Aquila Non Vedente

Aquila e tutta la sua famiglia (compreso Bibùlo)

ACCAREZZA(MI) – 2^ parte: il copione.

Un discorso a parte merita il capitolo 4 del libro “ACCAREZZA(MI) – La mamma non ha sempre ragione“, “Il copione“.

Sembra che nella nostra vita ci sia un filo conduttore, un binario prestabilito che ci porta a percorrere sempre le stesse strade.

E’ il nostro copione di vita, quello che abbiamo iniziato a scrivere da neonati, quando abbiamo bisogno di una strategia di sopravvivenza. Per esempio, se capisco che i miei genitori si accorgono di me soltanto quando combino guai, cercherò di combinarne tutte le volte che vorrò avere la loro attenzione.

C’è un esempio nel libro che mi ha colpito.

Scrive l’autrice che le decisioni che vengono prese nell’infanzia sono illogiche e poco ancorate alla realtà, proprio perché prese sulla base dell’interpretazione della realtà da parte di un bambino di 4-5 anni.
Il bambino ragiona con una logica che va dal particolare al generale, per cui se troppo spesso la mamma non accorre al suo pianto, lui non concluderà “della mamma non ci si può fidare”, bensì “delle donne non ci si può fidare” (eh già… si imparano presto le cose della vita…).

Secondo Berne, vi sono:
i principi, cioè quei fortunati che si sono scritti un copione vincente, cioè riescono a realizzare i loro obiettivi e si sentono felici e appagati;
i ranocchi sono coloro che hanno un copione perdente. Costoro possono anche ragiungere i loro obiettivi, ma non se li godono;
– poi ci sono i banali, che hanno un copione non vincente, ma conducono un’esistenza senza grandi successi ma anche senza fallimenti; senza grandi gioie e senza grandi dolori.
E facile distinguere un vincente da un perdente, basta chiedergli cosa farebbe se perdesse:
– un vincente lo sa, ma non lo dice;
– un perdente non lo sa, ma parla sempre di quando vincerà.
Il perdente punta tutto su un’unica opzione, e così perde, mentre il vincente ha sempre tante opzioni. Un banale a volte perde a volte vince, ma mai tanto, perché non rischia.

L’autrice scrive poi che pare che vi siano soltanto sei principali modelli di copione, ai quali Berne ha dato ad ognuno di essi il nome di un mito greco.

IL COPIONE DI ERCOLE: FINCHE’

Il motto di questo copione è: “non può succedere qualcosa di bello, finché non è finito qualcosa di brutto“.

Queste persone sono riconoscibili anche dal modo di parlare: inseriscono sempre delle parentesi nel discorso, interrompendosi a metà frase per inserire un’altra idea.

IL COPIONE DI DAMOCLE: DOPO

E’ l’opposto del copione precedente. Il motto è: “posso divertirmi oggi, ma dovrò sicuramente pagarlo domani“.

E’ il classico copione di chi non riesce mai a godersi alcun momento della vita.

Queste persone parlando tendono ad iniziare il discorso con una nota alta, per proseguire poi con note basse, tipo: “stanotte ho dormito benissimo… ma poi ho avuto una giornataccia e adesso sono veramente distrutto“.

IL COPIONE DI TANTALO: MAI

Il motto è: “io non potrò mai avere quello che desidero di più“.

Queste persone tendono a raccontare continuamente i loro guai e sono convinti di non poter risolvere i loro problemi, ma non fanno niente per provarci.

IL COPIONE DI ARACNE: SEMPRE

Qui il motivo conduttore è: “perché mi succede sempre questo?

Queste persone ripetono in continuazione gli stessi errori o le stesse scelte sbagliate.

Quando parlano, tendono a partire per la tangente e passano da un argomento all’altro.

Una variante di questo copione è quella di rimanere dentro la scelta primaria, anche se insoddisfacente, e continuare a lamentarsene (nella foto, Aracne è il ragno, ma ho preferito mostrare anche la Dea Minerva, perché non vorrei che si arrabbiasse e trasformasse pure me in un’aquila. E poi comunque è meglio del ragno…).

IL COPIONE SISIFO: QUASI

In questo caso le persone dicono: “ce l’ho quasi fatta” e ogni volta che sono vicini ad un obiettivo, fanno in modo che qualcosa vada storto per ritrovarsi con un pugno di mosche in mano.

Una variante è quella di chi riesce ad arrivare sulla cima, ma invece di godersi il risultato raggiunto, si mette subito alla ricerca di una montagna più alta.

Le persone del primo caso cominicano una frase, poi cambiano argomento e si interrompono completamente.

Le persone del secondo caso fanno un elenco di cose positive, per chiudere con qualcosa di negativo: “è una bellissima giornata, siamo in piena primavera e c’è già caldo… mi prenderò sicuramente l’influenza“.

IL COPIONE DI FILEMONE E BAUCI: A FINALE APERTO

In questo caso il motto è: “una volta arrivato ad un certo punto, non so più cosa fare dopo“.

E’ un copione al quale mancano le frasi finali ed è tipico di coloro che, raggiunti gli obiettivi, crollano perché non sanno cos’altro fare.

Tutti noi abbiamo uno schema di copione che corisponde ad uno di questi sei modelli.

In alcuni casi può esserci un modello predominante e uno secondario e allora le cose si complicano (ettepareva…).

Qual’è il mio copione?

Calma, calma…

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10 agosto 2008 - Posted by | Libri, Un po' di me |

2 commenti »

  1. Ok da oggi mi puoi chiamare Tantalo 😉
    Comunque vederlo scritto nero su bianco mi sembra un’immagine di me ancora più triste, anche se vera. 😦
    A.

    Commento di a77 | 11 agosto 2008 | Rispondi

  2. […] ACCAREZZA(MI) – 2^ parte: il copione. August 2008 1 comment […]

    Pingback di 2010 in review « Aquila Non Vedente | 4 gennaio 2011 | Rispondi


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