Aquila Non Vedente

Aquila e tutta la sua famiglia (compreso Bibùlo)

Ti ricordi, papà? (il libro)

Padri e figlie, un rapporto problematico“, recita il sottotitolo del libro, scritto da Gianna Schelotto e uscito nella primavera del 2005.

L’ho comprato e letto quando mia figlia aveva tre anni e la mia era una situazione familiare “normale”.

L’ho riletto in questo fine settimana, quando mia figlia ha sei anni e la mia situazione familiare è cambiata.

Vorrei riassumere brevemente i contenuti del libro e metterli a confronto, poi, con la mia esperienza personale.

La prima storia d’amore di una donna è quella con il proprio padre e spesso è anche la più complicata. Per crescere, la bambina deve staccarsi dall’unione simbiotica con la mamma, concepire un sentimento profondo per il papà e poi accorgersi che a quel sentimento occorre porre dei limiti. Dall’andamento di questa vicenda dipenderà in larga misura quello degli amori successivi.

Il padre non è meno importante della madre nel formarsi dell’identità femminile.

Se nell’amore materno il figlio si imbatte ancor prima di nascere, quello paterno non è invece un dato acquisito, ma è un processo che cresce, si costruisce e si trasforma negli anni.

La voglia di padre accompagna le donne in ogni momento della loro vita, perché dal padre la bambina impara a conoscere il mondo: il genitore “diverso” diventa per la bambina fonte di scoperte e di meraviglie.

Quando sogna l’uomo della vita, ogni ragazza consulta la sua “mappa” dell’universo maschile, che ha disegnato nel corso degli anni reagendo ai pregi e ai difetti del padre. Ma cosa sia un uomo la donna lo impara soprattutto dalla madre (ahimè!), che passa alla figlia le sue idee e che decide anche la “dose” di padre che la figlia deve assumere. E’ la madre, cioè, a stabilire lo spazio fisico ed emotivo che è disposta a lasciare libero per consentire al marito di esercitare il mestiere di papà.

Dopo la fase dell’innamoramento dei primi anni, vi è il distacco dell’adolescenza, quando la ragazza si aspetta che il padre le conceda il “visto” per oltrepassare la frontiera della femminilità, cioè a diventare donna, senza che questo sia uno strappo.

Un padre amorevole e disponibile consente alla bambina di muovere i primi passi con il mondo maschile, diventa cosciente del proprio valore, riceve conferma della propria femminilità e rafforza la percezione che ha di se stessa.

Se questo non accade, le figlie possono rassegnarsi all’indifferenza e inventare diversi modi per attirare l’attenzione del padre, reprimersi anche per adeguarsi ai suoi desideri, oppure sviluppare sentimenti ostili e astiosi. In entrambi i casi accumulano un fortissimo bisogno di risarcimento affettivo, chiedendolo a mariti e fidanzati che non possono darglielo.

Dal rapporto tra madre e figlia dipende, attraverso l’imitazione, il progressivo formarsi dell’identità di genere, per cui il padre, pur protettivo e premuroso, deve avere slanci affettivi che rimangano nei confini dell’identità maschile, perché è di questo che le figlie hanno bisogno.

C’è tutto un capitolo del libro (il più lungo) dedicato alla disgregazione della famiglia, “Quando il padre se ne va“.

Le immagini di amore e di relazione ereditate dai genitori giocano un ruolo importante nelle persone adulte, che trasformano quel patrimonio emotivo e lo utilizzano nelle relazioni di coppia.

Se nel complesso di Edipo vi è il desiderio di separare i genitori e prendere il posto di quello che viene scacciato, nella separazione questo desiderio diventa realtà che può portare ansie e sensi di colpa. Se poi il genitore desiderato si sceglie un’altra persona come compagna, la sofferenza diventa ancora più acuta.

Il padre e la madre, uniti o separati, rimangono i pilastri insostituibili della crescita umana e i genitori devono garantire ai figli la sicurezza di sentirsi amati.

Considerato che spesso (perlomeno all’epoca del libro) nei divorzi i figli vengono affidati alla madre, per le femmine, che perdono l’oggetto del loro amore (cioè il padre), la situazione diventa più gravosa rispetto ai maschi. Questi ultimi, infatti, realizzano il sogno di avere la mamma tutta per loro, sia pure con gravi danni per la loro maturazione. Le figlie possono sviluppare sentimenti di demolizione o di idealizzazione nei confronti dei padri separati.

Il libro dedica un capitolo anche ai “padri incestuosi” e, alla fine, una bella immagine che racchiude efficacemente tutto il ragionamento: le figlie per crescere hanno bisogno di sciogliere le proprie dipendenze e di allontanarsi dall’universo paterno, portando con sé i doni che il padre ha assegnato loro per il lungo viaggio.

Il libro contiene diverse storie derivate dall’esperienza di psicoterapeuta dell’autrice e non svelo il significato del titolo: si apprende in uno degli ultimi capitoli e lascia… senza parole.

Due piccole curiosità per finire.

Pirandello visse in maniera drammatica il distacco della figlia: le scriveva lettere strazianti nelle quali la pregava di tornare da lui, la supplicava con una ossessività ricattatoria: “Se non torni – le scriveva – non mi trovi più!”.

La figlia di Georges Simenon, invece, si suicidò nel 1978 perché l’innamoramento verso il padre divenne un sentimento distruttivo. “Ti amo così tanto che lotto per riuscire finalmente a esistere” ma da quella lotta uscirà sconfitta: “Non sono più niente, per me non c’è posto. Salvami papà. Sto morendo”.

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19 ottobre 2008 - Posted by | Libri, Notizie dal mondo fatato, Sani principi, Storie ordinarie, Un po' di me | , ,

3 commenti »

  1. la risposta vale per entrambi i post: ascolta aquila al di là di quello che dice il libro sono sicura che tu riuscirai ad essere un’ottima “mamma”, per fare la mamma non occorre essere donna, occorre avere alcune caratteristiche che anche un maschietto può avere: dolcezza, comprensione, complicità tanta complicità, e poi pazienza, un po’ (non molto) di abnegazione e la mamma è fatta….per i dolci compra un bel bimby e il gioco è fatto, parola di mamma. La tua piccola capirà presto quello che hai fatto per lei! Naturalmente devi fare anche il papà, ma per questo penso non hai bisogno di consigli…Quante volte a causa di separazioni non proprio volontarie il genitore superstite ha dovuto incarnare entrambe le figure…ne conosco molti e ti assicuro che i risultati sono stati eccellenti….
    scusa anche questo trapela dai tuoi post: ma la situazione è proprio “compromessa”?

    Commento di fiorella01 | 20 ottobre 2008 | Rispondi

  2. scusa volevo anche dirti che spesso il ruolo del papà è determinante non solo con le relazioni maschili, ma con le relazioni in genere…pensa che se io fossi stata influenzata da mia madre sarei stata pessimista e scostante, fortunatamente ho ereditato da papà, che porto sempre nel mio cuore, l’allegria, l’ottimismo , la giovialità, se fosse stato per mia madre avrei odiato gli uomini, invece ho imparato a rapportarmi con loro (tre figli maschi e un marito pensa te…)

    Commento di fiorella01 | 20 ottobre 2008 | Rispondi

  3. 3 volte… ho letto 3 volte… e devo ancora assorbire… pensa quanta paura ho dietro!!!!
    Non credo che le ns teorie siano opposte… ma ho bisogno di elaborare io… leeeeeenta!
    Il libro è perfetto per me adesso, sono proprio sul pezzo! Grazissime per questa preziosa condivisione. I miracoli dei blog…

    Commento di nelsoncocker | 9 gennaio 2010 | Rispondi


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