Aquila Non Vedente

Aquila e tutta la sua famiglia (compreso Bibùlo)

Una piccola soddisfazione

Un paio di settimane fa mi è arrivata per posta l’antologia di racconti nella quale ve ne è pubblicato anche uno mio.

Vedere il frutto del proprio lavoro di scrittore, seppure esordiente, pubblicato su carta stampata fa sempre un certo effetto, ma non posso negare che la soddisfazione maggiore rimane quella prossima ventura: vedere il proprio nome in copertina, cioè pubblicare un libro tutto mio.

scrittoreRicordo quando anni fa mi accontentavo di vedere pubblicati i miei racconti sul quotidiano locale o su qualche sito internet.

Poi sono riuscito a pubblicare quattro-cinque racconti su una rivista letteraria e infine da giugno 2007 ad oggi su tre antologie.

Ora sto portando avanti tre lavori contemporaneamente.

Il mio solito libro, quello che devo rivedere completamente, dall’inizio alla fine, possibilmente entro la fine dell’anno (ma non ci riuscirò, lo sento).

Poi un racconto lungo, anche questo già scritto ma da rivedere entro febbraio 2009 (e penso che ci riuscirò), liberamente ispirato al romanzo “La chimera” di Sebastiano Vassalli (l’ispirazione è necessaria per l’editore).

E infine l’ultima “ispirazione” che ho avuto pochi giorni fa, della quale ho scritto solo l’incipit e che deve ancora prendere forma, senza scadenze, senza fretta, una storia (molto autobiografica) che potrebbe prendere forma nei momenti e nei luoghi più impensati. Che forse prenderà vita o forse no (spero soltanto che non si prenda la mia, di vita).

Mi auguro buon lavoro da solo, che ne ho bisogno, anche perché a volte mi viene voglia di buttare tutto al macero (cioè nel cesso)…

24 novembre 2008 Posted by | Racconti, sogni, Storie ordinarie, Un po' di me | | 6 commenti

Peggio dei terroristi alqaidiani…

Si dice (lo dicono gli esperti, mica gli avventori del bar dello sport) che l’attuale crisi economica è dettata anche dal divario che si è creato tra l’economia reale e quella virtuale. L’economia reale sarebbe quella di chi lavora e produce, quella virtuale sarebbe quella dei vari strumenti finanziari creati per spingere la gente a consumare fino all’indebitamento estremo, così qualcuno si arricchisce e qualcuno va in rovina (non è difficile indovinare chi rientra nella prima categoria e chi nella seconda…).

Si dice anche (sempre da parte dei cosiddetti esperti) che per uscire dalla crisi bisogna “spingere i consumi“, cioè spingere la gente a comprare.

Ma comprare cosa? Qualcosa di utile oppure no? Qualcosa di duraturo o di effimero? I telefonini dell’ultima generazione, i videogiochi per i figli, gli abiti firmati e l’auto, al posto di quella vecchia che può tirare avanti ancora qualche anno?

Sì, quando si parla di “spingere i consumi” si parla proprio di questo, cioè di consumismo.

Per “spingere” questi fantomatici consumi si chiede (sempre da parte di questi pseudo-esperti) che stavolta lo Stato (cioè quello Stato che fino a ieri doveva farsi i cazzi suoi e lasciare libero il “mercato”) immetta soldi freschi e sonanti nel sistema.

Come? Garantendo le banche, per esempio, così possono prestare soldi alle imprese (ovviamente secondo le loro procedure, cioè prestando soldi agli amici e agli amici degli amici), oppure riducendo un po’ le tasse alle famiglie, affinché possano “consumare”.

Questi consigli, secondo il mio modesto parere (che sono tutt’altro che un esperto, ma soltanto un povero volatile semi-spennacchiato), sono peggio di un attacco terroristico di Al Qaida.

Ripeto, nel caso in cui non fossi stato capito: dato che io sono un “moderato”, credo che chi diffonde consigli di questo genere fa più danni di un commando di Al Qaida. Se fossi un rivoluzionario direi ben di peggio.

Perché dico questo?

Perché qualche giorno fa è morto un ragazzo di diciassette anni in un liceo in periferia di Torino perché è crollato il soffitto della sua scuola e altri ragazzi sono rimasti feriti, anche gravemente.

Ovviamente è subito iniziato il rimpallo di responsabilità: colpa della Gelmini che ha tagliato i fondi; no, colpa delle Province che devono vigilare; no, colpa dei Comuni che non investono. Finché ieri sera il Berlusca ha detto la sua stronzata di fine settimana: abbiamo stanziato un po’ di soldi (non sapeva neanche quanti) per mettere in sicurezza cento scuole. E ha aggiunto: non è certo la mancanza di risorse che deve fermare questo lavoro.

Non è la mancanza di risorse? E cos’è allora? Come si fa a mettere a norma le scuole se non ci sono i soldi? Con le belle parole? No, perché con le parole i bambini, i ragazzi, gli insegnanti rischiano di morire nelle scuole.

E allora se proprio vogliamo mettere un po’ di soldi per fare girare l’economia, che lo Stato li utilizzi per mettere in sicurezza tutte le scuola d’Italia. Che faccia lavorare i muratori, i falegnami, gli elettricisti, i geometri, gli ingegneri, i vetrai. Sono loro l’economia reale che genera indotto, non i soldi buttati per comprarsi la scheda per mandare duemila sms a Natale. E che compri i computer per gli studenti e faccia fare altrettanto alle famiglie, al posto dei videogiochi. E rilanci l’agricoltura, quella seria, non quella dei truffatori delle quote-latte, perché noi viviamo dei prodotti della terra, per la miseria.

Questo è quello che ho pensato ieri assistendo al dolore dei parenti del ragazzo rimasto ucciso a scuola.

E sapete perché ho più rispetto di più un terrorista di Al Qaida che di questi miseri politicanti? Perché un terrorista uccide persone innocenti ma almeno ci rimette la propria vita. Questi politicanti, invece, ammazzano ugualmente innocenti ma in cambio ottengono un aumento delle loro indennità.

alba

Stamattina, al risveglio con la piccolina, abbiamo trovato un bel panorama imbiancato.

“Voglio telefonare alla nonna” mi ha detto (intendeva la nonna che abita lontano lontano).

“Perché?”

“Per dirle che qui è nevicato”.

“Va bene, prima di uscire per andare a scuola le telefoni. Ma perché vuoi dirglielo proprio stamattina alle sette?”

“Perché se è nevicato anche là, bisogna che guardi bene nella neve se Babbo Natale ha già lasciato qualche regalo…”

“Mattuguarda questa… Sbrigati a fare colazione piuttosto, che altrimenti facciamo tardi!”

“E tu dammi i biscotti.”

“Non ci arrivi da sola a prenderli? Come sei piccolina…”

“Appunto per questo devo mangiare i biscotti: per crescere.”

(Della serie: come non poter avere MAI l’ultima parola…)

24 novembre 2008 Posted by | Guerra al terrore, Politica, Storie ordinarie | , | 5 commenti