Aquila Non Vedente

Aquila e tutta la sua famiglia (compreso Bibùlo)

Le donne preferiscono la vasca idromassaggio (e fosse solo quello…)

Roma, 24 lug. – (Adnkronos/Ign)

E’ giunta l’ora di dire addio alle cene romantiche. Meglio trascorrere una serata all’insegna del relax.

Il 30% delle donne considera la vasca idromassaggio il luogo ideale per fare l’amore.

A rivelarlo è un’indagine di ‘Men’s Health’ condotta su un campione di mille donne e pubblicata nel nuovo numero del periodico.

Alle donne è stata rivolta una semplice domanda, ma gli esiti sono stati molto interessanti: “Dove vorresti provare a fare sesso almeno per una volta?“.

Un desiderio recondito, per il 28% delle donne, è fare sesso in un luogo sconosciuto. Un’anonima stanza d’albergo può rappresenatre un’evasione dagli stress quotidiani, nemici micidiali della libido.

Il 22% vorrebbe farlo ‘uguale ma diverso‘: nel letto ma senza smettere di sperimentare.

Per il 16% delle intervistate, invece, molto stimolante è il camerino di un negozio, visto come il ‘luogo proibito’. Questo desiderio ha anche un interessante fondamento scientifico: lo shopping libera dopamina, l’ormone del benessere, e favorisce l’erotismo.

Lo studio è stato condotto dall’università del Kentucky.

La cucina, seppur considerata scomoda, conserva il suo fascino erotico per il 12% delle donne.

A pari merito, la lavatrice.

L’11% delle intervistate ha rivelato che vorrebbe fare l’amore sospesa in aria, accontentandosi anche di un’amaca.

Posto classico, confermato dal 9%, è l’auto. Preferite ovviamente le familiari spaziose.

Il 6% si rivela amante della natura e lo farebbe nei boschi ma sotto la ‘tenda giusta’.

Non mancano le donne acrobatiche: il 4% non direbbe di no alla palla svizzera ‘fitball’, che oltre a essere ideale per la tonificazione muscolare, potrebbe essere una buona base d’appoggio per fare l’amore.

Una donna su mille ama il rischio: desidera fare l’amore non in treno, ma sulle rotaie.

___Sono queste le notizie che ti fanno supporre di avere sbagliato tutto nella vita.

Sei in un negozio e la dolce signora in tua compagnia entra per la docicesima volta nel camerino per provare una manciata di vestiti e tu rimani fuori a sbuffare? STAI SBAGLIANDO TUTTO!

Improvvisamente le prende la voglia di cucinare e tu, pensando di farle un favore, insisti per andare al ristorante? STAI SBAGLIANDO TUTTO!

La vedi smanettare con la lavatrice e pensi: ecco, adesso tira fuori la storia che si è rotta e bisogna acquistarne una nuova e quindi giri al largo sperando che ti ignori? STAI SBAGLIANDO TUTTO!

La vedi tentare di raggiungere il treno, che sta quasi partendo, attraversando i binari invece di prendere il sottopassaggio e tu le gridi: no! Non si passa di lì, che è pericoloso! La prossima volta alzati prima!

STAI CLAMOROSAMENTE SBAGLIANDO TUTTO!

Ma si sa, noi uomini non abbiamo mai capito un c…

25 luglio 2008 Posted by | Sani principi, Smancerie pseudo-sentimentali, Storie ordinarie | | 28 commenti

Una strada…

Una strada che conduce alla scuola della piccolina.

Una strada percorsa centinaia di volte.

Una di quelle strade nelle zone “di frangia” del paese. Chiamano così quelle zone a ridosso del centro storico, caratterizzate da condomini e villette costruite nel dopoguerra. Costruzioni anonime, ravvicinate, quasi incollate l’una all’altra. Quando ero assessore all’urbanistica da una indagine effettuata dall’ufficio tecnico comunale risultò che queste zone si stavano svuotando. La gente cercava una migliore qualità del vivere e dell’abitare nelle zone di espansione, oppure nel centro storico stesso.

Una strada che non sollecita particolari riflessioni, semplicemente una strada come tante altre, con le auto parcheggiate tutte in fila da una parte e lo spazio troppo stretto per consentire un agevole doppio senso di marcia.

Oggi c’è un’auto parcheggiata davanti ad un piccolo, scialbo condominio, in seconda fila.

Un’auto che obbliga a proseguire a passo d’uomo.

Un’auto che sollecita qualche invettiva verso chi pensa, come tanti, che la strada sia di sua proprietà.

Un’auto, oltretutto, con lo sportello posteriore aperto e un uomo che sta tirando fuori qualcosa, a fatica.

Ecco che dallo sportello aperto spuntano fuori due gambe ossute, ciondolanti, prive di vita, che terminano con due piedi che paiono non sapere qual è il davanti e il didietro.

E dopo le gambe spunta il resto del corpo, altrettanto ossuto e mingherlino. Le braccia attorcigliate attorno al collo dell’uomo, un abbraccio vitale, un abbraccio che pare quasi la consegna della propria vita nelle mani dell’altro.

Avanzo piano con l’auto e i suoi occhi si piantano nei miei. Sono occhi grandi, che vorrebbero parlare, comunicare, chiedere spiegazioni. Sono occhi che mi entrano dentro, che spazzano via le mie insofferenze, le mie insoddisfazioni, i miei dolori.

Dov’era la Natura?

Dov’era Dio, se c’era?

Che stavano facendo? Si erano distratti un attimo?

Non è giusto, mi assumo la responsabilità di pensarlo e dirlo.

NON E’ GIUSTO.

La piccolina sale in auto come al solito.

La stessa strada ripercorsa in direzione opposta.

Non vi sono più auto parcheggiate in seconda fila.

Tutto è tornato invisibile.

“Papà, andiamo a fare un giro con la mia bicicletta sulla strada?”

“Sì.”

25 luglio 2008 Posted by | Pensieri disarcionati, Storie ordinarie, Un po' di me | | 3 commenti