La prossima volta…
… così mi farò trovare:
altroché in mutande!
P.S.: scusate eh, ma se invece di essere solo fossi stato in compagnia, tutto questo non sarebbe successo!
Non vi sentite un po’ in colpa? Sì, vero?
(Ser@Bruno, quest’ultima non è dedicata a te…)
Non è piacevole…
Non è piacevole svegliarsi di soprassalto alle tre di notte (ma perché di soprassalto? sarebbe meglio dire di sottoassalto!) e accorgersi che nella tua camera da letto, vicino al tuo letto, sta un individuo non invitato.
Non è piacevole farsi trovare impreparati, mezzi addormentati e pure in mutande, mentre il tizio o i tizi sguazzano in casa tua.
Non è piacevole trovare soltanto un urlo alla tarzan da lanciargli addosso e vederlo fuggire precipitosamente.
Non è piacevole ispezionare la casa e le vicinanze del palazzo armati di un attaccapanni.
Non è piacevole accorgersi che il fetentone t’ha fregato il pc nuovo e che t’ha fregato soltanto quello perché tu dormi come i cauboi, cioè con un occhio e un orecchio solo.
Ora io mi chiedo: ma è mai possibile che io debba proprio preoccuparmi di tutto da solo?
E Bibùlo andocazzo stava?
P.S.: il fetentone m’ha fregato anche un pacchetto di sigarette nuovo. Mi consola almeno sapere che il fumo nuoce gravemente alla salute!
Che rotture…!
Oggi si è definitivamente rotto il frigorifero. Le operazioni di sostituzione (trattasi di frigorifero a incasso – o a incazzo?
) sono terminate verso le 17.30 di oggi pomeriggio, comprese le pulizie sopra, sotto, di fianco e dentro.
Venerdì pomeriggio ho appurato che si è definitivamente rotta la batteria della vespa. Non tiene più la carica: si è scaricata due volte nel giro di qualche settimana.
Lo sportellino del videoregistratore nuovo non si apre. Cioè, si può registrare sull’hard disk, ma non si possono vedere dvd. Credo sia un problema di incasinamento di software: su internet ho letto di altri casi capitati ad aggeggi come il mio.
Io sono un artista, non posso passare il mio tempo a rincorrere qualsiasi fregnaccia tecnologica.
AAA cercasi fattucchiera in grado di liberarmi dai miei malanni tecnologici.
Richiedesi doti appropriate.
Offresi vitto, alloggio, libro con dedica e, saltuariaente, torta di mele.
Astenersi perditempo e chi non ha mai ballato questa.
Mica sempre va usata la carta di credito!
Stamattina, quando siamo usciti di casa il termometro dell’auto segnava 2 gradi.
Io ero tutto infreddolito, nei vestiti quasi primaverili, mentre la piccolina saltellava incurante del freddo polare: ormai mi sono convinto di avere per figlia una specie di foca travestita da bambina.
Durante il viaggio verso l’ufficio c’è anche stato un tentativo di nevicata, poi a metà mattina è spuntato il sole, che si è rafforzato nel pomeriggio, anche se l’aria è rimasta fredda.
E così, uscito dall’ufficio, sono stato preso da una strana malinconia, che mi assale spesso quando il sole primaverile o autunnale si sposa (!) con l’aria gelida: nel mio DNA questo clima deve ricordare qualcosa che sfugge al mio conscio.
E allora, per vincere questa malinconia, non c’era che un metodo: fare la spesa (così la malinconia viene sostituita dall’incazzatura dello scontrino).
Ho pertanto deciso di recarmi in un supermercato di un paese vicino, nel quale vado pochissime volte ed è proprio qui che ho capito che non sempre è utile usare la carta di credito per pagare la spesa.
Gira una pubblicità che mostra un ragazzo e una ragazza che si osservano vogliosamente alle casse del supermercato. Però, mentre lei (chissà perché proprio la donna) paga la spesa con la carta di credito e quindi si libera subito, lui paga in contanti e non trova i soldi, poi la cassiera non trova il resto e così via, finché esce quando la ragazza se ne sta già andando in auto. Ovviamente si tratta della pubblicità di una carta di credito, manco a dirlo, che però, come ho potuto sperimentare oggi, non sempre risolve il problema.
Infatti, che succede se l’oggetto dell’attenzione del ragazzo fosse stata non un’altra cliente, bensì la cassiera stessa?
Il pagamento in contanti, con tutti i problemi connessi, dà la possibilità di attaccare discorso, fare amicizia, scambiarsi battute. Il pagamento con carta di credito, invece, è molto automatico e veloce e te ne devi andare subito, perché altrimenti quelli dietro ti “trombano” (nel senso automobilistico del termine). Al contrario, se invece si blocca il POS (che è quell’aggeggio dove la carta viene strisciata e che invia i tuoi dati chissà dove…), la cassiera si innervosisce, come la fila di clienti in attesa e viene preclusa qualsiasi possibilità di rapporto umano.
Ora qualcuno si chiederà: perché ti sei accorto oggi, facendo la spesa, di questo particolare?
Sono fatti miei.
Dubbio amletico
Vicino al mio ufficio c’è una palazzina con alcuni uffici dell’Azienda USL.
Tra questi, vi è un distaccamento del servizio veterinario.
Quando esco a fumare, a volte vedo entrare e uscire medici, infermieri e altri dipendenti dell’USL.
Stamattina ho fatto mente locale e ho notato questa cosa, della quale non sono riuscito a trovare la quadra.
Tutti i dipendenti dell’USL che mi passano davanti non mi salutano (e io manco li conosco), con la sola eccezione dei veterinari (che io manco conosco).
Ora mi sono chiesto: perché mi salutano soltanto i veterinari?
a) Perché sono più educati degli altri;
b) Perché mi hanno scambiato per un animale.
(Non è obbligatorio rispondere, posso benissimo rimanere con il dubbio, grazie)
Mi sono beccato un cazziatone dal computer… (ma è vita questa?)
Oggi a mezzogiorno da noi la temperatura ha toccato gli undici gradi, con un timido sole pre-primaverile e un delizioso venticello. La giacca a vento dava fastidio, come pure il berretto. Stasera il cielo è moderatamente nuvoloso e brilla una sola, grande stella: forse è la famosa stella molare.
Che stia arrivando la primavera? Speriamo…
Ieri, comunque ho tentato di creare i dischi di ripristino del nuovo computer.
I dischi di ripristino sono quelli che hanno inventato gli informatici pensando agli soprattutto alle utenti femminili dei computer che, prima o poi (ma soprattutto prima) finiscono per schiacciare una sequenza tale di tasti che si cancella tutto il cancellabile e allora occorre qualcosa che faccia ripartire l’aggeggio.
A dire la verità avevo già tentato in precedenza di creare i dischi di ripristino e avevo acquistato un dvd del tipo prescritto dal manuale, ma quello che non diceva il libraccio era quanti dischi occorressero. E così, a procedura avviata, il computer mi aveva avvertito che occorrevano due dvd. Allora ho sospeso tutto e ho acquistato un secondo dvd e quindi ieri ho ripreso il lavoro.
Il computer ha iniziato a lavorare, diciamo per una decina di minuti, poi a un certo punto si è aperto automaticamente lo sportellino del masterizzatore e sullo schermo è comparso l’avviso di inserire il dvd.
Ho alloggiato delicatamente il disco nel vano appropriato, ho richiuso e il computer ha proseguito nel suo lavoro per qualche minuto, dopodiché è comparsa un’altra scritta, che mi avvisava che occorrevano due dischi.
“Eheheh! – ho pensato – Stavolta sono pronto!” e ho pigiato Enter.
Il computer ha proseuito a scaracozzare, a rimestare, a sbrindellare per altri dieci minuti, mentre io seguivo attentamente il suo lavoro, pronto a togliere il primo disco e inserire il secondo quando me lo avesse chiesto.
E invece…
E invece, a un certo punto di è riaperto lo sportellino del masterizzatore e sullo schermo è apparsa la seguente scritta: “Procedura fallita. Inserire dischi di qualità superiore.“
Cioè, non so se rendo l’idea: la macchina infernale ha riconosciuto che avevo fatto la cresta sulla spesa e avevo puntato al risparmio sui dvd, acquistandone due di sottomarca.
Ci sono rimasto praticamente di m…
“Beh – ho sussurrato guardando la confezione dei dvd – sì, forse i dvd della marca del supermercato non sono proprio il massimo, però insomma…”
E così stamattina, nell’ambito della spesa settimanale, ho acquistato altri due dvd. Trattasi, in questo caso, di supporti di alta qualità e altamente affidabili. Sul retro della confezione ci sta pure un grafico che dimostra come si riduce la percentuale di errori di masterizzazione usando questi supporti. Poi ci sta il marchio della certificazione di qualità. Spero che stavolta vadano bene al computer, considerando quello che mi sono costati…
Questo episodio però mi ha messo in subbuglio: non è che queste macchine stanno diventando troppo esigenti (e pure intelligenti)?
E se domani mattina, per esempio, la sveglia si incazza perché, dopo che ha suonato, sono rimasto a letto per qualche minuto? E se lo specchio del bagno avanzare dubbi su come mi vesto? E se il televisore decidere autonomamente quali programmi farmi vedere? E se l’auto, invece di portarmi in ufficio, si dirige verso il mare?
Bah, io la tecnologia non la capisco più…
P.S.: stasera, inutile ricordarlo, va in onda la decima puntata di TUTTI PAZZI PER AMORE. Onde evitare i problemi di registrazione della settimana scorsa, avverto che ho in funzione ben due apparecchi e che, nel caso in cui vi fossero problemi sulla linea elettrica, ho affittato un gruppo elettrogeno.
Allora tanto valeva…
Venerdì sera al ristorante a un certo punto è entrata una coppia di individui: uno dei due era di sesso apparentemente maschile, l’altra era si sesso presumibilmente femminile.
Ho notato i due esseri perché, a differenza delle altre coppie, si sono seduti non a un tavolo da due, bensì a uno da quattro posti.
L’organismo di sesso verosimilmente maschile si è tolto il giubbotto e sotto sfoggiava una felpa bianca che, da sola, era già tutto un programma. L’essere del sesso opposto, invece, non ho notato cosa indossasse, perché Aquila, dopo l’ultima fregatura, non guarda più le donne (con l’unica eccezione della Bellucci, della Cucinotta, di Laura e poche altre…).
Orbene, le due creature non si sono sedute l’uno di fronte all’altra, come sarebbe stato ovviamente ovvio per guardarsi, parlarsi, insultarsi, ecc.
No, i due individui si sono seduti l’uno di fianco all’altra.
All’inizio pensavo che lo facessero per poter avere entrambi due contemporaneamente allo stesso tempo la stessa visione della sala (malgrado non vi fosse molto da ammirare), ma col passare del tempo mi sono accorto che il motivo del loro comportamento era molto peggiore: si erano seduti in quel modo per poter guardare la televisione.
Allora mi chiedo: tanto valeva starsene a casa, no?
P.S.: stasera c’é la settima puntata di “TUTTI PAZZI PER AMORE“. Ergo (excuse me for the latin quotation), per Aquila il mondo chiude per due ore.
La bruttissima e tristissima storia di David Reimer
Una volta o l’altra parleremo della cosiddetta identità di genere e della sua formazione.
Per il momento, chi vuole si legga questa tristissima storia.
http://www.promiseland.it/view.php?id=1481
P.S.: sono contentissimo di saper fare le lasagne, tant’è vero che uno dei miei rimpianti è proprio quello di non avere fatto di professione il cuoco.
(Nella foto: Kaley Cuoco)
Colpa della frittata?
Quante frittate mangia in media ogni individuo nel corso della sua vita?
Sicuramente ci sarà qualche sfaccendato che ha fatto una statistica del genere (non avendo niente di meglio da fare), ma io finora questa notizia in rete non l’ho trovata.
E a che mi serve una informazione del genere?
Non è che mi serva a molto, a dire la verità, ma sabato a pranzo, alle 12,54 per la precisione, mentre stavo mangiando l’ultimo pezzo della mia frittata, mi è sorto prepotente un dubbio, che con il passare delle ore è diventata una quasi-certezza: ma io sono forse un imbecille?
Uno che c’ha quasi cinquant’anni; che apre un blog e si fa chiamare “aquila non vedente”; che scrive insulsi raccontini e che c’ha nel cassetto da quasi tre anni e mezzo un libro che probabilmente non finirà mai di scrivere; che se finirà di scriverlo non lo leggerà mai nessuno; che gli si è sfasciata la famiglia; che sta perdendo colpi sul lavoro perché pensa ad altro; che è completamente solo, beh, uno così come si chiama?
Imbecille?
Sono andato a vedere sul dizionario.
Imbecille: affetto da imbecillità. Detto di persona che si rivela poco intelligente negli atti e nelle parole. Scemo, stupido.
Non contento di questa definizione, sono andato a vedere quella successiva.
Imbecillità: insufficienza congenita nello sviluppo psichico, meno grave dell’idiozia.
A questo punto mi sono chiesto: e se invece fossi proprio idiota? Poi ho letto la definizione di idiozia (Grave ritardo nello sviluppo mentale) e mi sono convinto che forse sto a metà strada tra le due cose (forse).
Cosa c’entra in tutto questo la frittata? C’entra nel senso che da bambino mia madre mi ripeteva spesso che avevo preso la passione per la frittata dalla nonna materna, che ne mangiava quintali, ma in realtà io la frittata la odiavo.
La mangio oggi perché sono io che decido se, quando e come cucinarmela.
P.S.: se avessi la capacità di scrivere la storia della mia vita, al confronto “La solitudine dei numeri primi” sarebbe come il fuoco di un fiammifero di fronte al crollo delle torri gemelle a New York nel 2001.
Dico questo forse perché oggi mi pesa, mi pesa tremendamente questa solitudine che si taglia con il coltello, che potrei affettarla e farmici un panino, che potrei sdraiarmici sopra a mò di sofà…
Ma domani è un altro giorno.
Una settimana da dimenticare.
Quella che si chiude oggi è stata per il sottoscritto una settimana pessima, orribile, schifosa, terrificante e chi ha altri sinonimi li aggiunga pure.
Non tanto per l’inizio del lavoro o per la fine dell’estate, anche dal punto di vista meteorologico.
No, niente di tutto questo.
E’ stata terrificante perché da lunedì pomeriggio sono stato aggredito da un dolore fisico che mi ha tormentato, più o meno pesantemente, fino a venerdì. Per alcune notti mi ha impedito di dormire tranquillamente e così per tutta la settimana ho fatto una fatica tremenda a lavorare. Ho resistito fino a venerdì (Brunetta, stai leggendo?) e poi sono andato dal medico.
Il medico mi ha visitato e alla fine ha sentenziato: “Al tatto non si sente niente. Potrebbe essere una infiammazione oppure qualcos’altro.” e mi ha prescritto alcuni esami, nonché una piccola medicina.
Il dolore, che già venerdì stava diminuendo, oggi è quasi scomparso ed è la prima giornata, da lunedì, che sono tranquillo.
Le analisi non mi fanno paura più di tanto, anche perché le paure vanno comunque affrontate.
A metà settimana c’è stato addirittura un momento in cui temevo che il medico mi avesse fatto ricoverare urgentemente all’ospedale ed avevo già preparato la borsa di portarmi dietro. E c’è stato addirittura un momento, non lo nego, nel quale ho temuto di non poter più prendere in braccio la piccolina (che pesa la bellezza di trenta chili) o corre e saltare con lei.
Speriamo bene…




