola eccezione dei veterinari (che io manco conosco).

Ora mi sono chiesto: perché mi salutano soltanto i veterinari?

a)      Perché sono più educati degli altri;

b)      Perché mi hanno scambiato per un animale.

(Non è obbligatorio rispondere, posso benissimo rimanere con il dubbio, grazie)

11 marzo 2009 Posted by | Pensieri disarcionati, Storie ordinarie, Un po' di me | , , | 10 commenti

Casa, dolce casa…

Il post di un’amica di blog http://millevolteme.wordpress.com/2009/03/09/ma-vie/ mi dà lo spunto per distinguere alcuni periodi della mia vita, identificati nelle diverse case nelle quali ho abitato.

casa Escludendo l’abitazione dei primi mesi, la mia vita è stata vissuta in quattro abitazioni diverse.

La prima, fino all’età di undici anni, era una casa del centro storico del paese, in un edificio molto vecchio, con un cortile interno dove vi trovavano posto anche gli orti. Mantengo tanti ricordi di quegli anni: la spensieratezza dell’infanzia; il periodo nel quale il papà lavorava a Milano e partiva la domenica sera e tornava a casa il venerdì sera; il rapporto con il nonno paterno; il vicino di casa con la cinquecento; i viaggi sulla vespa del papà e poi la sua prima automobile; il bar sotto casa e i gelati da cinquanta lire (una palla) e da cento lire (due palle).

La seconda è stata la casa dell’adolescenza e della prima giovinezza. Un appartamento più moderno del precedente, le scuole medie, il liceo e i primi lavori; la prima automobile, le discoteche e i primi (tragici) rapporti con le ragazze.

La terza abitazione è stata quella dell’età adulta. Mi ricorda la parte finale degli studi universitari, il servizio militare e la ricerca di un lavoro stabile; il lavoro conquistato e l’attività politica.

L’ultima abitazione è quella attuale e ha coinciso con il mio matrimonio, lo sviluppo dell’attività politica e il suo abbandono; la nascita della piccolina e la fine del mio matrimonio.

Ogni casa, insomma, ha coinciso, più o meno, con una parte della mia vita.

Quando si verificheranno le condizioni, abbandonerò pure questa, perché quello che ha rappresentato è finito.

P.S.: le statistiche del blog mi dicono che nelle ultime settimane c’è stato un boom di contatti il 26 febbraio, cioè il giorno successivo alla pubblicazione del post sul risotto agli asparagi

https://aquilanonvedente.wordpress.com/2009/02/25/

Da ciò deduco che qui si viene soltanto per mangiare!

Ecchecc…!!! L’avete scambiato per una mensa?

11 marzo 2009 Posted by | Storie ordinarie, Un po' di me | , , | 8 commenti