Aquila Non Vedente

Aquila e tutta la sua famiglia (compreso Bibùlo)

Colpa della frittata?

Quante frittate mangia in media ogni individuo nel corso della sua vita?

Sicuramente ci sarà qualche sfaccendato che ha fatto una statistica del genere (non avendo niente di meglio da fare), ma io finora questa notizia in rete non l’ho trovata.

E a che mi serve una informazione del genere?

Non è che mi serva a molto, a dire la verità, ma sabato a pranzo, alle 12,54 per la precisione, mentre stavo mangiando l’ultimo pezzo della mia frittata, mi è sorto prepotente un dubbio, che con il passare delle ore è diventata una quasi-certezza: ma io sono forse un imbecille?

Uno che c’ha quasi cinquant’anni; che apre un blog e si fa chiamare “aquila non vedente”; che scrive insulsi raccontini e che c’ha nel cassetto da quasi tre anni e mezzo un libro che probabilmente non finirà mai di scrivere; che se finirà di scriverlo non lo leggerà mai nessuno; che gli si è sfasciata la famiglia; che sta perdendo colpi sul lavoro perché pensa ad altro; che è completamente solo, beh, uno così come si chiama?

Imbecille?

Sono andato a vedere sul dizionario.

Imbecille: affetto da imbecillità. Detto di persona che si rivela poco intelligente negli atti e nelle parole. Scemo, stupido.

Non contento di questa definizione, sono andato a vedere quella successiva.

Imbecillità: insufficienza congenita nello sviluppo psichico, meno grave dell’idiozia.

A questo punto mi sono chiesto: e se invece fossi proprio idiota? Poi ho letto la definizione di idiozia (Grave ritardo nello sviluppo mentale) e mi sono convinto che forse sto a metà strada tra le due cose (forse).

Cosa c’entra in tutto questo la frittata? C’entra nel senso che da bambino mia madre mi ripeteva spesso che avevo preso la passione per la frittata dalla nonna materna, che ne mangiava quintali, ma in realtà io la frittata la odiavo.

La mangio oggi perché sono io che decido se, quando e come cucinarmela.

P.S.: se avessi la capacità di scrivere la storia della mia vita, al confronto “La solitudine dei numeri primi” sarebbe come il fuoco di un fiammifero di fronte al crollo delle torri gemelle a New York nel 2001.

Dico questo forse perché oggi mi pesa, mi pesa tremendamente questa solitudine che si taglia con il coltello, che potrei affettarla e farmici un panino, che potrei sdraiarmici sopra a mò di sofà…

Ma domani è un altro giorno.

7 ottobre 2008 Posted by | Musica, Pensieri disarcionati, Questa poi..., Storie ordinarie, Un po' di me | , , | 13 commenti