Aquila Non Vedente

Aquila e tutta la sua famiglia (compreso Bibùlo)

La chimera

Ho terminato la lettura del libro di Sebastiano Vassalli “LA CHIMERA“.

Devo dire subito che è uno dei libri più belli e più coinvolgenti che abbia letto.

Il libro ha vinto il premio Strega nel 1990 e, come ho già scritto in precedenza, a confronto del vincitore di quest’anno (“La solitudine dei numeri primi” di Paolo Giordano), viene da chiedersi quale tracollo abbia mai subito la letteratura italiana.

LA CHIMERA è un romanzo storico, ambientato nella bassa novarese e in particolare a Zardino, un paese che oggi non esiste più. Narra la storia di Antonia, una ragazza vissuta tra il 1590 e il 1610, anno nel quale viene denunciata, accusata, processata, torturata e bruciata sul rogo in quanto strega, la “strega di Zardino“.

Mi è bastata la lettura della prima mezza pagina del libro per pensare: “Cacchio, questo sì che è uno scrittore!” La prosa di Vassalli è piena ma non pesante. I paragrafi possono durare anche più di una pagina ma si leggono d’un fiato. Le soluzioni stilistiche dell’autore a volte si fanno un baffo delle regole che di solito vengono sciorinate a noi scrittori esordienti.

Antonia Renata Giuditta Spagnolini (questo il suo nome completo), inutile dirlo, non è affatto una strega. E’ una esposta cioè una trovatella, lasciata neonata all’ingresso della Casa di Carità di San Michele a Novara. Per dieci anni Antonia vive con le suore, poi viene adottata da una famiglia di brave persone di Zardino.

Ma Antonia cresce troppo bella, rifiuta la corte dei giovanotti del paese, è una sciupamorosi, si innamora di un camminante (un vagabondo dell’epoca), tutti comportamenti anomali che portano alla sua denuncia in quanto strega.

Domina in tutto il romanzo la presenza ossessiva della Chiesa e dei preti, delle loro prediche ai contadini con annesse continue richieste di denaro, del tormento del sesso, sfogato contro le streghe, guarda caso nella maggioranza dei casi “comari grassottelle e bellocce, comprese tra i trenta e i cinquant’anni“, non mancando tra loro le giovanissime, come Antonia o le bellissime come Caterina Medici.

Vassalli dedica pagine mirabili ad alcune figure della storia e del tempo: il vescovo di Novara Bascapè, il parroco di Zardino Don Teresio, la gente di risaia, il pittore di edicole, gli inquisitori. E, da ultimo, il boia, l’unico che ha pietà di Antonia e, di nascosto, si fa preparare “qualcosa che io solo posso ottenere, e io solo so. Bruciare vivi è la morte più orrenda che ci sia e io non credo di togliere nulla alla pena che i giudici hanno stabilito per la strega togliendole un poco di quella capacità di intendere che è anche capacità di soffrire.”

Il libro di Vassalli dovrebbe essere letto a scuola, insieme al polpettone manzoniano (o magari al suo posto, perché no?).

La figura di Antonia rimane nel cuore e nell’anima, perché, come scrive Carlo Bo “Le passioni, le colpe, i delitti dell’umanità restano fissati per sempre“.

3 settembre 2008 Posted by | Libri, Religione | , | 11 commenti

Esaltante!

Pensavate che mi fossi schiantato, eh?

E invece no, sto ancora qui.

Beh, non ho fatto proprio così, ma insomma…

Checcevoletefà… L’omo è omo, la donna è donna, ma la moto è sempre la moto!

3 settembre 2008 Posted by | Storie ordinarie | , | Lascia un commento