Aquila Non Vedente

Aquila e tutta la sua famiglia (compreso Bibùlo)

Il risotto agli asparagi

Stasera potrei parlare di politica, di cosa ne penso dei politici attuali, di come la gente dovrebbe e potrebbe stanarli con poca fatica (se volesse), ma di come non lo fa, perché purtroppo tanta, troppa gente ha i politici che si merita, essendo peggio di loro.

Ma non lo farò.

Potrei parlare della nuova stagione creativa (sul piano letterario) che sto vivendo, del ritorno della vena ironica/satirica/umoristica nei miei ultimi racconti, dopo la sua scomparsa qualche anno fa, della fatica che faccio a portare avanti contemporaneamente 4-5 racconti e un paio di altre cosucce.

Ma non lo farò.

Potrei parlare dell’ultima puntata di TUTTI PAZZI PER AMORE che c’è stata ieri sera, del lieto fine della storia (ovviamente), dei motivi per cui mi ero affezionato a questo appuntamento della domenica sera.

Ma non lo farò.

Non parlerò di niente di tutto questo.

risotto-con-asparagi Stasera parlerò del risotto agli asparagi.

Perché? E’ presto detto.

Nei primi anni del mio matrimonio ero solito acquistare alla Coop le confezioni di risotto agli asparagi. Non era niente di particolare, erano buste trasparenti con all’interno il riso e gli asparagi liofilizzati. Si buttava il tutto nella pentola con l’acqua e si faceva bollire. Pur non essendo niente di speciale, quel risotto rappresentava per me una piccola novità gastronomica, da preparare ogni tanto.

Dopo qualche anno quelle confezioni di risotto sono sparite dagli scaffali della Coop, volatilizzate e io non ho più mangiato risotto agli asparagi. Non mi è nemmeno più tornato in mente, ecco. Semplicemente così: come è sparito dagli scaffali del supermercato, quel risotto è sparito anche dalla mia vita e dalla mia memoria. Pluff…

L’anno scorso, improvvisamente e inaspettatamente, è risorta la voglia di risotto agli asparagi.

Al supermercato non ho nemmeno guardato se vi fossero risotti agli asparagi già pronti. No, ho acquistato gli asparagi, deciso a farmelo da me il risotto e così è stato.

E’ venuto buonissimo.

Da quel momento, ogni tanto me lo cucino, come stasera. Piace anche alla piccolina, malgrado a volte guardi con sospetto quelle cosette verdi che spuntano tra i chicchi di riso (“Ma è menta?” mi ha chiesto la prima volta).

Non sento più quel sapore del risotto agli asparagi della Coop, del quale non ho nemmeno nostalgia.

Quello che cucino adesso è molto più buono.

25 febbraio 2009 Posted by | Pensieri disarcionati, Sani principi, Smancerie pseudo-sentimentali, Storie ordinarie, Un po' di me | , , , , | 27 commenti

La Storia

morante_storia_etHo trovato finora un solo aggettivo in grado di raffigurare questo romanzo: MAESTOSO.

Ma andiamo con ordine.

Era il 1974 e io ero un imberbe adolescente che aveva appena scoperto la politica. Era il periodo delle ultime battute della guerra in Vietnam, degli scandali Lockeed e dei petroli in Italia, dell’omicidio Fenaroli-Ghiani. Ero innamorato della politica e disdegnavo la letteratura, fatta eccezione per i romanzi gialli e per quelli di Piero Chiara (scrittore che sarebbe ottima cosa rivalutare).

Quando uscì questo libro ne sentii parlare, ovviamente, ma non lo lessi, così come non ne lessi tanti altri.

L’ho comprato l’anno scorso, l’ho iniziato ma non sono andato oltre il primo capitolo. Non perché non mi piacesse, ma perché evidentemente non era ancora il momento giusto.

L’ho ripreso il mese scorso e per diverse sere ho fatto a pugni con le palpebre che volevano abbassarsi per proseguirne la lettura, per terminare le sue storie l’una dentro l’altra, per seguire i pensieri, i sogni, le avventure e disavventure dei suoi personaggi.

L’ho finito proprio oggi, all’ora di pranzo e un po’ mi spiace lasciare la compagnia di Iduzza, Ninnuzzu, Useppe, Daniele, Bella. Lascio un libro pieno di sottolineature, di appunti, di brevi commenti a margine o a piè di pagina e forse vi lascerò anche questi pensieri.

LA STORIA di Elsa Morante è uno di quei libri che rimarranno nella mia memoria, come LA CHIMERA di Sebastiano Vassalli o IL MAESTRO E MARGHERITA di Michail Bulgakov, tanto per citarne solo alcuni. E’ uno di quei libri che rileggerò sicuramente, a distanza di anni, quando tornerà il momento giusto e che mi regalerà sensazioni nuove e diverse da quelle di adesso, perché, come scrive giustamente Cesare Garboli nell’introduzione, “I libri non esistono in sé e per sé. Esistono solo nel momento in cui qualcuno li legge” e ognuno esiste tante volte quante sono le volte che li leggiamo. Rileggere un bel libro non è mai tempo perso. Qualcuno potrebbe pensare che “non fa numero”, ma è una sciocchezza. Tempo fa ho letto un post su un blog dove l’autore scriveva di una gara che annualmente svolgeva con una sua amica a chi leggeva più libri in un anno: una grandissima sciocchezza, da non commentare nemmeno.

LA STORIA ha suscitato aspre critiche e discussioni quando è uscito ed è un romanzo “criticamente abrogato” –  come scrive Garboli – un romanzo infetto, del quale nessuno ne scrive. Mi piacerebbe avere il tempo di ripescare i commenti di quegli anni, molti dei quali, ne sono sicuro, intrisi di uno pseudo-ideologismo che oggi farebbe ridere.

La storia narrata dalla Morante di svolge a Roma, dal 1941 al 1947. La protagonista Ida Ramundo, Iduzza, è una maestra elementare, dalla vita insignificante come tutti gli altri personaggi del romanzo (ma attenzione, qui il termine insignificante assume un significato del tutto particolare). Iduzza, vedova di origini ebree da parte di madre, viene stuprata da un soldato tedesco di passaggio, ma l’autrice poco si sofferma su questo fattaccio. E’ come se la Storia si fosse scontrata, per caso, con questa donna, lasciandole in dono un bambino, Giuseppe, nome simpaticamente storpiato d alui stesso e dagli altri in quello di Useppe.

Iduzza ha già un altro figlio quindicenne, Nino, ovverossia Ninnuzzu, nullafacente di simpatie fasciste, e nasconde a tutti la sua gravidanza.

Iduzza vive ne terrore che si scoprano le sue origini ebree e non dirà mai a nessuno da dove viene quel pargoletto. Né mai glielo chiederà nemmeno Ninnuzzu e anzi tra i due fratelli si svilupperà un amore senza confini.

La famiglia si arrabatta nella Roma occupata dai nazifascisti, bombardata, in preda alla fame. Ninnuzzu parte per la guerra sotto la bandiera fascista e torna partigiano comunista, impegnato a combattere i tedeschi prima dell’arrivo degli americani.

Useppe rimane piccino, gracile, denutrito, campando tra altre persone insignificanti che cercano di sopravvivere alla Storia.

Ma cos’è questa Storia che si aggroviglia intorno a queste figure? La Storia con la esse maiuscola è quella che distrugge, annienta le persone, che non si occupa di loro se non come “carne da macello” e poco importa se il macello prenda la forma della guerra o della finanza. E le persone ripagano la Storia con la stessa moneta, interessandosene poco, anche se la lotta è impari: da una parte la Storia, dall’altra le sue vittime.

La Morante è maestra nelle digressioni e negli antefatti. Il suo romanzo è un labirinto di storie che si intersecano. Senza quasi accorgersene si viene proiettati indietro nel tempo e più di una volta mi sono fermato nella lettura, sono tornato indietro per cercare lo “stacco” dal presente. E poi vi sono le “incursioni” del narratore, cioè dell’autrice, che sembra volerci ricordare, con un tocco leggero ma deciso, che è lei che sta raccontando. I teorici del romanzo a noi scrittori esordienti ci dicono che bisogna attirare il lettore dentro la storia che raccontiamo. Beh, nel caso della Morante sembra quasi che voglia fare il contrario, cioè avvisarci ogni tanto che la storia nella quale siamo immersi è un racconto, ma il suo racconto.

Verso la metà, il romanzo cambia di intonazione. Nella Roma liberata le vicende dei protagonisti assumono un andamento più famigliare e compare la malattia di Useppe: l’epilessia. Ed è proprio all’interno di questo “Grande Male” che la figura di questo pischelletto assume un rilievo inaspettato. Useppe capisce che ha qualcosa che gli impedisce di stare con gli altri, qualcosa per cui gli altri lo evitano e a volte si ribella a questa sua condizione.

Ma ecco che a dare una mano a Iduzza con il suo bastardino compare quella che diventerà, nei suoi ultimi mesi di vita, una seconda mamma per Useppe: Bella, una pastora maremmana appartenuta a Ninnuzzu che, dopo la morte di quest’ultimo, ritrova quel pischelletto che aveva visto in passato e al quale si affeziona fino all’inverosimile. Useppe non fa un passo fuori di casa se non è in compagnia di Bella e i due si parlano, si capiscono, si comprendono (gli animali nel romanzo della Morante assumono una importanza particolare, al pari degli esseri umani).

Dopo la morte di Ninnuzzu, torna a Roma Davide, un suo amico ex partigiano, intellettuale anarchico che rimarrà vittima del suo male di vivere e della droga. Ed è proprio a questo personaggio che la Morante affida una lunghissima requisitoria in una osteria, inascoltato da tutti, sulla politica, la storia, la religione, affidandogli, quasi regalandogli quelle che appaiono come le sue idee.

“Il termine cristo – fece sapere agli astanti, sforzando la voce – non è un nome o un cognome personale: è un titolo comune, per designare l’uomo che trasmette agli altri la parola di Dio, o della coscienza totale che significa proprio lo stesso. Quel Cristo là si nominava, secondo i documenti, Gesù di Nazaret, però altre volte, attraverso i tempi, il cristo si è presentato sotto diversi nomi, di maschio, o di femmina – lui non bada al genere – di pelle chiara o scura – lui si mette il primo colore che capita – e in oriente e in occidente e in tutti i climi. Siccome lo scandalo era necessario, lui si è fatto massacrare oscenamente, con tutti i mezzi disponibili – quando si tratta di massacrare i cristi non si risparmia sui mezzi… Ma l’offesa suprema che gli hanno fatta, è stata la parodia del pianto! Generazioni di cristiani e di rivoluzionari – tutti quanti complici! – hanno seguitato a frignare sul suo corpo – e intanto, della sua parola, ne facevano merda!”

“E così, d’ora in poi, – continuò , intoppandosi, e tossicchiando a ogni frase, e facendo smorfie – lui, se torna, non dirà più parole, perché tanto, quelle che aveva da dire, le ha gridate ai quattro venti. Quando è apparso in Giudea, il popolo non l’ha creduto il vero Dio parlante, perché si presentava come un poveraccio, non con l’uniforme delle autorità. Però se torna, si presenterà ancora più miserabile, nella persona di un lebbroso, di una accantoncella deforme, di un sordomuto, di un bambino idiota. Si nasconde in una vecchia puttana: trovatemi!, e tu, dopo esserti servito della vecchia puttana per una scopata, la lasci là, e uscito all’aria aperta, cerchi in cielo: ah, Cristo, sono duemila anni che aspettiamo il tuo ritorno! Io – risponde lui dalle sue tane – non sono MAI partito da voi. Siete voi che ogni giorno mi linciate, o peggio ancora, tirate via senza vedermi, come s’io fossi l’ombra di un cadavere putrefatto sotto terra. Io tutti i giorni vi passo vicino mille volte, mi moltiplico per tutti quanti siete, i miei segni riempiono ogni millimetro dell’universo, e voialtri non li riconoscete, pretendete di aspettare chi sa quali altri segni volgari…”

E se non è una lezione di religione o di alto catechismo questa…

Useppe trascorre giornate felici in riva al Tevere con Bella, conosce un nuovo amico, riprende i contatti con Davide, ma la sua malattia se lo porterà via.

La fine della storia è tragica: Iduzza impazzisce nel vegliare in casa il figlioletto ormai morto. Sopravviverà altri nove anni in manicomio, ma in realtà è morta insieme al suo pischelletto. Bella invece mantiene la promessa fatta a Useppe: “Non potranno mai più separarci, in questo mondo” e si fa uccidere dai poliziotti che entrano nella sua casa, sfondando una porta che nessuno vuole o può aprire.

Non posso negare che sia spuntata qualche lacrimuccia alla fine della storia, ma attenzione, il romanzo della Morante è arioso, con spunti comici, è una storia che prende e che lascia dentro qualcosa, come succede soltanto con i grandi romanzi.

Iduzza, Useppe, Ninnuzzu, Bella, Davide e tutti gli altri della compagnia mi mancheranno un po’, ma questa è tutta un’altra storia…

P.S.: stasera, come tutti ben sapranno, penultimo appuntamento con TUTTI PAZZI PER AMORE. Appuntamento doppio, stavolta, perché martedì ci sarà l’ultima puntata. Sarà dura, ma ce la farò…

22 febbraio 2009 Posted by | Libri, Politica, Religione, Storie ordinarie | , , | 49 commenti

Brevissima considerazione politica (con annesso sondaggio)

Lasciatemela fare, breve breve, che non c’ho molto tempo.

Volenti o nolenti, piacenti o spiacenti, c’è stato un solo leader del centro-sinistra che si è presentato per due volte alle elezioni contro il Grande Venditore di Fumo e ha vinto entrambe le volte: ROMANO PRODI.

Volenti o nolenti, piacenti o spiacenti, c’è stato un solo leader del centro-sinistra che, dopo avere vinto per due volte le elezioni contro il Grande Venditore di Fumo, è stato indebolito, triturato, maciullato, pestato, snervato e alla fine buttato alle ortiche: ROMANO PRODI.

Allora la domanda sorge spontanea: i dirigenti del centro-sinistra sono

a) coglioni;

b) incapaci;

c) interessati soltanto alla propria poltrona.

P.S.: volevo inaugurare una nuova categoria: “diamoci pure martellate sui coglioni e poi mettiamoci a ridere come dei deficienti“. Ma c’ho tempo per farlo, perché come dice il proverbio, “la mamma dei coglioni è sempre incinta”.

19 febbraio 2009 Posted by | Politica, Storie ordinarie | , | 3 commenti

Giornataccia sarda

Dopo una nottataccia semi-insonne, una mattinaccia semi-rincoglionita e un pomeriggiaccio semi-incazzoso, assisto indomito (!) alla dipartita pure della Sardegna, che si consegna al centro-destra.

Ora prenderanno nuovo slancio le “schizofrenate” interne al partito democratico e alle elezioni europee sarà un altro tracollo.

Forse bisogna ripartire dalle cose semplici semplici…

(In questi giorni c’ho la barra del timone ingovernabile)

17 febbraio 2009 Posted by | Politica, Storie ordinarie | , | 9 commenti

San Valentino

san-valentinoTanti anni fa, trenta o forse più, lessi un raccontino di Enzo Biagi.

Parlava di due persone, un uomo e una donna, che si innamoravano l’uno dell’altra senza essersi mai visti e che a un certo momento decisero di darsi appuntamento in una piazza del paese.

Il loro sarebbe stato un grande, un enorme, un incommensurabile amore, ma purtroppo, per un banalissimo inconveniente, in quella piazza i due non si incontrarono mai.

Ognuno dei due girò per ore in quella piazza, senza meta e alla fine pensò che l’altra persona avesse preferito non presentarsi all’appuntamento.

Un disguido, un banalissimo disguido. Questa è la legge che regola la vita. Niente di più.

15 febbraio 2009 Posted by | Pensieri disarcionati, Racconti, Smancerie pseudo-sentimentali, Storie ordinarie, Un po' di me | 16 commenti

Gaetano Quagliariello: chi è costui?

quagliarielloIl salumiere sotto casa? No.

Il benzinaio all’angolo? No.

Il commesso della Coop addetto al banco dei formaggi? No, purtroppo no.

Gaetano Quagliariello è un senatore della repubblica italiana, nonché presidente vicario dei senatori del PDL.

Ora, capisco che possa sorgere spontanea la seguente reazione: ECCHISSENEFREGA?

Ognuno di noi ha ben altri problemi nella vita che preoccuparsi di questo signore e comprendo che questa possa essere una reazione più che legittima.

Però, c’è un però…

Ieri sera il signor Quagliariello, intervistato nei TG nazionali, non ha voluto lasciarci orfani della sua opinione in riferimento al triste caso di Eluana Englaro, facendo defluire dalla sua bocca l’affermazione secondo la quale “Questo è uno scontro di civiltà“.

Cioè, ieri sera il solito cittadino masochista che all’ora di cena guarda il TG era già provato dalle dichiarazioni del Gasparri, che, rispondendo indirettamente a Fini che gli aveva consigliato di starsene zitto, ribadiva che lui non era entrato in politica per fare silenzio, bensì per spargere al vento le sue idee (!). Dimenticando, lo stesso Gasparri, che qualsiasi persona, e tantopiù un politico, prima di parlare dovrebbe almeno sincerarsi di avere prima collegato il cervello alla bocca.

Dopo queste dichiarazioni, insomma, un normale cittadino era già sufficientemente provato e pensava che la cosa potesse finire lì, per cui si trovava “disarmato” di fronte all’affondo del Quagliariello che dichiarava, appunto, che siamo di fronte “ad uno scontro di civiltà“, intendendo, ovviamente, che la civiltà sta dalla sua parte.

Quest’uomo è un mito, com’è vero che io assomiglio a George Clloney…

11 febbraio 2009 Posted by | Politica, Questa poi..., Storie ordinarie | , , , | 13 commenti

Mi sono beccato un cazziatone dal computer… (ma è vita questa?)

Oggi a mezzogiorno da noi la temperatura ha toccato gli undici gradi, con un timido sole pre-primaverile e un delizioso venticello. La giacca a vento dava fastidio, come pure il berretto. Stasera il cielo è moderatamente nuvoloso e brilla una sola, grande stella: forse è la famosa stella molare.

Che stia arrivando la primavera? Speriamo…

Ieri, comunque ho tentato di creare i dischi di ripristino del nuovo computer.

I dischi di ripristino sono quelli che hanno inventato gli informatici  pensando agli soprattutto alle utenti femminili dei computer che, prima o poi (ma soprattutto prima) finiscono per schiacciare una sequenza tale di tasti che si cancella tutto il cancellabile e allora occorre qualcosa che faccia ripartire l’aggeggio.

A dire la verità avevo già tentato in precedenza di creare i dischi di ripristino e avevo acquistato un dvd del tipo prescritto dal manuale, ma quello che non diceva il libraccio era quanti dischi occorressero. E così, a procedura avviata, il computer mi aveva avvertito che occorrevano due dvd. Allora ho sospeso tutto e ho acquistato un secondo dvd e quindi ieri ho ripreso il lavoro.

imagesIl computer ha iniziato a lavorare, diciamo per una decina di minuti, poi a un certo punto si è aperto automaticamente lo sportellino del masterizzatore e sullo schermo è comparso l’avviso di inserire il dvd.

Ho alloggiato delicatamente il disco nel vano appropriato, ho richiuso e il computer ha proseguito nel suo lavoro per qualche minuto, dopodiché è comparsa un’altra scritta, che mi avvisava che occorrevano due dischi.

“Eheheh! – ho pensato – Stavolta sono pronto!” e ho pigiato Enter.

Il computer ha proseuito a scaracozzare, a rimestare, a sbrindellare per altri dieci minuti, mentre io seguivo attentamente il suo lavoro, pronto a togliere il primo disco e inserire il secondo quando me lo avesse chiesto.

E invece…

E invece, a un certo punto di è riaperto lo sportellino del masterizzatore e sullo schermo è apparsa la seguente scritta: “Procedura fallita. Inserire dischi di qualità superiore.

Cioè, non so se rendo l’idea: la macchina infernale ha riconosciuto che avevo fatto la cresta sulla spesa e avevo puntato al risparmio sui dvd, acquistandone due di sottomarca.

Ci sono rimasto praticamente di m…

“Beh – ho sussurrato guardando la confezione dei dvd – sì, forse i dvd della marca del supermercato non sono proprio il massimo, però insomma…”

E così stamattina, nell’ambito della spesa settimanale, ho acquistato altri due dvd. Trattasi, in questo caso, di supporti di alta qualità e altamente affidabili. Sul retro della confezione ci sta pure un grafico che dimostra come si riduce la percentuale di errori di masterizzazione usando questi supporti. Poi ci sta il marchio della certificazione di qualità. Spero che stavolta vadano bene al computer, considerando quello che mi sono costati…

Questo episodio però mi ha messo in subbuglio: non è che queste macchine stanno diventando troppo esigenti (e pure intelligenti)?

E se domani mattina, per esempio, la sveglia si incazza perché, dopo che ha suonato, sono rimasto a letto per qualche minuto? E se lo specchio del bagno avanzare dubbi su come mi vesto? E se il televisore decidere autonomamente quali programmi farmi vedere? E se l’auto, invece di portarmi in ufficio, si dirige verso il mare?

Bah, io la tecnologia non la capisco più…

P.S.: stasera, inutile ricordarlo, va in onda la decima puntata di TUTTI PAZZI PER AMORE. Onde evitare i problemi di registrazione della settimana scorsa, avverto che ho in funzione ben due apparecchi e che, nel caso in cui vi fossero problemi sulla linea elettrica, ho affittato un gruppo elettrogeno.

8 febbraio 2009 Posted by | Diavolerie tecnologiche, Storie ordinarie | , , | 5 commenti

Quello che bisogna capire di Berlusconi

Questa sera, preso da un eccesso di masochismo, ho guardato il TG1 all’ora di cena, che ha dedicato oltre venti minuti (quindi più della metà del suo tempo totale) alla ormai nota vicenda Englaro, con relativi decreti, scontri, costituzionalate a destra e a manca, eccetera.

Ora, a mente non dico fredda, ma almeno tiepida, voglio fare qualche considerazione in materia.

Il decreto-legge del governo che vieta la sospensione dell’alimentazione artificiale a Eluana Englaro è grave soprattutto per un motivo.

Non tanto perché si sta giocando su una persona che, volenti o nolenti, viene torturata da anni (e già questo sarebbe gravissimo).

Non tanto perché ha provocato uno scontro istituzionale con il capo dello stato (e pure questo sarebbe gravissimo).

Non tanto perché il berlusca ha avuto la spudoratezza di dire che Eluana è talmente viva che potrebbe pure avere figli (e questa è una pura carognata).

No, tutto questo non è sufficiente. Il decreto del governo è pericoloso per un altro motivo, secondo me.

Tutti noi siamo abituati a considerare ininfluenti le opinioni politiche, religiose, culturali, sessuali delle persone che esercitano una funzione pubblica. Se andiamo in comune a chiedere un certificato, non hanno alcuna importanza le opinioni personali dell’impiegato relativamente al modo di preparare il risotto agli asparagi: egli applicherà delle regole e ci consegnerà il certificato richiesto. La stessa cosa accade quando andiamo dal medico, dai carabinieri e via dicendo.

Lo stato di diritto, cioè, si fonda su regole certe e verificabili. Modificabili, certo, ma attraverso percorsi chiari. Si fonda soprattutto su regole generali e astratte, le altre, quelle che non hanno queste caratteristiche, sono eccezioni.

Ora, in questo caso, il messaggio che il berlusca sta facendo passare è questo: non sono importanti le regole, è importante quello che pensa chi comanda. Non esistono più regole, non vi sono più certezze né garanzie. E non vi sono più cittadini, ma soltanto sudditi.

Il berlusca dice questo perché sa che, come al solito, può fare breccia nelle teste (vuote) degli italiani, checrociato preferiscono essere sudditi che chiedono favori piuttosto che cittadini che possiedono diritti. Nella nostra storia vi sono state eccezioni a questo andazzo, che appunto sono state eccezioni.

Berlusconi è uno di quei politici che hanno cavalcato i peggiori difetti degli italiani. I suoi predecessori sono Mussolini e Craxi. Che non hanno fatto una bella fine…

Stasera al TG hanno mostrato i manifestanti “per la vita” che stanno starnazzando a Udine, davanti alla clinica dove Eluana, se Dio vuole, terminerà la sua vita artificiale. Per qualche secondo è stato inquadrato in primo piano uno di loro. Mi ha colpito il suo sguardo: non vi era pietà, dolore, rabbia, che pure sarebbero stati sentimenti comprensibili.

Nel suo sguardo vi era paura. Quello era un crociato, era uno intimamente convinto di essere dalla parte del giusto, della ragione, della verità. Era uno che avrebbe potuto benissimo buttare una bomba in quella clinica e uccidere tutti quelli che, secondo lui, stanno uccidendo Eluana, per salvarla.

Non so se mi sono spiegato. Come posso dire? Sono cazzi amari…

8 febbraio 2009 Posted by | Politica, Storie ordinarie | , , , , | 11 commenti

Eluana: ecco, l’hanno fatto…

Gli pseudo-governanti italiani l’hanno fatto.

Parlo del decreto per impedire la fine delle torture alle quali è sottoposta da anni Eluana Englaro.

Ma la ciliegina sulla torta è che pare che il berlusca abbia pure detto (così riportano i giornali sulla rete) che “oggi Eluana potrebbe avere figli“.

Se vi fosse stato ancora qualche minuscolo motivo per non emigrare dall’Italia, questo decreto lo spazza via definitivamente.

P.S.: con questo post inauguro pure un nuovo tag: teste di cazzo.

6 febbraio 2009 Posted by | Guerra al terrore, Pensieri disarcionati, Politica, Questa poi..., Sani principi, Storie ordinarie | , , | 4 commenti

Volevano provare una emozione forte…

… e così hanno dato fuoco a un indiano (ma anche se fosse stato italiano, giapponese o canadese, era lo stesso).

16354Io mi sarei anche un po’ rotto le palle di sentire i soliti soloni alla tv dire che la nostra è una società senza principi, che i giovani non hanno ideali, che andiamo verso il baratro, eccetera.

E’ vero, la nostra società peggiora sempre di più.

E allora? Quali sono le azioni intraprese per interrompere questa deriva?

Il dio denaro chi l’ha inventato? Chi ci ha invitato e ci invita a consumare? Chi ci spinge a comprare, indipendentemente dal fatto se la roba ci serve oppure no, perché altrimenti crolla tutta la baracca?

E il potere? Chi ci da’ il buon esempio a rinunciare al potere e lasciare il posto agli altri dopo un congruo periodo? Chi lo fa? I politici? I banchieri? Gli industriali?

Quante sono le famiglie che, in casa propria, quale oggetto più intelligente tengono il cellulare?

Qual’è nelle città la misura pro-capite di aree destinate a campi gioco? Di cinema/teatri accessibili a tutti?

E soprattutto, quale importanza diamo alla responsabilità personale e alla necessità che ognuno si faccia carico delle conseguenze delle proprie azioni?

Nella testa dei tre ragazzi che, presumibilmente, hanno dato fuoco a un’altra persona non c’è niente.

Ma nella testa di chi comanda ci sta ancora meno…

P.S.: qualche anno fa, Aquila decise di acquistare un dvd-recorder, inquantoché è risaputo che le videocassette sono ormai assimilabili ai dinosauri. Questo dvd-recorder (“recorder” in inglese dovrebbe significare “colui che si ricorda di quello che gli hai detto di fare”, no?) iniziò ad arrancare quasi subito, finché rifiutò perentoriamente di registrare alcunché. Aquila, dopo un grande peregrinare, trovò un centro di assistenza che dopo sei mesi e 70 euro gli riconsegnò il dvd-recorder funzionante. E il dvd-recorder funzionò fino a domenica sera, quando, al momento di registrare la nona puntata di TUTTI PAZZI PER AMORE, si rifiutò di adempiere al compito per il quale era stato a suo tempo creato, provocando attimi di panico nel suo proprietario. Aquila iniziò a maneggiare telecomandi, pulsanti, prese, spine, attacchi vari e si arrabbiò, si incazzò, pregò, supplicò, ricattò e implorò, con la piccolina che lo guardava e chiedeva: “Papà, ma sei nervoso?” Alla fine l’infernale aggeggio partì, ma in ritardo, ragion per cui

ho perso ben tre minuti dell’inizio

della nona puntata di TUTTI PAZZI PER AMORE!

Ho comunque già preso contatti con i miei legali per richiedere otto milioni di euro di danni alla ditta produttrice del dvd-recorder (un milione per ogni minuto di ritardo nella registrazione).

3 febbraio 2009 Posted by | Guerra al terrore, Politica, Questa poi..., Sani principi, Storie ordinarie | , , | 14 commenti