Aquila Non Vedente

Aquila e tutta la sua famiglia (compreso Bibùlo)

Una strada…

Una strada che conduce alla scuola della piccolina.

Una strada percorsa centinaia di volte.

Una di quelle strade nelle zone “di frangia” del paese. Chiamano così quelle zone a ridosso del centro storico, caratterizzate da condomini e villette costruite nel dopoguerra. Costruzioni anonime, ravvicinate, quasi incollate l’una all’altra. Quando ero assessore all’urbanistica da una indagine effettuata dall’ufficio tecnico comunale risultò che queste zone si stavano svuotando. La gente cercava una migliore qualità del vivere e dell’abitare nelle zone di espansione, oppure nel centro storico stesso.

Una strada che non sollecita particolari riflessioni, semplicemente una strada come tante altre, con le auto parcheggiate tutte in fila da una parte e lo spazio troppo stretto per consentire un agevole doppio senso di marcia.

Oggi c’è un’auto parcheggiata davanti ad un piccolo, scialbo condominio, in seconda fila.

Un’auto che obbliga a proseguire a passo d’uomo.

Un’auto che sollecita qualche invettiva verso chi pensa, come tanti, che la strada sia di sua proprietà.

Un’auto, oltretutto, con lo sportello posteriore aperto e un uomo che sta tirando fuori qualcosa, a fatica.

Ecco che dallo sportello aperto spuntano fuori due gambe ossute, ciondolanti, prive di vita, che terminano con due piedi che paiono non sapere qual è il davanti e il didietro.

E dopo le gambe spunta il resto del corpo, altrettanto ossuto e mingherlino. Le braccia attorcigliate attorno al collo dell’uomo, un abbraccio vitale, un abbraccio che pare quasi la consegna della propria vita nelle mani dell’altro.

Avanzo piano con l’auto e i suoi occhi si piantano nei miei. Sono occhi grandi, che vorrebbero parlare, comunicare, chiedere spiegazioni. Sono occhi che mi entrano dentro, che spazzano via le mie insofferenze, le mie insoddisfazioni, i miei dolori.

Dov’era la Natura?

Dov’era Dio, se c’era?

Che stavano facendo? Si erano distratti un attimo?

Non è giusto, mi assumo la responsabilità di pensarlo e dirlo.

NON E’ GIUSTO.

La piccolina sale in auto come al solito.

La stessa strada ripercorsa in direzione opposta.

Non vi sono più auto parcheggiate in seconda fila.

Tutto è tornato invisibile.

“Papà, andiamo a fare un giro con la mia bicicletta sulla strada?”

“Sì.”

25 luglio 2008 - Posted by | Pensieri disarcionati, Storie ordinarie, Un po' di me |

3 commenti »

  1. Ci sono tante cose non giuste che ci circondano, purtroppo ad alcune di esse niente e nessuno può porre rimedio 😦
    A.

    Commento di a77 | 25 luglio 2008 | Rispondi

  2. Dici che non c’è due senza tre? 😉
    A.

    Commento di a77 | 25 luglio 2008 | Rispondi

  3. Ci sono mille strade dietro alle quali si nascono storie che non sono giuste. Tutte altrettanto invisibili. E silenziose.

    Commento di collezionediuomini | 25 luglio 2008 | Rispondi


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