Aquila Non Vedente

Aquila e tutta la sua famiglia (compreso Bibùlo)

La scelta di Sergio Cofferati (e la mia).

Sergio Cofferati, sindaco di Bologna, ha comunicato che non intende ricandidarsi alla medesima carica per motivi personali, in quanto la sua famiglia vive a Genova e non gli è possibile stare così lontano da suo figlio di un anno e nemmeno fargli fare avanti e indietro tutte le settimane.

Ovviamente si sono subito scatenate le illazioni sul vero motivo della sua scelta e sul suo futuro.

Io non so se il vero e unico motivo sia questo oppure se ve ne siano altri, subordinati. Questo lo saprà lui e chi di dovere. Io credo che Cofferati sia una persona seria (indipendentemente dalle scelte che ha fatto e dalle sue idee), molto più seria di tanti altri politici e mi spiace se abbandona definitivamente la politica.

La sua scelta, però, non può non farmi ricordare la mia, compiuta nel 2004, dopo anni di attività come assessore e nel mio partito.

Dopo oltre vent’anni di attività politica, ho deciso di smettere e, malgrado non ci credesse nessuno, ho mantenuto ferma la mia decisione prima e dopo averla compiuta.

Il primo motivo per il quale ho abbandonato la politica è che non sopportavo più l’idea di perdere tempo in attività e riunioni inutili, sottraendolo alla mia famiglia e a mia figlia in particolare. Sottolineo il termine “perdere tempo”, che vuol dire sprecarlo, cioè fare in due ore quello che un insieme normalissimo di persone farebbe in mezz’ora (e ci sarebbe pure lo spazio per un caffè).

Il secondo motivo è che non sopportavo più alcune regole, create dai politici. Quali regole? Per esempio quella che tra una persona intelligente che la pensa diversamente da me e una stupida che la pensa come me, devo allearmi con la seconda. Per esempio quella che non bisogna mai dire quello che si pensa, ma quello che conviene. Per esempio che bisogna evitare di fare capire agli altri quello che si sta facendo e via dicendo. La politica è la tecnica per governare la società, non può e non deve essere un gioco di prestigio.

Il terzo motivo è che non sopportavo più i politici: arrivisti, ignoranti, bugiardi, vigliacchi. Soprattutto la loro vigliaccheria mi stava particolarmente indigesta: gente che se la fa sotto se deve assumersi la responsabilità di scelte difficili e preferisce scaricarle sugli altri.

Il quarto motivo è che due anni prima del mio abbandono sono stato coinvolto in una “storiaccia”. Ne sono stato coinvolto nel senso che l’ho scoperta e denunciata, anche se riguardava una persona della nostra parte. I miei colleghi coglionazzi hanno preferito insabbiare tutto, salvo prenderla successivamente “in quel posto”, ma ben gli sta (anzi, posso dire che la “penetrazione” è stata particolarmente dolorosa).

E ora sono qua.

Mi manca la politica? Sì, un po’ mi è sempre mancata, ma ormai la mia strada è un’altra.

Io ormai mi sento a tempo pieno così:

aquila calva

Arrivederci a lunedì (stavolta sul serio).

10 ottobre 2008 Posted by | Politica, Sani principi, Storie ordinarie, Un po' di me | , , | 9 commenti