Aquila Non Vedente

Aquila e tutta la sua famiglia (compreso Bibùlo)

L’eleganza del post (o il post del riccio?)

Un garbato e delizioso post di un’amica http://melania07.wordpress.com/2008/07/17/tesoro-mio/ mi ha inevitabilmente stimolato una riflessione, agganciata al libro da poco letto “L’eleganza del riccio” (da questo si capisce il perché del titolo strambo, che a prima vista potrebbe fare propendere per un definitivo rincoglionimento dell’autore).

Per farlo, sono costretto ad aprire una nuova categoria, che ho chiamato SMANCERIE PSEUDO-SENTIMENTALI, tanto per prendere le distanze da tutto quello che posso ficcarci dentro.

Renée, la portinaia protagonista del libro, è vedova. In un dei primi capitoli descrive così il suo matrimonio.

Quando le intenzioni del mio futuro marito si fecero più esplicite e non mi fu più possibile ignorarle, mi aprii a lui, parlando per la prima volta con franchezza a qualcuno che non fossi io, e gli confessai il mio stupore all’idea che desiderasse davvero sposarmi.

Ero sincera. Da molto tempo mi ero adeguata alla prospettiva di una vita in solitudine. Nella nostra società essere povera, brutta e per giunta intelligente condanna a percorsi cupi e disillusi a cui è meglio abituarsi quanto prima. Alla bellezza si perdona tutto, persino la volgarità.

Ma ecco ora la proposta del futuro marito:

Renèe – mi rispose lui con tutta la serietà di cui era capace e profondendo in questo lungo monologo una facondia che in seguito non avrebbe mai più sfoggiato – Renèe, non voglio per moglie una di queste ingenue che fanno tanto le spudorate e dietro a quei musetti graziosi non hanno più cervello di un passerotto. Voglio una donna fedele, brava moglie, brava madre e brava donna di casa. Voglio una compagna calma e fidata che stia al mio fianco e mi sostenga. In cambio tu da me puoi aspettarti impegno nel lavoro, tranquillità in casa e tenerezza al momento opportuno. Sono un buon diavolo e farò del mio meglio.

Renèe conclude:

E così fu.

E’ una proposta di matrimonio sincera.

E’ una promessa di vita onesta.

E’ amore?

Se non avesse incontrato Kakuro, il ricco giapponese che scopre subito, alla prima occhiata, tutta la sua bellezza e grandezza, forse Renèe non avrebbe mai scoperto l’amore.

E infatti in punto di morte pensa:

Come si decide il valore di una vita? L’importante, mi ha detto un giorno Paloma, non è morire, ma cosa si fa nel momento in cui si muore. Che cosa facevo nel momento della morte? mi chiedo, avendo una risposta già pronta nel tepore del mio cuore.

Che cosa facevo?

Avevo incontrato l’altro ed ero pronta ad amare.

Dopo cinquantaquattro anni di deserto affettivo e morale, appena ingentilito dalla tenerezza di Lucien che era solo l’ombra rassegnata di me stessa, dopo cinquantaquattro anni di clandestinità e muti trionfi nell’interiorità ricolma di uno spirito abbandonato, dopo cinquantaquattro anni di odio per un mondo e una casta che mi servivano da sfogo per le mie futili frustrazioni, dopo cinquantaquattro anni di niente, senza incontrare mai nessuno né stare mai con gli altri.

Ma attenzione, la scossa tellurica è stata provocata da queste parole che, durante la cena, ha pronunciato Kakuro:

Possiamo essere amici. E anche tutto quello che vogliamo.

Sono queste parole, secondo me, la chiave di lettura del sentimento di Renée: “E anche tutto quello che vogliamo”.

Perché, come ci spiega con parole semplici Galimberti nel suo libro “Le cose dell’amore” ( speriamo che questo sia tutto farina del suo sacco e che non l’abbia scopiazzato da qualcun altro):

L’amore si nutre di novità, di mistero e di pericolo e ha come suoi nemici il tempo, la quotidianità e la familiarità. Nasce dall’idealizzazione della persona amata di cui ci innamoriamo per un incantesimo della fantasia, ma poi il tempo, che gioca a favore della realtà, produce il disincanto e tramuta l’amore in un affetto privo di passione o nell’amarezza della disillusione.

L’amore svanisce perché nulla nel tempo rimane uguale a se stesso, specialmente quando si ha a che fare con le persone che la vita costringe a un inarrestabile cambiamento.

Privo di desiderio, l’amore garantisce tenerezza, intimità sicurezza, ma non prevede l’avventura, la tensione e il senso del rischio che alimentano la passione.

Non ci è dato, se non per brevi attimi, di fare esperienza nello stesso tempo dell’amore e del desiderio verso la stessa persona. E questo perché l’amore, che nasce sotto il segno della stabilità e dell’eternità, vuole ciò che il desiderio rifiuta.

Bisogna mettere nel conto che l’amore possa finire, anche se non possiamo sapere quando: il giorno dopo che è nato? Uno, dieci, venti anni dopo? Oppure il giorno prima di morire?

Dobbiamo accettare che l’amore si trasformi in tenerezza, protezione, rispetto.

Dobbiamo accettare che si possa essere amici “e tutto quello che vogliamo”.

Ma non è detto che la fine dell’amore debba per forza portare con sé la distruzione di tutto quello che si è costruito insieme, ad iniziare dalla famiglia.

O sbaglio?

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17 luglio 2008 - Posted by | Pensieri disarcionati, Smancerie pseudo-sentimentali, Un po' di me

2 commenti »

  1. Grazie.
    In un certo senso ti ho “ispirato”.

    Credo nell’amicizia, ma non penso che l’amore si possa trasformare in amicizia. Oper lo meno è molto, troppo difficile. E la durata dell’amore, della passione non è prevedibile. E’ inevitabile che questo sentimento si trasformi. C’è chi riesce ad accettare questa trasformazione e a viverci anche bene. C’è chi vive perennemente alla ricerca di “qualcosa”. Non sempre c’è simmetria all’interno della coppia nella trasformazione dei sentimenti e qui il discorso si complica.

    No, non credo che queste siano smancerie. Questa è semplicemente la vita. Dura da vivere e anche da raccontare.

    Notte serena e un abbraccio

    Commento di melania | 18 luglio 2008 | Rispondi

  2. L’amore…! Penso che sia una delle cose più misteriose che possano esistere.. Troppi modi di vedere e pensare cosa sia l’amore e spesso la difficoltà è proprio amare chi possa pensare in un modo compatibile con il tuo.
    Sbagli secondo me.. perchè spesso la distruzione della famiglia è causata proprio da malsani tentativi di salvarla.
    p.s. hai ragione la chiave è tutta lì, mi piace molto questa frase: “e tutto quello che vogliamo”!!

    Commento di karla | 21 luglio 2008 | Rispondi


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