Aquila Non Vedente

Aquila e tutta la sua famiglia (compreso Bibùlo)

Il ritorno

Sono tornato dalla mia settimana adriatica.

Sono tornato ieri per la verità, ma soltanto stamattina c’è stata l’immersione vera e propria nella vita quotidiana.

Che dire della vacanza marinara?

Beh, sappiamo che sulla riviera adriatica si possono comprare tante cose (avendo i soldi). L’unica cosa che non si può acquistare è lo spazio: tutto è tremendamente stretto; dappertutto è stato costruito qualcosa, ogni anfratto è stato utilizzato.

A dire la verità la prima cosa che mi ha colpito, soprattutto in spiaggia, è stato l’alto numero di ombrelloni vuoti: circa un terzo del totale. Sarà l’effetto della crisi? Anche nei negozi non è che ci fosse molta gente. E non vi erano neppure code in autostrada.

La cosa che ha funzionato meglio è stata l’animazione per i piccoli, sia in albergo sia in spiaggia: la piccolina non è rimasta ferma un minuto tra giochi, balli, canti, eccetera. E ovviamente quando finiva l’animazione chi subentrava? Indovinate un po’…

E anche l’albergo è stato all’altezza del prezzo pagato, con l’unica eccezione della porta-finestra della stanza che dava sul retro dell’edificio. Niente vedute mattutine del mare, pazienza…

Stamattina c’è stato invece il rientro vero e proprio nella normalità quotidiana (o nella quotidianità normale). L’auto, che inizia a fare qualche bizza: cambiarla oppure no? La casa da pulire e sistemare: devo comprare la cameretta per la piccolina. La spesa, 70,18 euro: ma cosa ho comprato di extra? Niente, per la miseria, assolutamente niente. I panni da lavare e poi da stirare. La moglie che viene a prendere la piccolina: la guardo e non so bene cosa provo. Una volta lo sapevo, per la miseria, altroché se lo sapevo! Il pranzo da preparare e i piatti da lavare. Il lavoro: forse un rientro anticipato o forse un’altra settimana di ferie, come programmate. La scuola che inizierà fra 15 giorni e i relativi problemi organizzativi. Mia madre, che peggiora sempre un po’ di più e che oggi pare proprio non sapere dove si trova. La badante mi ha detto che in questi giorni al mattino vuole andare a scuola e durante il giorno non parla più di me o della piccolina, ma soltanto del suo fratello più piccolo, morto circa 25 anni fa e del padre.

E per finire la mattinata, una visita al cimitero da mio padre e un leggero, incontenibile pianto liberatorio.

“Papà” è una parola che mi manca tremendamente da pronunciare.

P.S.: durante una passeggiata serale la piccolina, mentre divorava un gelato (perché la sua bocca deve sempre essere in movimento: per parlare, cantare, urlare o mangiare) mi ha detto: “Io da grande voglio un bambino. Uno solo, perché non voglio curarne cento (evidentemente tra uno e cento non ci sono mezze misure). Ma non voglio farmi tagliare la pancia, voglio farlo uscire da dove mi hai detto tu.”

Beh, almeno su una cosa c’ho beccato…

31 agosto 2008 Posted by | Storie ordinarie | , | 14 commenti