Aquila Non Vedente

Aquila e tutta la sua famiglia (compreso Bibùlo)

Le chiavi di casa

Ieri sera durante la cena e nel dopo cena ho visto questo film di Gianni Amelio, registrato alla TV mesi fa, forse l’anno scorso.

Guardare vecchi film registrati alla TV è una cosa che mi piace molto in certi momenti. Forse un giorno ne riparlerò. Forse…

Comunque ieri sera mi sono detto: invece di spararmi i soliti TG con le solite notizie da quattro soldi, commentate con il nulla dai soliti politici da due soldi, vediamoci un po’ questo film, dai.

chiavi di casaLe chiavi di casa è un film di Gianni Amelio del 2004, dedicato a Giuseppe Pontiggia e liberamente ispirato a un suo libro.

Narra di un giovane padre che incontra per la prima volta, a quindici anni dalla nascita, il figlio disabile e lo accompagna a Berlino in una clinica, per effettuare alcune terapie. La madre è morta durante il parto e lui ha sempre rifiutato di vedere il figlio.

Durante il viaggio, la permanenza a Berlino, un successivo viaggio nei paesi nordici e il ritorno a casa, il padre si affeziona al figlio, ma si sente incapace di affrontare quella situazione. Il figlio è buono, allegro, desideroso di essere autonomo come tutti i ragazzi.

Durante la permanenza in clinica il padre conosce la madre di una ragazza disabile di vent’anni. Dapprima si chiavi di casa 2vergogna di dirle che è il padre del ragazzo, poi si sfoga e lei cerca di metterlo in guardia su quanto l’aspetta (“La sua malattia lo proteggerà dagli altri. Preparati tu a soffrire“).

Ho letto commenti contrastanti su questo film, per cui me ne fregherò e dirò quello che ho sentito io.

A me è piaciuto.

Certo, non è un capolavoro, ma è un film toccante. In due-tre occasioni mi è scappata qualche lacrimuccia (ma sarà stata colpa della stanchezza, del troppo lavoro, del minestrone troppo caldo, ecc.). Forse manca un po’ di spontaneità.

Kim Rossi Stuart (il padre) e Charlotte Rampling (la madre della ragazza disabile) se la cavano bene. Andrea Rossi (il figlio Paolo) l’ho trovato bravissimo e spontaneo. E non lo dico perché è un vero disabile e quindi bisogna avere un occhio di riguardo: alcune sue espressioni sono semplicemente eccezionali.

Durante l’attesa della metropolitana la madre della ragazza, che per tutto il film appare misurata e comprensiva, ma anche rassegnata, confida un terribile segreto: da quando è nata, vent’anni prima, ha curato la figlia giorno dopo giorno, anno dopo anno. A volte la osserva nel sonno e si trova a pensare: “perché non muori?

La scena finale è commovente: nel viaggio in auto verso casa, per la prima volta il padre perde per un attimo la pazienza con il figlio che continua a toccare il volante. Allora si ferma e scende. Il figlio, con tutte le sue difficoltà, scende pure lui, gira intorno all’auto, raggiunge il padre e lo consola.

Le chiavi di casa è un film che riconcilia un po’ con il mondo. Valeva la pena vederlo.

13 dicembre 2008 Posted by | Film | | 8 commenti