Aquila Non Vedente

Aquila e tutta la sua famiglia (compreso Bibùlo)

Sono rincoglionito…

Solo ora mi sono accorto che ci sta una seconda barra degli strumenti che consente di scrivere il testo

sottolineato

di colori diversi

di cambiare stile di paragrafo

di inserire caratteri personalizzati ( « µ → ≥

di incollare testi da word.

Dura la vita ad essere rincoglioniti…

P.S.: visto che l’autrice del libro “ACCAREZZA(MI)” è intervenuta nel relativo post e si aspetta un mio parere (troppo onore…),

se commento l’ultimo film di Monica Bellucci

ho qualche speranza che si faccia viva?

31 luglio 2008 Posted by | Un po' di me | 5 commenti

Pensieraccio serale sulla solitudine

Alla fine del mio post di commento del libro “La solitudine dei numeri primi” scrivetti… scrivei… ebbi scritto che la mia penna da scrittore esordiente aveva elaborato un racconto sulla solitudine.

Ritenevo il mio un esempio di solitudine “estrema” (chi lo ha letto può capire il perché).

Una ignota lettrice di cotale scribatura mi ha inviato un suo personale commento nel quale ha scritto, tra l’altro: “quella solitudine che a mio parere si prova quando siamo noi ad abbandonare noi stessi”.

Io pensavo che il caso raccontato da me fosse il massimo della solitudine, ma a questo francamente non avevo mai pensato: forse è questo il punto più profondo, più basso della solitudine (a proposito, ho notato che per questo termine non vi sono validi sinonimi).

E se questo diventa un punto di non ritorno, allora è la fine.

Ci scriverò un racconto. Ho già concluso un accordo con la mia ispiratrice.

Dopodiché ho deciso che mi iscriverò al corso di specializzazione in solitudinelogia presso l’Università di Roncobilaccio (dove si incasina sempre il traffico se c’è nebbia, se nevica, se piove, ma anche se non succede assolutamente niente. Per questo hanno pensato di aprire questa facoltà).

Tesi di laurea: “La solitudine nella storia, da Adamo (prima dell’estirpazione della costola, quando ancora se la spassava) a Mara Carfagna (non so che c’entra, ma mi piace ricordare sempre che è nel nostro governo…)”.

Ciao

31 luglio 2008 Posted by | Storie ordinarie, Un po' di me | 4 commenti

AAA… Astronzo!

Pare che un ministro della nostra povera repubblica abbia inaugurato una nuova centrale elettrica.

Pare che nel discorso d’inaugurazione abbia detto che la centrale è stata terminata “dopo tanti sacrifici, anni di lavoro e qualche vita umana“.

Dico “pare” perché sicuramente fra poco questo ministro farà emettere un comunicato nel quale asserirà che lui quelle parole non le ha mai dette e se le ha dette, avevano un altro significato e sono i soliti giornalisti a non avere capito un cazzo.

Pare che questo ministro sia lo stesso che aveva dato del rompicoglioni a Marco Biagi.

Pare questo ministro avere una espressione arrogante e sprezzante, proprio come tutti i politici che vanno per la maggiore, perché la gente da un politico vuole sentire di essere trattata dall’alto in basso, come una merdaccia, insomma, anche quando chiede e riceve favori.

Pare a me che questo ministro sia un po’ stronziolo, come dicevano nel XIV secolo (comunque non l’ho detto, e se l’ho detto, deve essere letto in un contesto storico-politico che va ben oltre l’attualità contingente…).

Pare

30 luglio 2008 Posted by | Politica, Storie ordinarie | | 4 commenti

Basta che respiri?

Per senso comune si intende un sistema di conoscenze a cui gli individui che appartengono ad un settore della società attribuiscono una realtà, una verità, e investono una certa porzione di fiducia.

Il senso comune svolge un ruolo importante nella conoscenza e codificazione dell’informazione da parte dell’uomo della strada perché permette l’elaborazione di filosofie che tentano di organizzare, anticipare e controllare il mondo naturale e sociale.

(“Dentro la psicologia – Cap. 1.1 – Psicologia, senso comune e buon senso“)

BASTA CHE RESPIRI!

Una recente ricerca ha rivelato che il desiderio maschile è cieco: aumenta con qualsiasi ragazza indipendentemente che sia alta, bassa, bella o poco avvenente. Ma noi donne non lo sapevamo forse già?

La conferma scientifica di questo dubbio femminile arriva ora con un recente studio condotto nell’università olandese di Groningen su 63 ragazzi tra i 21 e i 25 anni e pubblicato sulla rivista Hormones and Behaviour, come riporta il domenicale britannico Sunday Telegraph. Il risultato? Che alla maggior parte dei maschi non fa molta differenza che una ragazza sia bassa, alta, bella o meno bella perché il fatto che questa faccia parte dell’altra metà del cielo per loro è già una ragione più che sufficiente per desiderarla. La ricerca ha infatti dimostrato come la sola vista di una donna fa automaticamente alzare il livello del testosterone negli uomini.

Per scoprire quanto già le donne sapevano, o almeno sospettavano, da tempo, gli scienziati hanno osservato come aigiovani, che hanno preso parte allo studio, alla vista di una donna, mai incontrata prima, bastavano solo cinque minuti per registrare un livello degli ormoni maschili più alto. E non è tutto. Quando ai ragazzi è stato chiesto poi se si fossero sentiti attratti dalla donna che avevano appena incontrato è emerso che i tassi ormonali non erano stati condizionati dalla loro opinione. Secondo i ricercatori si tratta di una reazione automatica e inconscia che si sviluppa per predisporre gli uomini all’opportunità di un possibile accoppiamento.

I ricercatori hanno poi evidenziato come questa crescita ormonale sia addirittura “visibile” grazie ad alcuni cambi di atteggiamento che l’uomo mostra in presenza di una donna: raddrizza le spalle, assume una posizione eretta e gesticola molto con la mani. Quindi donne state in guardia.

Da “Libero News” 24/7/2008

Ovviamente questa notizia può essere letta anche nell’altro senso, che poi sarebbe questo: noi uomini abbiamo imparato ad apprezzare le donne non per quello che “appaiono”, ma per quello che sono “dentro”.

Sarà perché la “confezione” esterna dura poco?

Mannaggia, mi sono addentrato in un discorso pericoloso, dagli esiti imprevedibili.

Meglio che chiudo qui, eh?

Meglio…

28 luglio 2008 Posted by | Pensieri disarcionati, Sani principi, Smancerie pseudo-sentimentali | | 6 commenti

Un week-end così così

A prima vista direi brutto.

Oppure posso usare un sinonimo: sgradevole, orribile, abominevole, ripugnante, desolante (beh, forse esagero…).

Come se non bastasse, ho pure speso 171 euro di spesa settimanale!

Ho guardato la lista e togliendo le cose “straordinarie” ho pensato che senza di loro sarebbe stata una spesa “normale”.

Il fatto è che le cose straordinarie ci sono sempre. Cioè, non è che sono sempre le stesse, si danno il cambio, ma trasformano lo “straordinario” in “ordinario”.

E poi ho pure dimenticato due cose che erano sulla lista, così stamattina ho speso altri 11 euro.

Comunque, al di là del salasso della spesa, questo è stato un week-end da dimenticare.

Oppure, sotto sotto, rappresenta qualcosa di positivo nella corsa della vita?

Mah… comunque, già che siamo in vena di nostalgie:

27 luglio 2008 Posted by | Un po' di me | 7 commenti

Le donne preferiscono la vasca idromassaggio (e fosse solo quello…)

Roma, 24 lug. – (Adnkronos/Ign)

E’ giunta l’ora di dire addio alle cene romantiche. Meglio trascorrere una serata all’insegna del relax.

Il 30% delle donne considera la vasca idromassaggio il luogo ideale per fare l’amore.

A rivelarlo è un’indagine di ‘Men’s Health’ condotta su un campione di mille donne e pubblicata nel nuovo numero del periodico.

Alle donne è stata rivolta una semplice domanda, ma gli esiti sono stati molto interessanti: “Dove vorresti provare a fare sesso almeno per una volta?“.

Un desiderio recondito, per il 28% delle donne, è fare sesso in un luogo sconosciuto. Un’anonima stanza d’albergo può rappresenatre un’evasione dagli stress quotidiani, nemici micidiali della libido.

Il 22% vorrebbe farlo ‘uguale ma diverso‘: nel letto ma senza smettere di sperimentare.

Per il 16% delle intervistate, invece, molto stimolante è il camerino di un negozio, visto come il ‘luogo proibito’. Questo desiderio ha anche un interessante fondamento scientifico: lo shopping libera dopamina, l’ormone del benessere, e favorisce l’erotismo.

Lo studio è stato condotto dall’università del Kentucky.

La cucina, seppur considerata scomoda, conserva il suo fascino erotico per il 12% delle donne.

A pari merito, la lavatrice.

L’11% delle intervistate ha rivelato che vorrebbe fare l’amore sospesa in aria, accontentandosi anche di un’amaca.

Posto classico, confermato dal 9%, è l’auto. Preferite ovviamente le familiari spaziose.

Il 6% si rivela amante della natura e lo farebbe nei boschi ma sotto la ‘tenda giusta’.

Non mancano le donne acrobatiche: il 4% non direbbe di no alla palla svizzera ‘fitball’, che oltre a essere ideale per la tonificazione muscolare, potrebbe essere una buona base d’appoggio per fare l’amore.

Una donna su mille ama il rischio: desidera fare l’amore non in treno, ma sulle rotaie.

___Sono queste le notizie che ti fanno supporre di avere sbagliato tutto nella vita.

Sei in un negozio e la dolce signora in tua compagnia entra per la docicesima volta nel camerino per provare una manciata di vestiti e tu rimani fuori a sbuffare? STAI SBAGLIANDO TUTTO!

Improvvisamente le prende la voglia di cucinare e tu, pensando di farle un favore, insisti per andare al ristorante? STAI SBAGLIANDO TUTTO!

La vedi smanettare con la lavatrice e pensi: ecco, adesso tira fuori la storia che si è rotta e bisogna acquistarne una nuova e quindi giri al largo sperando che ti ignori? STAI SBAGLIANDO TUTTO!

La vedi tentare di raggiungere il treno, che sta quasi partendo, attraversando i binari invece di prendere il sottopassaggio e tu le gridi: no! Non si passa di lì, che è pericoloso! La prossima volta alzati prima!

STAI CLAMOROSAMENTE SBAGLIANDO TUTTO!

Ma si sa, noi uomini non abbiamo mai capito un c…

25 luglio 2008 Posted by | Sani principi, Smancerie pseudo-sentimentali, Storie ordinarie | | 28 commenti

Una strada…

Una strada che conduce alla scuola della piccolina.

Una strada percorsa centinaia di volte.

Una di quelle strade nelle zone “di frangia” del paese. Chiamano così quelle zone a ridosso del centro storico, caratterizzate da condomini e villette costruite nel dopoguerra. Costruzioni anonime, ravvicinate, quasi incollate l’una all’altra. Quando ero assessore all’urbanistica da una indagine effettuata dall’ufficio tecnico comunale risultò che queste zone si stavano svuotando. La gente cercava una migliore qualità del vivere e dell’abitare nelle zone di espansione, oppure nel centro storico stesso.

Una strada che non sollecita particolari riflessioni, semplicemente una strada come tante altre, con le auto parcheggiate tutte in fila da una parte e lo spazio troppo stretto per consentire un agevole doppio senso di marcia.

Oggi c’è un’auto parcheggiata davanti ad un piccolo, scialbo condominio, in seconda fila.

Un’auto che obbliga a proseguire a passo d’uomo.

Un’auto che sollecita qualche invettiva verso chi pensa, come tanti, che la strada sia di sua proprietà.

Un’auto, oltretutto, con lo sportello posteriore aperto e un uomo che sta tirando fuori qualcosa, a fatica.

Ecco che dallo sportello aperto spuntano fuori due gambe ossute, ciondolanti, prive di vita, che terminano con due piedi che paiono non sapere qual è il davanti e il didietro.

E dopo le gambe spunta il resto del corpo, altrettanto ossuto e mingherlino. Le braccia attorcigliate attorno al collo dell’uomo, un abbraccio vitale, un abbraccio che pare quasi la consegna della propria vita nelle mani dell’altro.

Avanzo piano con l’auto e i suoi occhi si piantano nei miei. Sono occhi grandi, che vorrebbero parlare, comunicare, chiedere spiegazioni. Sono occhi che mi entrano dentro, che spazzano via le mie insofferenze, le mie insoddisfazioni, i miei dolori.

Dov’era la Natura?

Dov’era Dio, se c’era?

Che stavano facendo? Si erano distratti un attimo?

Non è giusto, mi assumo la responsabilità di pensarlo e dirlo.

NON E’ GIUSTO.

La piccolina sale in auto come al solito.

La stessa strada ripercorsa in direzione opposta.

Non vi sono più auto parcheggiate in seconda fila.

Tutto è tornato invisibile.

“Papà, andiamo a fare un giro con la mia bicicletta sulla strada?”

“Sì.”

25 luglio 2008 Posted by | Pensieri disarcionati, Storie ordinarie, Un po' di me | | 3 commenti

Una strana malattia…

Osservo la lista dei libri appena acquistati on line e che dovrebbero consegnarmi oggi o domani.

A rigor di logica, dovrebbero essere i libri da leggere quest’estate, ma io mi chiedo quale strana malattia debba avermi preso in questo periodo.

O forse è un virus che gira per la padania? Quello stesso che si è posato sul dito del senatur e lui, per scacciarlo, lo ha alzato in aria e subito è stato preso per un gestaccio?

Bah, comunque sia, questo è la devastazione che questa cosa immonda ha provocato sulla mia mente:

FRANCESCO D’ASSISI

Biografia del “poverello” di Franco Cardini.

ACCAREZZA(MI). LA MAMMA NON HA SEMPRE RAGIONE

Di Maria Saccà, psicologa, sessuologa e psicoterapeuta. Da piccoli è naturale dare e ricercare carezze. Poi cresciamo e l’educazione (soprattutto mamma e papà) ci convince che non possiamo più essere così spontanei e che per essere accettati dobbiamo mostrarci adeguati e conformi a quello che la società e i genitori si aspettano da noi. Il libro insegna che la mamma non ha sempre ragione e che si può ritrovare la propria autenticità dando carezze, accettando quelle che ci vengono date, chiedendole quando ne abbiamo bisogno, rifiutandole quando sono negative.

VARIAZIONI SUL CANTICO DEI CANTICI

Di Christos Yannaràs, teologo greco ortodosso.

Il Cantico dei Cantici è uno dei testi più lirici e inusuali delle Sacre Scritture. Racconta in versi l’amore tra due innamorati, con tenerezza ma anche con un ardire di toni ricco di sfumature sensuali e immagini erotiche. Ciò non pregiudica affatto il carattere sacro del testo, in quanto l’amore erotico dei due amanti, per l’autore, ha origine divina.

E per finire…

DENTRO LA PSICOLOGIA. CONTESTI, TEORIE, RICERCHE, PERSONAGGI.

Un manuale di psicologia della Mondadori Università.

Allora, come reazione ho cercato per tutta la casa due vecchi libri già letti ma che svolgono una efficare azione di contrasto con questo elenco masochistico: una storia di PELHAM GRENVILLE WODEHOUSE con protagonista il maggiordomo JEEVES e “TRE UOMINI IN BARCA” di JEROME KLAPKA JEROME.

La caratteristica comune di questi due autori? Umorismo e comicità allo stato puro.

Ho buttato in aria mezza casa e mezza cantina, ma i due libri non li ho trovati.

Aiuto!

Se mi arriveranno prima quelli acquistati, sono sicuro che mi aggrediranno, mi imprigioneranno, mi tortureranno e non mi lasceranno leggere altro!

Aiutoooooooo!

Per fortuna nel pacco ci sarà anche un cd di questo qua, che è sempre un piacere sentire…

24 luglio 2008 Posted by | Libri, Musica, Un po' di me | 6 commenti

La solitudine dei numeri primi

Stanotte, complice una semi-insonnia che mi ha svegliato alle due, ho terminato la lettura de “La solitudine dei numeri primi” di Paolo Giordano.

Come ho anticipato nel post precedente, non ritengo che questo faccia parte della categoria dei libri da comprare. Fa parte di quelli da leggere se proprio non c’è di meglio o se ci si fa vincere dalla curiosità, ma io credo che non lo rileggerò, non mi ha stimolato particolari riflessioni, non ho sentito il bisogno di rileggere e sottolineare determinati passaggi, come è accaduto per “Firmino” e per “L’eleganza del riccio”.

Il libro è scritto bene. La cosa che maggiormente mi ha colpito sono le descrizioni dei personaggi, delle situazioni e dei luoghi: né superficiali né troppo approfondite. Direi la misura giusta per le moderne esigenze di lettura, soprattutto dei giovani.

Spesso viene lasciato spazio all’immaginazione del lettore, che può rappresentarsi la prosecuzione e la fine di un particolare episodio lasciato in sospeso, anche se non se ne sente molto il bisogno perché la storia prosegue comunque.

Credo che la giuria del premio Strega abbia avuto non uno, ma dieci occhi puntati sulle esigenze di mercato.

I protagonisti sono Alice e Mattia.

Alice è una ragazza e poi donna zoppa e anoressica. E’ zoppa a causa di un incidente sugli sci, sport che non ama ma al quale viene costretta dal padre.

Mattia è un ragazzo e poi uomo taciturno e autolesionista. Rimane traumatizzato dopo avere abbandonato da bambino la sorella disabile in un parco, che non è più stata ritrovata.

Alice svilupperà l’hobby prima e la professione poi di fotografa.

Mattia si laurea in matematica.

Alice e Mattia sono come due numeri primi: si attirano, stanno vicini senza mai toccarsi veramente.

Solo loro si capiscono con una semplice occhiata, ma vivranno le loro vite separate. Alice si sposa, ma il rapporto con il marito va a catafascio. Mattia andrà all’estero e non sarà mai in grado di sviluppare rapporti normali con le altre persone.

Il libro snocciola una serie di episodi della loro vita caratterizzati da questa impossibilità di rapportarsi con gli altri e forse prima ancora con sé stessi.

Ma quello che non si capisce è se queste due persone “numeri primi” lo sono diventati oppure lo sono nati.

Non è una questione di lana caprina, perché nel primo caso il libro è semplicemente la storia di due brutte vite familiari, della disattenzione dei genitori nei confronti dei figli.

Nel secondo caso, invece, la storia assumerebbe un connotato completamente diverso, perché allora la solitudine sarebbe qualcosa di congenito in queste due persone. Ma una solitudine così è un baratro senza fondo, è una catastrofe che occorre saper controllare per non impazzire e che Giordano non sa raccontare, perché forse lui non l’ha mai provata.

Ecco, l’impressione che ho avuto è che Giordano non abbia mai provato cosa significa la solitudine nel senso più infernale del termine (“La solitudine è il campo da gioco di satana” – Nabokov).

Ecco, questo è quello che penso di questo libro.

Se qualcuno lo vuole, glielo regalo. Costa 18 euro, ma all’Ipercoop lo vendevano con il 30% di sconto (ho risparmiato 5 euro e 40 centesimi, giusto il costo di un pacchetto di sigarette).

Io ho scritto mesi fa un racconto sulla solitudine.

Trattasi di un racconto “bonsai” di una pagina, pubblicato su una rivista letteraria. La solitudine del mio protagonista è molto più pesante di questa. Chi lo volesse leggere, me lo chieda e glielo mando via mail.

Buonanotte.

P.S.: stasera mi è sorta improvvisa la voglia di scrivere, in maniera sistematica e regolare, come accadeva una volta. Ho diversi racconti e soprattutto il mio libro da terminare.

Chissà perché questa voglia mi prende sempre quando la montagna di panni da stirare si avvicina al metro di altezza…

Mah… misteri della vita.

21 luglio 2008 Posted by | Libri | | 13 commenti

30 secondi!

Primo incontro: le donne decidono in 30 secondi.

Esperimento inglese: agli uomini serve un minuto in più. Dagli argomenti alle domande giuste: ecco come fare colpo.

O la va, o la spacca. Le donne decidono in trenta secondi, gli uomini in un minuto e mezzo.

Poi è vero che c’è chi ci mette molto, ma molto meno. Ma è un professore di psicologia inglese, Richard Wiseman, ad aver cronometrato «ufficialmente» quanto tempo un lui e una lei, che si sono appena conosciuti, ci mettono per decidere se vale la pena di rivedersi.

Un po’ il principio del «colpo di fulmine» applicato alla massa che non necessariamente deve finire con un «per tutta la vita», ma potrebbe anche essere. Così sul finire di una settimana dedicata al «Festival della scienza» a Edimburgo il prof ha chiesto a 100 persone (cinquanta e cinquanta) di sottoporsi ognuna a un incontro «spot» con dieci «soggetti di sesso opposto» e poi decidere chi vorrebbero rivedere.

Cronometro alla mano: le donne in trenta secondi avevano già bello che scelto, gli uomini nel triplo del tempo. Spiegazione: perché le prime si affidano alla chimica, alle sensazioni; i secondi fanno ballare l’occhio, in su e giù, sulle curve insomma. Però alla fine le signore sono più selettive: ognuna due opzioni, gli uomini quattro!

Ma il sadico (lo devono essere necessariamente gli osservatori delle umane tendenze) prof, bizzarro quanto i suoi esperimenti (è famoso in Inghilterra per studi su fortune e sfighe, su scaramanzie e lettura del pensiero), nell’analisi delle sue «cavie» (fra i 22 e i 45 anni) si è pure allargato sull’analisi delle chance.

Rischiano per esempio i «due di picche» quelli o quelle che parlano di film, che si vantano di lauree e dottorati o che fanno domande da «si o no?». Perché nel caso, cala sempre il gelo («I film per esempio – dice Wiseman – : agli uomini piacciono quelli d’azione, alle donne quelli drammatici. E l’approccio s’ammoscia. Come quando uno dei due si vanta di essere qualcuno (insomma è sbagliato tirarsela ndr) o fa domande tipo “hai la moto”. Risposta: “no” e poi?»).

Lo strizzacervelli ha invece notato che con i racconti di viaggi e vacanze gli orizzonti si aprono. Poi il trionfo degli «sfigatoni» simpatici: solo un uomo e una donna — «apparentemente i più insignificanti» commenta «il sadico» — sono stati scelti da tutti e loro hanno scelto tutti «naturalmente». Il segreto? Surreale!

Lui chiedeva a tutte che avrebbero voluto fare in Stars Your Eyes (una specie di «Corrida» inglese), lei s’approcciava con «Qual è il condimento di pizza che preferisci?». «Ma così — racconta l’osservatore — hanno sempre incuriosito e strappato un sorriso!».

(Da Corriere.it – 15 aprile 2006)

30 secondi…

Il tempo di porgere la mano, presentarsi, sedersi e siamo già fritti!

In 30 secondi non c’è nemmeno il tempo di addocchiare le “curve”, altroché!

Quello che però non dice l’articolo è quanto tempo passa prima che la donna comunichi all’uomo la sua decisione: a volte anche anni!

P.S.: ho terminato la lettura de “La solitudine dei numeri primi” e stasera, se faccio in tempo, lo commento. Nel frattempo, se qualcuno volesse comprarlo (anche scontato), lo sconsiglio di farlo: al limite glielo presto io.

2° P.S.: cazzo! Non si va in vacanza in Turchia lasciando la figlia di quattro anni con il compagno con problemi psichici! Cazzo!

21 luglio 2008 Posted by | Questa poi..., Sani principi, Smancerie pseudo-sentimentali, Storie ordinarie | | 6 commenti