Aquila Non Vedente

Aquila e tutta la sua famiglia (compreso Bibùlo)

Storie

Le storie della vita e nella vita si dividono in due categorie fondamentali.

Quelle che parlano della lotta tra il bene e il male.

Quelle che parlano dell’amore (che viene oppure che se ne va).

E basta.

Nel caso non ci si sentisse più nelle prossime 24 ore, tanti auguri di buon anno a tutti quelli che, per caso o deliberatamente, con o senza alibi, passano di qui.

Vorrei che il 2009 fosse migliore almeno per i bambini.

30 dicembre 2008 Posted by | Musica, Storie ordinarie, Un po' di me | , , | 26 commenti

Ciao, Mauro

Stasera voglio parlare di Mauro e di quello che ricordo di lui.

Io e Mauro abbiamo frequentato assieme uno o due anni alle scuole medie. Lui aveva un anno più di me, ma era stato bocciato. Pure lui stava nella sezione “C”, quella dei poveri e dei delinquenti, poveri pure loro, ovviamente, perché i delinquenti ricchi stavano da un’altra parte.

Mauro abitava in una vecchia casa in una via che era considerata il Bronx del paese: una strada stretta, con case e casupole malandate, vecchi cortili sul retro. Una via che terminava con un ponticello sopra un torrente, allora ancora tollerabile e oggi ridotto ad un rigagnolo puzzolente, grazie all’operato dei tecnici della Difesa del suolo, statali prima e regionali poi.

Dopo le scuole medie vidi raramente Mauro. Io divenni un liceale, lui l’utente di qualche scuola professionale, preludio al lavoro.

Lo rividi intorno ai vent’anni, il periodo delle discoteche. Lui era già arrivato all’eroina, come tanti nostri amici. Lo ricordo una sera all’uscita di una discoteca sulle colline, strafatto. Ci salutò e ricordo ancora adesso cosa ci disse: ragazzi, non prendete mai quelle pastiglie.

fiori1Passato quel periodo, cambiai casa e dopo qualche anno me lo ritrovai inquilino delle casa popolari che stanno di fronte a me. Il padre era ridotto su una carrozzella e di lì a poco sarebbe morto, non prima di effettuare il classico passaggio dalla casa di riposo (termine gentile per definire i ricoveri). La madre, piccola e minuta già anni prima, aveva già iniziato la sua inesorabile azione di ulteriore rimpicciolimento, ma rimaneva l’unico fulcro della famiglia.

Mauro lavorava, continuava a farsi e aveva una Y10. Un giorno vidi l’auto parcheggiata davanti a casa sua, semidistrutta. Il giorno dopo l’auto sparì e Mauro pure. Sentii dire da qualcuno che era stato inserito in una comunità per tossicodipendenti.

Dopo qualche anno tornò a casa. Aveva acquistato uno scooter, faceva qualche lavoretto saltuario, frequentava un centro diurno di recupero dell’ASL e dipingeva per hobby. Il suo viso mostrava tutti i segni della sua vita, nessuno escluso.

Ad un certo punto Mauro non usò più lo scooter e nemmeno la bicicletta. Anzi, ad un certo punto l’unico mezzo di trasporto che utilizzava erano le stampelle e poi un deambulatore, che gli permetteva di fare passeggiate non più lunghe di due o tre decine di metri. Aveva soltanto un anno più di me, ma ne dimostrava sessanta di anni. Alla sera si sedeva fuori dalla porta di casa con la madre e un cagnolino.

Poi ad un certo punto (da quando non ricordo) non l’ho più visto: per come era ridotto, ho pensato dapprima che fosse in ospedale e poi che fosse finito in qualche casa di riposo.

Il pomeriggio del giorno di Natale sono andato a trovare mio padre al cimitero. Poi sono passato a fare un saluto ad un vecchio omino che se n’è andato otto anni fa e che quando mi incontrava mi fermava sempre, perché era curiosissimo di conoscere tutti i fatti e i misfatti del Comune. Mentre uscivo ho dato un’occhiata alle tombe fresche, quelle che non hanno ancora la lapide e chi ti vedo vicino ad un cumulo di terra, sopra un pezzo di marmo anonimo in una foto posticcia da post-funerale?

Mauro.fiori2

E’ morto nel giugno di quest’anno e io non me ne sono nemmeno accorto (ma che stavo facendo a giugno?). Il suo volto accartocciato stava lì, ma a ben guardarlo mi sembrava più disteso, più sereno.

La vita non è stata molto generosa con te, Mauro.

Ciao, amico.

27 dicembre 2008 Posted by | Storie ordinarie | | 8 commenti

Caos calmo

E così è passato anche questo Natale.

Non è stato un granché, a dire la verità. Stamattina mi si è allagato un bagno, inquantoche non avevo inserito bene il filtro della lavatrice, e così ho dovuto asciugare e ramazzare. A mezzogiorno ho ingurgitato un menù metà ucraino e metà emiliano. Poi sono andato a trovare mio padre e infine mi sono visto questo film, Caos calmo, che ovviamente mi ero perso alla sua uscita al cinema.

caoscalmo_2Il film non mi è dispiaciuto, a dire la verità. Belle le figure di contorno al protagonista, ma qualcuno dice che per comprenderlo appieno bisognerebbe leggere il libro dal quale è (liberamente) tratto.

Già, non sempre il dolore arriva, quando dovrebbe. A volte non arriva perché non c’è proprio; perché è annegato nell’indifferenza, nell’abitudine.

Non so perché, ma il film l’ho legato ad un episodio che mi è accaduto proprio oggi.

Nel primo pomeriggio ho pensato di inviare un sms di auguri ad alcuni amici e amiche. Ho composto il testo e l’ho spedito ai diversi indirizzi (quando la rete si è disintasata).

Mi hanno risposto tutti, ma il fatto curioso è che, oltre a restituire gli auguri, ne hanno approfittato per raccontarmi, seppure brevemente, alcuni fatti loro che non c’entravano niente con il mio messaggio. Mi è sembrato, insomma, che avessero una gran voglia di raccontare queste cose a qualcuno, proprio il giorno nel quale erano insieme ad altre persone, con le quali, evidentemente, dovevano parlare d’altro. Sembravano sfoghi, insomma, più che dialoghi.

Volevo rispondere, come fa ad un certo punto Moretti nel film, a me non me ne frega niente dei fatti vostri, lasciatemi stare.

Ma, si sa, a Natale si è tutti più buoni…

P.S.: da giovane, ero pazzamente innamorato della bionda degli Abba, e a rivederla oggi, non è che avessi cattivi gusti…

26 dicembre 2008 Posted by | Film, Musica, Un po' di me | | 11 commenti

Sesso, sette minuti possono bastare

Sesso, 7 minuti possono bastare.

orologioSecondo i sessuologi americani è questa la durata ideale di un rapporto sessuale, anche se una performance superiore ai 3 (e qui chissà quanti uomini tireranno un sospiro di sollievo!) può considerarsi adeguata

Un rapporto sessuale quanto deve durare, per essere considerato soddisfacente e appagante? Chissà quante donne, ma anche uomini, se lo saranno domandato almeno una volta nella vita. La risposta scientifica arriva da una ricerca recentemente pubblicata sul Jurnal of Sexual Medicine, che ha stabilito: l’amplesso ideale dura tra i 7 e i 13 minuti. Ma attenzione. Una performance sessuale comunque superiore ai tre minuti (e qui chissà quanti uomini tireranno un sospiro di sollievo!) può considerarsi adeguata.

Ora, tenuto conto che la durata media europea dell’amplesso è tra i 7 e i 9 minuti, i tempi stimati dai sessuologi americani, sono da considerarsi, anche senza troppi sforzi, alla portata di tutti e più che raggiungibili da un buon numero di coppie. L’importante però è aver ben presente che la camera da letto non è il set di un film a luci rosse. Dunque la parola d’ordine è non strafare, non esagerare. «Dobbiamo superare gli stereotipi imposti dalla pornografia e dalla cultura popolare, che generano aspettative irrealistiche e quindi insoddisfazione», spiegano gli psicologi Eric Corty e Jenay Guardiani della Penn State University.

Ricerche precedenti avevano infatti sottolineato come la maggior parte delle donne e degli uomini intervistati esprimevano il desiderio di avere rapporti sessuali superiori alla mezz’ora. Tempistica ritenuta dai sessuologi esagerata. Dal punto di vista medico si può infatti definire insufficiente un rapporto che abbia una durata inferiore ai tre minuti, dalla penetrazione all’eiaculazione. Ed eccessiva una superiore ai 13. Resta comunque un problema.

Una volta stabilita la durata ideale dell’amplesso perfetto, ognuno di noi deve confrontarsi con ciò che considera soddisfacente per se stesso. In generale però si può affermare che la durata non é importante, visto che fare l’amore non è una gara, ma un momento di fusione tra due corpi. Quindi tra durata e intensità, è meglio sempre privilegiare la seconda. Ciò che importa non è dunque quanto si dura, ma quello che si è capaci di dare in termini di soddisfazione ed emozioni al proprio compagno e che entrambi i partner possano godere di un bel momento.

Marcella Gaudina (Da Libero News)

Ora, quello che mi chiedo io è: ma nei sette minuti, è compreso anche il tempo di viaggio?

23 dicembre 2008 Posted by | Manate di erudizione, Pensieri disarcionati, Questa poi..., Sani principi, Storie ordinarie | 14 commenti

Io non ho mai rubato

Io ho fatto l’amministratore comunale per vent’anni ma non ho mai rubato.

Ho rifiutato per due volte di fare l’assessore per non sedere allo stesso tavolo con persone che reputavo poco affidabili, per lo più socialisti, che ora stanno in Forza Italia e nel Partito Democratico.

Ho esercitato le mie funzioni guardando a quelli che ritenevo essere gli interessi della collettività.

Non ho mai truccato appalti, né concorsi.

Non ho mai chiesto voti per me, ma per il mio partito o la mia lista.

Ho applicato le regole e anche esercitato le mie prerogative discrezionali, ma non nel mio interesse o dei miei amici e me ne sono sempre assunto la responsabilità, senza cagarmi addosso come i miei colleghi.

aquilaSe avessi rubato, non avrei potuto guardare a testa alta mio padre, che si è spaccato la schiena per farmi studiare e nemmeno mia figlia, alla quale devo pur dare qualche buon esempio.

Vivevo modestamente prima e vivo modestamente adesso, con i soldi del mio lavoro.

Avrei potuto pubblicare i miei estratti conto bancari senza temere alcunché.

Avrebbero potuto intercettare tutte le mie telefonate.

Le cose poco chiare non le ho condivise, anche se poi gli altri sono andati avanti ugualmente per la loro strada.

Qualche truffa l’ho scoperta e denunciata, anche se gli altri l’hanno seppellita sotto la loro codardia.

Ora che stanno arrestando a tutto spiano amministratori locali, anche di centro-sinistra, mi vergogno di fare parte del loro stesso partito. Spero che Veltroni abbia la forza e il coraggio di fare veramente pulizia, ma ho poche speranze.

Ma ho ancora meno fiducia nei magistrati.

Qui da me non si sono visti, eppure sono accaduti fatti ben più gravi di quelli di Napoli.

Preferisco un politico corrotto, che almeno si può mandare a casa. E comunue si può sempre non votarlo e non ti fa andare in galera anche se sei innocente.

E mi fanno ridere quelli che parlano dei politici come di una casta: come se si eleggessero da soli. La gente che li vota non è meglio di loro.

E non sono una casta i magistrati, i medici, le forze dell’ordine, i banchieri e chi più ne ha più ne metta?

E smettiamola una buona volta di piangerci addosso.

E mo’ vado a letto, perché oggi mi sono veramente girati i coglioni…

17 dicembre 2008 Posted by | Politica, Sani principi, Storie ordinarie, Un po' di me | | 23 commenti

Labora et labora

indaffarato1Settimane di lavoro convulso, incasinato, spasmodico, nervoso, rabbioso, incalzante, vertiginoso, infaticabile e chi più ne ha, più ne metta.

E il fisico che non cede.

Non parlo di influenza (da anni non so nemmeno cosa sia), ma nemmeno un piccolo raffreddore, una tossicchiotta, un mal di testa, un foruncolo…

Perché fino ad alcuni anni fa ero abbonato ad almeno una decina di raffreddori all’anno, oltre alla solita influenza, e adesso più niente?

E’ un segno di vecchiaia?

Boh…

P.S.: ieri sera la piccolina ha avuto una uscita calcistica:

“Papà, io tengo dell’Atalanta”.

“Eh???”

16 dicembre 2008 Posted by | Storie ordinarie, Un po' di me | | 11 commenti

Le chiavi di casa

Ieri sera durante la cena e nel dopo cena ho visto questo film di Gianni Amelio, registrato alla TV mesi fa, forse l’anno scorso.

Guardare vecchi film registrati alla TV è una cosa che mi piace molto in certi momenti. Forse un giorno ne riparlerò. Forse…

Comunque ieri sera mi sono detto: invece di spararmi i soliti TG con le solite notizie da quattro soldi, commentate con il nulla dai soliti politici da due soldi, vediamoci un po’ questo film, dai.

chiavi di casaLe chiavi di casa è un film di Gianni Amelio del 2004, dedicato a Giuseppe Pontiggia e liberamente ispirato a un suo libro.

Narra di un giovane padre che incontra per la prima volta, a quindici anni dalla nascita, il figlio disabile e lo accompagna a Berlino in una clinica, per effettuare alcune terapie. La madre è morta durante il parto e lui ha sempre rifiutato di vedere il figlio.

Durante il viaggio, la permanenza a Berlino, un successivo viaggio nei paesi nordici e il ritorno a casa, il padre si affeziona al figlio, ma si sente incapace di affrontare quella situazione. Il figlio è buono, allegro, desideroso di essere autonomo come tutti i ragazzi.

Durante la permanenza in clinica il padre conosce la madre di una ragazza disabile di vent’anni. Dapprima si chiavi di casa 2vergogna di dirle che è il padre del ragazzo, poi si sfoga e lei cerca di metterlo in guardia su quanto l’aspetta (“La sua malattia lo proteggerà dagli altri. Preparati tu a soffrire“).

Ho letto commenti contrastanti su questo film, per cui me ne fregherò e dirò quello che ho sentito io.

A me è piaciuto.

Certo, non è un capolavoro, ma è un film toccante. In due-tre occasioni mi è scappata qualche lacrimuccia (ma sarà stata colpa della stanchezza, del troppo lavoro, del minestrone troppo caldo, ecc.). Forse manca un po’ di spontaneità.

Kim Rossi Stuart (il padre) e Charlotte Rampling (la madre della ragazza disabile) se la cavano bene. Andrea Rossi (il figlio Paolo) l’ho trovato bravissimo e spontaneo. E non lo dico perché è un vero disabile e quindi bisogna avere un occhio di riguardo: alcune sue espressioni sono semplicemente eccezionali.

Durante l’attesa della metropolitana la madre della ragazza, che per tutto il film appare misurata e comprensiva, ma anche rassegnata, confida un terribile segreto: da quando è nata, vent’anni prima, ha curato la figlia giorno dopo giorno, anno dopo anno. A volte la osserva nel sonno e si trova a pensare: “perché non muori?

La scena finale è commovente: nel viaggio in auto verso casa, per la prima volta il padre perde per un attimo la pazienza con il figlio che continua a toccare il volante. Allora si ferma e scende. Il figlio, con tutte le sue difficoltà, scende pure lui, gira intorno all’auto, raggiunge il padre e lo consola.

Le chiavi di casa è un film che riconcilia un po’ con il mondo. Valeva la pena vederlo.

13 dicembre 2008 Posted by | Film | | 8 commenti

Aiko: era ora!

aiko_tanaka02_lee_kohseAiko: la fidanzata perfetta (e perché non moglie? – aggiungo io): ha vent’anni, è un’ottima donna di casa e parla poco.

Non capisco cosa si possa chiedere di più…

L’unico difetto: è un robot.

(Difetto?).

L’ho sempre detto che i giapponesi sono un grande popolo!

(Vabbeh, ho capito. Potevano anche farla muta, ma non tutti sono perfetti…)

12 dicembre 2008 Posted by | Pensieri disarcionati, Questa poi..., Sani principi, Storie ordinarie | , , , | 7 commenti

Immacolata concezione (ovvero: spicciolame di religione tra il secondo e lo yogurt)

immacolataUn angelo che si chiamava Michele è andato dalla Madonna.

“Te che cosa vuoi da me?” gli ha detto lei.

Poi lo ha invitato in casa a mangiare.

Poi lui se n’è andato e non sono stati più amici.

Alle prossime udienze vado io a “colloquio” con l’insegnante di religione…

P.S.: Michele? Sarà mica quello della pubblicità dell’whisky, eh?

9 dicembre 2008 Posted by | Notizie dal mondo fatato, Questa poi..., Religione, Storie ordinarie | , , | 16 commenti

Immaginate…

… di tornare dal lavoro un venerdì pomeriggio, uno dei tanti venerdì pomeriggio che avete accumulato nella vostra vita.

ombraImmaginate di avere davanti, come sempre, un lungo, lento, interminabile fine settimana colmo di attività banali e di solitudine.

Immaginate di fare la doccia, come tutti i venerdì, non per prepararvi ad uscire ma soltanto per tentare di lavarvi via di dosso la disperazione di tutta una settimana.

Immaginate, mentre vi state asciugando, di aprire la porta del bagno per fare uscire il vapore e d’un tratto, abbassando lo sguardo, di vedere che la vostra ombra si stacca da voi, percorre il corridoio, si arrampica sinuosamente lungo le pareti e se ne va. Dopo un attimo di sbandamento (e anche di terrore), iniziate a rincorrerla, cercate di afferrarla, la chiamate, urlate, supplicate, ma non c’è niente da fare: perfino lei vi ha abbandonato.

Che fare? Non si può mica chiedere in giro a parenti e amici se hanno visto la vostra ombra; non si può presentare denuncia di scomparsa alla polizia; non si può chiamare “Chi l’ha visto?”. Verreste presi per pazzi.

E allora?

Non vi resta che cercarla dentro voi stessi, percorrendo a ritroso la vostra vita in un viaggio doloroso e dagli esiti incerti, alla ricerca proprio della vostra ombra, perché sapete che laddove c’è un’ombra deve esserci necessariamente anche una luce che le ha dato vita. E che forse la ridarà anche a voi.

Immaginate che il lunedì mattina, alla fine del vostro viaggio…

Piaciuto?

Beh, non è facile portare avanti una storia così, però io ci provo.

Piano piano… lento lento… tanto non abbiamo altri impegni.

Io e la mia ombra… Ombra! Ombra! Ma dove cavolo ti sei cacciata?

2 dicembre 2008 Posted by | Libri, Racconti, Storie ordinarie | , | 14 commenti