Aquila Non Vedente

Aquila, Bibùlo la Fatina e Lui. Una spremuta di pensieri, sorrisi e ricordi. E nostalgie…

… e ritorneremo!

Nun c’è che ddì!

Ehm… pardon… volevo dire non c’è che dire, Roma ha i suoi innegabili vantaggi.

Primo: a Roma la prima cartina che compri va bene per sempre (parlo di cartine topografiche, ovviamente…)! Sì, perché le cose da vedere sono sempre le stesse, non si decidono mai a ristrutturarle malgrado ogni due-tre anni esca un nuovo condono!

Secondo: è facile imparare il dialetto locale. Basta raddoppiare le consonanti dove ce n’è una sola, metterne una dove ce ne sono due, eliminare la prima lettera degli articoli e sostituire il “gl” con la j: vojo ‘na bbella bira ggelata!

Terzo: i monumenti sono naturalmente protetti da un triplo, quadruplo, a volte quintuplo strato di cinesi e/o giapponesi ridenti (ma che c’avranno sempre da ridere ‘sti qua?).

Quarto: è facile farsi fare una foto insieme, perché basta prendere uno dei cinesi e/o giapponesi di cui sopra e consegnare loro la vostra macchina fotografica. E’ possibile che l’abbiano assemblata proprio loro (o un loro parente)  quindi ne conoscono il funzionamento alla perfezione (meglio di voi, magari ve la resettano anche aggratisse…).

Quinto: la gente si sposa nelle ville piene di casini, cosicché uno si sa già regolare dove andrà a finire e infatti gli sposi (maschi) c’hanno un aspetto dimesso dimesso, che vorrebbero scappare se solo ne avessero ancora la forza. E poi in queste ville ci sono posti dove vi fanno sdraiare insieme ad altre persone di sesso diverso, alle quali però qualche secondo dopo viene subito “un gran mal di testa” e allora pensate che andate in bianco pure stavolta (come lo sposo di cui sopra, insomma…  :???:   ).

Vabbeh, però Roma è sempre Roma dai…

P.S.: per fortuna che ci sono le romane, che sono sempre un gran bel vedere, ma questo non fateglielo sapere, perché altrimenti si montano la testa… :mrgreen:

12 settembre 2011 Pubblicato da | Amici, Storie ordinarie | , | 12 commenti

Roma, arriviamo!

Andiamo a vedere un po’ di ‘sti ruderi, va là…

Che poi chissà cosa c’è lì che non ci sia anche in padania…

8 settembre 2011 Pubblicato da | Storie ordinarie | | 27 commenti

Cronache sconclusionate di una vacanza da obliterare…

Lo dice a volte anche la Tata de La7: a volte i bambini andrebbero ascoltati di più.

Anche quando ti consigliano di tornare, per le vacanze, nell’albergo dell’anno scorso, dove vi siete trovati bene e tu, adulto responsabile, dovresti ricordare quella canzoncina che, nella sua sempliciotteria, ti consiglia la stessa cosa.

E invece tu no: “Stesso posto dell’anno scorso? Ma quando mai! Uomo di mondo sono io!” e ti vai a ficcare in quel di Cesenatico (l’obbrobrio della foto esiste veramente e io ci stavo vicino: una immonda costruzione di una quarantina di piani che non si capisce cosa c’entri con il resto del paese e chi cazzo l’abbia lasciata costruire).

Dove sei arrivato e quanto devi prestare attenzione a tutte le mosse che fai, te ne accorgi subito, all’arrivo in albergo, dove alla reception ti chiedono: “Ha avuto difficoltà a parcheggiare l’auto?”

“No, rispondi, l’ho messa qua vicino al mare.”

“Ah, dove c’è il parcheggio a pagamento?”

“A pagamento? Non me ne sono accorto.”

“Eh già – ti risponde la receptionist – le conviene spostarla subito, oppure pagare 5 euro per il parcheggio giornaliero.”

Pensi che 5 euro per parcheggiare tutto il giorno praticamente in riva al mare non è poi così tanto, finché non scopri che con il termine “giornaliero” non si intende tutta la giornata, ma un sua parte: 5 euro al mattino, 5 euro al pomeriggio e 5 euro la sera. La notte il parcheggio è gratis, ti basta spostare l’auto entro le 8 del mattino.

E come se non bastasse, quando poi vai in un negozio per acquistare una tavola per il mare che costa 10,90 euro e tu appoggi sul tavolo una banconota da 20 euro e 90 centesimi, noti con un certo disappunto che la commerciante mette tutto nel cassetto e ti saluta.

“Mi scusi – osservi con un po’ di disagio – ma io le ho dato 20 euro.”

“No, lei mi ha dato 10 euro.”

“No no, io le ho dato 20 euro e 90 centesimi e se lei non mi dà il resto, chiamo carabinieri, polizia, guardia di finanza e guardia costiera!”

“Sì, forse ha ragione lei, non ho guardato bene.”

“Forse ho ragione? – pensi – Forse sei una str…!”

E per finire in bellezza la prima giornata, quando vai al ristorante dell’albergo e vedi il buffet (“ricco” come da depliant) pensi: “Però! Quanti antipasti!”

Peccato che quelli non siano solo gli antipasti, ma anche il primo, il secondo, il contorno, il dessert e la frutta.

Qualche settimana fa, in una intervista Renzo Arbore diceva che Paolo Villaggio è uno dei più grandi comici italiani, non ancora riconosciuto come merita soltanto perché è ancora vivo. In particolare, la comicità di Fantozzi, per quanto surreale possa sembrare a volte, rispecchia spesso la dura realtà delle cose.

Te ne accorgi quando vai in spiaggia, nel bagno convenzionato con il tuo albergo e noti che ti hanno riservato un ombrellone (con lettino) all’ultima fila, il che vuol dire che al pomeriggio l’ombra del tuo ombrellone se la gode il tuo vicino, mentre tu non ne ricevi da nessuno e ti abbrustolisci al sole.

Di contro, il mare dell’adriatico è sempre una certezza, anzi, una sicurezza: è impossibile annegare, perché per un centinaio di metri dalla riva vi sono talmente tante alghe che è come camminare in un minestrone.

“Papà – ti chiede la piccola – perché c’è la bandiera blu?”

“Lascia perdere e andiamo avanti verso il largo.”

Il largo… parolona grossa nell’adriatico, perché passate la alghe, hai la netta sensazione che il livello dell’acqua invece di salire, scenda. Sì, quest’anno il fondo del mare era proprio ondivago, per cui, alla fine, a mezzo chilometro dalla spiaggia c’hai l’acqua praticamente al ginocchio e ti fa sorridere il segnale di pericolo visto a un centinaio di metri dalla costa che ti avvisa di “acque profonde”.

Dopo avere fatto un simulacro di bagno in mare e dopo la necessaria, obbligatoria, indispensabile doccia per ripulirti dalle alghe (che a te ti si ficcano anche nelle tasche del costume e che rischi di portarti dietro pure in albergo), ti siedi sotto al tuo ombrellone, ti accorgi che uno dei tuoi vicini è una specie di ghe pensi mi brianzolo al quale un altro disgraziato gli chiede: “Ma tu sei mai arrivato fino agli scogli?” (intendendosi quelli che stanno a circa un chilometro dalla riva e dove il mare – forse – raggiungerà la profondità di un metro) quello risponde tutto esaltato: “Scogli? Ma lo sai che io sono stato l’unico che ha visto qui – e indica il mare-minestrone – un delfino?”

Un delfino??? :shock: :shock: :shock:

Una decina di anzianotti si radunano intorno allo sbruffone brianzolo che racconta una serie di avventure al confronto delle quali quelle del capitano Achab sono come grattate di orecchie.

E così, tra un tentativo di bagno, pasti a base di insalata scondita e verdure grigliate (così almeno non ingrasso, pensi) e un giro tra i negozi del paese, arrivi al giro di boa della metà della vacanza, con la tragica cena in spiaggia, alla quale non ti puoi sottrarre perché la piccola è tutta esaltata all’infausta idea.

“Dove si fa la cena?” chiedi all’animatore dell’hotel.

Un paio di bagni più in là.” è la laconica risposta del delinquente, mentre un folto gruppo di villeggianti affronta, sotto la calura delle sette e mezza, un “più in là” che, a occhio e croce, sarà 3-4 chilometri.

Arrivati al fatidico bagno (ti guardi indietro e ti sembra strano che non ci siano più quei simpatici vecchietti che sono partiti insieme a te e speri che almeno l’ambulanza si arrivata in tempo), noti che il personale dell’albergo, in trasferta lavorativa, fa mettere in fila con modi sbrigativi tutte le persone prima dell’ingresso.

“E ora – inneggia uno di loro – per iniziare una bella sangria per tutti!

No! – senti urlare dalle ultime file – La sangria no!” deve essere qualcuno che c’ha avuto la sfiga di prenotare due settimane di vacanze ed è miracolosamente sopravvissuto alla cena in spiaggia della settimana precedente.

La famosa sangria che ti obbligano a prendere stende un altro 20% circa della compagnia. Soltanto ai bambini viene risparmiato questo supplizio, ai quali però viene distribuito una specie di succo di frutta al cui confronto il mare algoso sembra acqua distillata.

Ai reduci della sangria vengono assegnati i rispettivi tavoli e tutti quanti ci si avvia al buffet, che serve piatti adatti al clima tropicale di questo inizio di settembre: peperoni alla brace, carne di maiale, ecc.

Tornato al tavolo con un piatto di plastica pieno di schifezze più o meno indigeste, ti accingi a mettere qualcosa nello stomaco che possa alleviare le conseguenze della sangria, quando il discgiochei attacca con il suo lavoro e ti accorgi che il tuo tavolo dista un paio di metri da un altoparlante che spara musica a tutto volume.

Non fai in tempo a prendere atto della situazione e a mettere in atto le opportune misure compensatorie (tradotto: a cambiare tavolo), che il discgiochei invita tutti, grandi e bambini, a ballare. Quella che dovrebbe essere una pista da ballo si allarga a dismisura mano a mano che la gente, evidentemente inebriata dal “misto maiale alla griglia con patate novelle”, si unisce alla compagnia.

Vedi la coppia con bambino del tavolo vicino al tuo che viene rapidamente fagocitata da una massa urlante e sculettante e quando una bionda riccioluta in minigonna si piazza a ballare praticamente nel tuo piatto, capisci che è il momento di spostarti un po’ più in là.

La serata termina (almeno per te) quando la piccola, stremata da una serie di balli che avrebbero steso anche un gorilla, ti chiede di tornare all’hotel. E allora affronti il viaggio di ritorno, sperando che la seconda parte della tua vacanza trascorra il più velocemente possibile, invidiando i tuoi colleghi che il giorno successivo devono affrontare soltanto una giornata di tranquillo lavoro…

7 settembre 2011 Pubblicato da | Storie ordinarie | | 16 commenti

… e si torna!

Non so se raccontare,

divertendovici,

oppure dimenticare…

5 settembre 2011 Pubblicato da | Storie ordinarie | | 21 commenti

Si parte!

Domani si parte per il mare con la piccola.

Otto giorni di animazione, di balli, di tuffi, di giochi (per lei); di speranzoso relax (per me).

Vediamo un po’ i libri che quest’anno ma faranno compagnia sotto il sole assolato dell’adriatico.

Anzitutto una conferma: da alcuni anni ogni mia vacanza inizia con il mio fumetto preferito: Martin Mystere.

In realtà Martin Mystere (soprannominato “il detective dell’impossibile”) non è soltanto un fumetto. E’ un personaggio incredibilmente normale creato da Alfredo Castelli che si trova di fronte a misteri del passato riaffiorati nel presente, ma che ha a che fare anche con aspetti molto più “normali” della vita di tutti i giorni (uno per tutti: la malattia)

Martin Mystere non è un fumetto “usa e getta”, ma un salto nel fantay, nell’archeologia, nel mistero; in una parola: nell’avventura.

Le sue avventure sono particolarmente intriganti, in compagnia di Java (grugnente uomo neandertaliano) e la fidanzata (che forse si è deciso a sposare) Diana.

Il numero speciale dell’estate 2011, con allegato un albo, mi aspetta ancora intonso, pronto per lo scartamento sotto l’ombrellone.

Il secondo libro che ho deciso di portarmi è Il cerchio capovolto, della casa editrice I sognatori.

I sognatori è una piccola cada editrice di Lecce. Vende soltanto tramite internet e svolge egregiamente il suo ruolo di casa editrice.

La incontrai per la prima volta nel 2007, in occasione della prima edizione del concorso letterario “Un sogno dentro un sogno”, nel quale ebbi l’onore di risultare tra i vincitori, con relativa pubblicazione nell’antologia del premio.

Questa è la raccolta dei racconti vincitori della prima edizione del concorso letterario che porta lo stesso nome del volume e al quale avrei voluto partecipare, se Bibùlo non avesse assorbito gran parte delle mie energie (letterarie, eh? :wink: ).

Però, dal momento che a settembre scadono i termini della seconda edizione del concorso e il mio raccontino sta sempre lì, voglio vedere se il mio sarebbe stato (e sarebbe) all’altezza dei vincitori.

Il terzo libro che ho intenzione di portare è Canale Mussolini di Pennacchi, vincitore del Premio Strega 2010.

Io in genere non acquisto i cosiddetti best seller, ma a volte, come in questo caso, faccio un’eccezione. Vado a fiuto e in genere c’ho azzeccato, con l’unica eccezione di quell’autentica ciofeca di “La solitudine dei numeri primi”. Questo ce l’ho parcheggiato in prima fila sulla libreria del salotto da un anno, in attesa che arrivi il momento di leggerlo. Infatti, non sta scritto da nessuna parte che uno deve leggere subito i libri che compra: c’è un momento per acquistarli, c’è un momento per leggerli.

Senza fretta. Ve lo dice un cinquantunenne…

E poi come posso non portare un giallo? Ne ho trovato uno sepolto in fondo alla libreria (sempre la stessa di prima): Scuola omicidi (e quale miglior titolo?).

Due romanzi brevi (Agatha Christie e Q. Patrick, pseudonimo che nasconde diversi autori) nonché un racconto di quel genio che è stato Cornell Woolrich.

Questi libri bastano per otto giorni di mare?

Sono anche troppi, direi. Io ho detto che li porto, mica che li leggo, anche perché, insieme a questi, me ne porto un altro paio.

Il primo è “Candido, ovvero un sogno fatto in Sicilia” di Sciascia.

Scritto nel 1977, acquistato e letto ai tempi del liceo mentre l’Italia era in preda alle BR, agli autonomi, agli indiani metropolitani ecc. ecc., lo sto rileggendo a distanza di 34 anni (praticamente una vita…).

Riprendendo la formula narrativa del Candido di Voltaire, Sciascia crea un personaggio che con la sua ingenuità e la sua semplicità, si scontra (ma in modo, oserei dire “leggero”) con le contraddizioni, le ambiguità, i compromessi, le mistificazioni della società.

Lo sto rileggendo perché Bibulo2 avrà una formula narrativa molto simile (mi perdonino i grandi Francois-Marie e Leonardo) e devo rinfrescarmi la memoria su come sono stati affrontate e risolte alcune situazioni.

E per finire, ma per finire proprio, quello che al momento ritengo il migliore manuale di scrittura che io abbia avuto tra le mani: Anatomia di una storia.

Diciamo che libri come questo aiutano nel lavoro di “falegnameria” per costruire una storia che stia in piedi.

Cioè, lo scrittore bonazzo della pubblicità che a tarda sera sorseggia un caffè decaffeinato e poi riprende tutto gongolante a scrivere chissà cosa non esiste.

Esistono tipi che, di giorno come di sera, con o senza caffè, si abbruttiscono perché non un capitolo, ma una pagina, un paragrafo, una frase, una riga, una parola non girano, non si legano, non fanno comunella.

Perché in una storia si incontrano tre elementi: il narratore, l’ascoltatore e la storia che viene raccontata. Il narratore deve indurre l’ascoltatore a credere di vivere l’esperienza in prima persona.

Il mondo narrativo – spiega l’autore – non risponde al motto “penso dunque sono”, ma a quello “voglio dunque sono”. Il desiderio alimenta il cambiamento e una storia descrive i desideri di qualcuno e le azioni e le lotte che dovrà compiere per appagarli, e le conseguenze e i cambiamenti che queste produrranno, ecc. ecc.

Ora vado a preparare la valigia, che altrimenti poi devo fare tutto di fretta e mi dimentico qualcosa.

Ci si rivede a settembre.

Fate le brave (e i bravi, ma noi uomini lo siamo di default).

27 agosto 2011 Pubblicato da | Libri, Notizie dal mondo fatato, Storie ordinarie | , , | 20 commenti

Che estate sarà?

Le scuole sono finite. La piccola ieri era un po’ malinconica.

Accadeva sempre anche a me, alla fine dell’anno scolastico. L’idea di non rivedere più gli amici di tutti i giorni; di doversi reinventare le giornate… Poi ci si prende l’abitudine.

Sto cercando di capire che estate sarà questa, cosa porteranno i prossimi tre mesi.

Sarà un’estate di riposo e di ricarica? Oppure sarà segnata dallo stress lavorativo? Porterà qualche novità (piacevole, intendo), oppure sarà la solita “pappa e ciccia”?

Boh… stiamo a vedere… Anzi, direi stiamo a partecipare, che sennò mi dicono che sono “passivo”…

Per il momento rifletto su questo:

“Papà, ma tu prendi le pillole per la memoria?”

“Eh??? Le pillole per la memoria? :shock: Noooooooooooo!!! Questi sono gli antibiotici che mi ha prescritto il dentista!”

Cioè, vi sembro uno che necessita delle pillole per la memoria io? :-?

(Ai tempi di questa avevo appena preso la patente…)

12 giugno 2011 Pubblicato da | Notizie dal mondo fatato, Questa poi... | , | 30 commenti

Holiday

Davo un’occhiata a facebook, al profilo di una lista di centro-sinistra che si presenta alle elezioni amministrative di maggio in un paese della mia provincia. A un certo punto ho letto uno slogan in bacheca: “Basta con i politici di professione”. Avrei voluto commentare: “Basta anche con i medici di professione (quando i vostri figli sono malati, portateli dal salumiere), con gli elettrauto di professione (quando vi si guasta l’auto, portatela dall’orologiaio), con i muratori di professione (fatevi costruire la casa dal barista). E basta soprattutto con i coglioni a tempo perso“.

Allora ho dato un’occhiata al quotidiano della provincia. In un altro paese, anch’esso prossimo alle elezioni, il PD ha fatto le primarie per scegliere il nuovo candidato sindaco, in quanto quello uscente ha già fatto due mandati. Terminate le votazioni, il candidato sconfitto ha accettato il risultato, il sindaco uscente è rimasto “indeciso” su cosa fare, mentre il vicesindaco e buona parte della giunta comunale hanno formalizzato che presenteranno un’altra lista di centro-sinistra. Della serie: continuiamo a farci del male.

Allora ho fatto un giro per i blog e ho scoperto che la primavera sta falcidiando un sacco di coppie-scoppiate. Fossi un avvocato divorzista, farei soldi a palate.

Così ho pensato di… pensare ad altro, tipo: che fare per Pasqua?

Non lo so, ovvero, una cosa l’avrei anche decisa: non rimanere in padania (terra che ormai mi è insopportabilmente insopportabile).

Vabbeh, c’è tempo…

6 aprile 2011 Pubblicato da | Politica, Storie ordinarie | , , | 18 commenti

Settembre

Sono partito che era estate e sono tornato che è autunno.

Non capisco perché in questa terra che non esiste (per fortuna) ad annunciarmi l’arrivo dello pseudo-autunno debbano essere i pollini e le cimici. Entrambi si insinuano dove non dovrebbero e si fanno un baffo degli spruzzi di sostanze che dovrebbero tenerli lontani.

Ho l’impressione che questo sarà un lungo inverno – perché l’autunno non esiste e non è mai esistito – e che sarà dura (da noi in dialetto si dice “bisognerà farsi su le maniche“) aspettare di poter di nuovo scaldare le chiappe al sole – ma forse nemmeno le chiappe esistono, a pensarci bene. Sono soltanto il contorno a una svirgolata della natura -.

Sebbene manchi ancora qualche giorno prima del rientro al lavoro – temo che fra un po’ nemmeno quello esista più – praticamente con la testa sono già in ufficio, a pensare alla prima cosa che mi farà incazzare.

Comunque ce l’ho fatta a leggermi “Cuore di pietra” di Sebastiano Vassalli. Non mi ha deluso. Certo, non è all’altezza de “La chimera“, ma mi convinco sempre di più che questo genovese che vive in Piemonte – ma esiste il Piemonte? Oggi è circolata una strana notizia sui piemontesi che sarebbero in polposiscion nel fare certe cose… – sia proprio un grande scrittore.

Arrivederci.

6 settembre 2010 Pubblicato da | Storie ordinarie, Un po' di me | , | 18 commenti

Si parte!

Si parte domenica.

Destinazione: riviera romagnola.

Mi sento quasi in colpa per quelle persone che non possono permettersi di andare via per le ferie.

Oggi pensavo ai libri da portarmi. Ho guardato la lista e ho pensato: “Eccheccacchio! Vado una settimana al mare con la piccolina, mica faccio il giro del mondo in 80 giorni!

Un fumetto di Martin Mystére tenuto per l’occasione ci sta sicuramente. Il mio fumetto preferito.

Cuore di pietra” di Sebastiano Vassalli, un autore che, scoperto troppo tardi, riesce sempre a stupirmi.

Tutta mio padre” di Rosa Matteucci.

Poi sono indeciso tra “Dio e dintorni” di Augias/Mancuso; “Il vangelo secondo Gesù Cristo” di Saramago; “Corso di psicologia dello sviluppo” (già leggiucchiato qua e là).

Mi attirano “Canale Mussolini” di Antonio Pennacchi e “Nel mare ci sono i coccodrilli” di Fabio Geda.

Già troppi, perché comunque la precedenza va a un esserino sgambettante e saltellante che amo più di ogni altra cosa al mondo.

Arrivederci a settembre.

27 agosto 2010 Pubblicato da | Libri, Storie ordinarie | , | 58 commenti

Rincoglionimento!

(Apro una parente) Dato che da un po’ di tempo il mio cellulare ha preso a fare le bizze, ho pensato di sostituirlo con un modello di una marca diversa, che oltre ad avere quello che interessa a me, ha anche il navigatore incorporato. (Chiudo la parente)

Durante le recenti feste pasquali ho avuto la prova provata del mio rincoglionimento

ormai irreversibile.

Dal momento, però, che io sono una persona razionale, che non si fa prendere dal panico, ma che cerca le soluzioni ai problemi, ho anche capito che devo adottare una serie di accorgimenti per evitare di “naufragar dolcemente in questo mare” (di m… – avrebbe aggiunto il grande poeta).

Cos’è che ha fatto scattare questa presa di coscienza?

Beh, è presto detto.

Sabato pomeriggio io e la piccolina, dopo avere sistemato le nostre cose in albergo, siamo andati a fare un giro a Milano Marittima.

Arrivato in prossimità del centro, ho cercato un parcheggio per l’auto, che non fosse soggetto a pagamento o a disco orario (e nemmeno a rimozione forzata, ricordandomi la triste esperienza dell’anno scorso).

Trovato il posto, ci siamo diretti tranquillamente verso il centro, però essendo io persona previdente, ho pensato bene di scrivermi il nome della via dove avevo parcheggiato: viale Manzoni.

Non solo, ma arrivati nella via centrale, mi sono scritto anche il nome della via dalla quale eravamo sbucati e dalla quale – ho pensato – saremmo poi agevolmente risaliti alla nostra auto: viale Romagna.

Detto fatto, sicuro di avere la situazione saldamente nelle mie mani, abbiamo compiuto le nostre scorribande per il paese (minigolf, gelato, ecc.) e poi, verso le 19, ci siamo diretti verso la nostra auto.

Abbiamo trovato viale Romagna e da lì siamo risaliti verso viale Manzoni, ma, dopo avere camminato un po’, della via intitolata all’autore dei Promessi sposi nemmeno l’ombra.

“Ohibò! – ho pensato – Essendo una piccola via chiusa, certamente l’avremo superata senza accorgercene.” e quindi siamo tornati indietro.

Siamo quindi tornati fino alla via centrale, ma di viale Manzoni nessun segno.

“Uhm… – ho ripensato – forse dovevamo risalire di più. A me era sembrata vicina al centro, ma probabilmente avrò avuto una percezione sbagliata della distanza.”

Detto fatto, siamo risaliti lungo viale Romagna, cercando di ricordare se eravamo passati per quei posti. La piccolina si stava stancando e io mi stavo innervosendo.

Siamo arrivati fino a un punto che era decisamente fuori dal nostro percorso, senza trovare alcuna traccia di viale Manzoni.

“Papà – esordisce saggiamente la piccolina – perché non chiedi a qualcuno?”

Facile a dirsi… Passanti, baristi, negozianti, edicolanti, abitanti delle case vicine… nessuno che sapesse dirci dove fosse quella maledetta via, che sembrava sparita, scomparsa, inghiottita nel nulla.

La piccolina iniziava a spaventarsi e io dovevo pure rassicurarla.

“Non è possibile! – mi dicevo tra me e me, ma poi ho pensato di avere trovato l’inghippo – Io pensavo che viale Manzoni fosse sulla destra percorrendo viale Romagna, invece probabilmente è sulla sinistra. Ecco la spiegazione: guardavamo dalla parte sbagliata!”

La piccolina mi ha guardato con aria compassionevole, come per dire: “Tu guardavi dalla parte sbagliata!”

Comunque, così pensando, siamo ridiscesi lungo viale Romagna, guardando attentamente dalla parte opposta, ma anche in questo caso nessuna traccia di viale Manzoni.

Se nella mia vita il Manzoni mi é sempre stato un po’ sulle palle, in quel momento era la persona che odiavo più di tutte.

A un certo punto ho pensato di utilizzare il cellulare.

“Figuriamoci – ho pensato – se questo coso non mi sa dire dov’è viale Manzoni!”

“Papà, ma a chi telefoni?”

“A nessuno, sto cercando una cosa” ho glissato e mi sono collegato a internet, sono andato su Google e ho inserito l’indirizzo ricercato e la risposta è stata: vuoi scaricare google maps?

“GUGOLMAPS??? Maccheccazz! Qui in mezzo alla strada!”

Ma alla fine quando uno è disperato si attacca a ogni speranza,  e così ho fatto.

Ho reinserito l’indirizzo ricercato e ho ottenuto una piantina del paese con la posizione ricercata, ma l’ingrandimento non era sufficiente a farmi capire quale direzione dovessi prendere per arrivare in viale Manzoni. Però una cosa riuscivo a capirla: tra viale Romagna (dove eravamo noi) e viale Manzoni (dove dovevamo andare) c’era qualcos’altro, cioè un’altra via che io non avevo segnato.

Sull’orlo della disperazione, siamo ridiscesi verso il centro e abbiamo trovato una tabaccheria. Ero indeciso se acquistare subito una piantina di Milano Marittima o fare un ennesimo tentativo.

Alla fine ho optato per quest’ultimo.

“Scusate – mi sono rivolto quasi supplicante ai tabacchini – sapete dirmi da che parte è viale Manzoni? L’abbiamo lasciata qui, ne sono sicuro, siamo scesi lungo viale Romagna, ma adesso non la troviamo più.”

L’uomo e la donna dietro al banco si sono guardati in faccia e hanno iniziato a domandarsi a vicenda:

“Viale Manzoni è quello dove abita la Tina?”

“No no, quello è viale Leopardi.”

“Allora è quello di Fausto e Liliana?”

“Uhm… Potrebbe essere, ma non è da queste parti.”

“Ma in viale Manzoni non c’era quel dentista…?”

“Chi? Quello dove andava la Giuliana? No no, ma che dici! Quello si è trasferito da tempo!”

Seguivo stralunato quel dialogo, quando a un certo punto l’uomo ha sbottato: “Ma sì, viale Manzoni sta qui dietro!”

“Qui dietro?” ho ribattuto io, ormai ridotto a una larva umana.

“Sì certo, qui dietro. Lei percorre il vialetto qui davanti, poi gira a sinistra in viale Ariosto e avanti una decina di metri c’è viale Manzoni.”

“Viale Ariosto?????”

“Certo, tra viale Romagna e viale Manzoni c’è viale Ariosto! Vero che c’è viale Ariosto?” chiede alla donna al suo fianco.

“Viale Ariosto? Quello dove ha affittato la casa Riccardo?”

“No, no, quello è viale Leopardi”

“Maporcaccialamiseriaccia! Grazie, grazie!” ho interrotto la conversazione e ci siamo diretti verso viale Ariosto, dal quale siamo risaliti in pochi minuti a viale Manzoni.

“Papà, ti eri perso!”

“Chi, io? Naaaaaaaa……. È che non avevo segnato… insomma, sapevo la zona, ecco, ma, insomma, vabbeh…”

Ora di arrivo all’auto: 20.30

P.S.: il giorno dopo a Mirabilandia, dopo avere parcheggiato l’auto tra migliaia di altre automobili, a un certo punto la piccolina mi dice: “Papà, ti sei dimenticato di segnare il numero del nostro parcheggio!”

“Ommadonnamia…”

(Ma questa è tutta un’altra storia…)

7 aprile 2010 Pubblicato da | Questa poi..., Storie ordinarie | , , , | 13 commenti

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