Non è piacevole…
Non è piacevole svegliarsi di soprassalto alle tre di notte (ma perché di soprassalto? sarebbe meglio dire di sottoassalto!) e accorgersi che nella tua camera da letto, vicino al tuo letto, sta un individuo non invitato.
Non è piacevole farsi trovare impreparati, mezzi addormentati e pure in mutande, mentre il tizio o i tizi sguazzano in casa tua.
Non è piacevole trovare soltanto un urlo alla tarzan da lanciargli addosso e vederlo fuggire precipitosamente.
Non è piacevole ispezionare la casa e le vicinanze del palazzo armati di un attaccapanni.
Non è piacevole accorgersi che il fetentone t’ha fregato il pc nuovo e che t’ha fregato soltanto quello perché tu dormi come i cauboi, cioè con un occhio e un orecchio solo.
Ora io mi chiedo: ma è mai possibile che io debba proprio preoccuparmi di tutto da solo?
E Bibùlo andocazzo stava?
P.S.: il fetentone m’ha fregato anche un pacchetto di sigarette nuovo. Mi consola almeno sapere che il fumo nuoce gravemente alla salute!
Premi, problemi e morfemi
PREMI
Non mi sono dimenticato che quattro blogger mi hanno affibbiato un premio. Sono Lulu, Anto, Stella e Godot.
Che dire? Ne sono ovviamente onorato, per cui ricambio con qualche piccola congettura sulle premianti.
Conosco da poco Lulu. Ingurgito lietamente calorie soltanto nel guardare le foto che posta dei dolci. Mi ha colpito una frase di King che ha ricordato: un delicato modo per spiegare a un bambino perché si muore. Come potrei definire il suo blog? Una macedonia di pensieri.
Le altre tre signorine sono invece amiche di lunga data.
Anzitutto sono tutte meridionali e questa quindi è la prova che noi blogger padani non siamo mica razzisti.
Anto pare che viva su un’isola sperduta. Lei dice di possedere un cane, ma in realtà è il cane che possiede (e sopporta) lei. Ha superato uno “scoglio” psicologico e adesso si sente Sciumacher. Come potrei definire il suo blog? Un cannolo (siciliano, ovviamente).
Stella è fissata con un’isoletta che non ho mai capito dove sia (probabilmente se l’è inventata lei) e insiste pure che prende il traghetto per andarci! Ogni tanto invece se ne va veramente in Sud America, insieme a comitive composte da tipi stranissimi, alcuni dei quali ci provano con lei, ma finiscono inevitabilmente vittime di diarree fulminanti. Io la consiglio sempre di cambiare aria (!), ma lei non mi sta a sentire. Come definire il suo blog? Una fagiolata.
E poi c’è Godot. Qualcuno l’ha definita la sfogliatella dei blog e mai termine fu più azzeccato. Me la immagino quando ci cospargono sopra lo zucchero a velo e lei che borbotta (perché lei ogni tanto borbotta… se borbotta…). In redazione (perché lei pensa di essere giornalista), è circondata da strani personaggi, tra cui un capo… senza capo né coda.
Grazie a tutte.
PROBLEMI
Io sono negato per la tecnologia. Tutto quello che compro si rompe, non perché lo uso male (sono anzi delicatissimo…), ma perché devo essere portatore di qualche strano virus: è sufficiente che io entri in un negozio, guardi, che so, una lavatrice e state pur sicuri che quella diventerà una cliente affezionata del centro di assistenza.
Metto pertanto in guardia tutte le persone che conosco: “Se dovete acquistare qualsiasi strumento tecnologico, non chiedete consiglio a me. Anzi, non ditemelo neppure, che solo il pensiero può procurarvi danni inenarrabili”.
E quando devo risolvere i miei problemi tecnologici, mi metto le mani nei capelli (è un modo di dire… diciamo che mi metto le mani in testa).
Stamattina mi sono pertanto recato nella Grande Città, al grande magazzino, a portare in riparazione il cellulare comprato sei mesi fa. Davanti a me un signore anziano che stava spiegando alla signora del banco assistenza che il televisore acquistato poco tempo prima aveva qualche problema di funzionamento.
“Ce lo deve riportare – ha risposto quella – e noi lo inviamo in riparazione. Ma tenga presente che rimarrà via per un mesetto.”
Il signore l’ha guardata con aria affranta: “Un mesetto?”
“Sì – ha ribadito quella – 29 giorni per l’esattezza.”
Il tizio se n’è andato con la coda tra le gambe e la signora si è rivolta a me: “E lei che problema ha?”
“Io personalmente nessuno – ho risposto – ma è questo coso qua che non ne vuole sapere di funzionare come il buon Dio comanda.”
“Non c’è problema. Lo inviamo in riparazione. Ma tenga presente che rimarrà via per un mesetto.”
“Un mesetto anche per me? Cioè 29 giorni?”
La signora ha alzato lo sguardo, mi ha squadrato dalla testa ai piedi e ha infierito con ghigno satanico: “Sì, 29 giorni. Lavorativi, per l’esattezza.” Ho lasciato l’apparecchio e me ne sono andato, con la coda tra le gambe pure io.
Quando sono tornato a casa, mentre stavo osservando l’ingarbuglio di cavi che uniscono tv, decoder e
videoregistratore, ho ricevuto una telefonata dall’ex badante di mia madre: “Io avere bisogno di un aiuto” ha detto la voce dall’alto capo del telefono (il mio vecchio telefono che funziona a intermittenza, ripescato per l’occasione, e infatti la prima volta che ho schiacciato il tasto “accetta” si è spento…).
“Un aiuto? Che aiuto?”
“Io volere comprare un computer per vedere internet, telefonare con scaip, vedere foto della mia famiglia. Tu potere aiutarmi?”
“Io? Nonononononono!!! Non ti conviene. Io sono negato per queste cose!“
“Ma io mi fidare di te!”
Travolto dalle sue insistenze, ho acconsentito ad accompagnarla a comprare il computer. Individuato il modello, la tizia ha deciso che occorreva anche acquistare la chiavetta per internet e così ho dovuto fornire una seconda consulenza.
Mentre tornavamo a casa, mi ha chiesto: “Ora io potere parlare con mia famiglia?”
“Beh, prima bisogna rendere operativo il computer e poi installare la chiavetta, e ci vuole qualche ora prima che si attivi il numero.”
“Tu potere fare queste cose per me?”
“Io? Nonononononono!!! Non ti conviene. Io sono negato per queste cose!“
Indovinate com’è finita: mi sono portato a casa computer e chiavetta e prima di cena ho dato l’avvio all’avventura che, inaspettatamente, si è conclusa con la perfetta attivazione del computer.
“Forse non porto così sfiga come pensavo – mi sono detto – ora basta installare la chiavetta per internet e il lavoro è finito.”
E qui è iniziato il disastro.
La prima difficoltà l’ho incontrata nell’aprire la confezione. La seconda, finora insormontabile, è stata quella di aprire la chiavetta per inserire la SIM.
Le istruzioni sono chiare: schiaccia qua/spingi sotto/solleva sopra e poi infila qui/richiudi là/inserisci qua. Dopo mezz’ora di tentativi inutili di aprire quella dannata chiavetta, aiutandomi con coltelli, cacciaviti, pinze, tenaglie, unghie, denti, decido di chiamare l’acquirente della stessa, ignara delle mie fatiche.
“Il computer è perfettamente funzionante – attacco – ma la chiavetta… ecco… cioè… dev’essere chiaramente difettosa. Te la restituisco e tu domani mattina vai al centro TIM e fai inserire la scheda.”
“Quale centro TIM?” chiede l’ignara.
“Quello vicino alla piazza.”
“Non c’è più. E’ diventato centro VODAFONE?”
“Ah sì? – chiedo stupito – E da quando?”
“Da un anno” risponde quella e mi accordo con quanta assiduità io frequenti il centro del mio paese.
E ora sono qui, con la chiavetta rinchiusa nella sua confezione trasparente, che mi osserva e ride.
Ride sguaiata, anzi sghignazza, si sganascia.
Alza da sola, maliziosamente, quel dannato coperchietto che con me non si spostava nemmeno di una frazione di millimetro.
La vedo.
Vedo anche che si muove.
Lo so che stanotte, protetta dalle tenebre, si avvicinerà al mio letto, entrerà nei miei sogni e… datemi un martello!
MORFEMI
Recentemente mi hanno ricordato che l’uomo ha una struttura cerebrale più semplice di quella della donna.
Per l’uomo le cose importanti nella vita, quelle alle quali pensa sempre, sarebbero poche, praticamente tre: il sesso, il cibo e il dormire.
Io ovviamente non sono d’accordo: non è affatto vero che pensiamo sempre a mangiare e a dormire!
Che c’entra con tutto ciò il morfema? E soprattutto, cos’è il morfema?
Il morfema è la più piccola unità linguistica dotata di significato.
Per esempio, nella sequenza di suoni bevo, vi sono due morfemi, bev- (portatore del significato lessicale bere) e -o (portatore del significato grammaticale 1^ persona singolare =io).
Orbene, da fine linguista quale sono (e non fate battutacce…), mi sembra ovvio che siamo stati noi uomini a inventare il morfema, cioè la più piccola azione dotata di un chiaro e inequivocabile significato. E l’abbiamo fatto proprio per semplificare il dialogo uomo-donna, che altrimenti sarebbe stato foriero di svariate incomprensioni.
Quando per esempio Ify sentenzia che “una pacca sulle spalle dista solo poche vertebre da un calcio nel sedere, ma arriva molto più lontano” e io annoto che tra i due “lo strumento migliore è… la pacca sul sedere” e lei controbatte che “non è come invitare una donna a una cena al lume di candela, presentarsi con i fiori, sussurrarle che è la cosa più bella che ti sia capitata nella vita…“, bene, lei ha esposto una frase grammaticale di senso compiuto che comporta una serie di conseguenze impreviste e imprevedibili (la cena, la candela che fa fumo, i fiori che bruciano vicino alla candela, il sussurro reso difficile dal fumo acre, ecc…).
Io ho esposto un morfema…
E tanto per restare in tema di telefonate/magistrati/escort/ecc…
Le mie ultime disgrazie informatiche – Correva l’anno 1996…
Ho già avuto modo di parlare in altri post delle mie vicissitudini con la tecnologia casalinga.
Ora mi sembra opportuno elencare le ultime della serie:
1) Mozilla Firefox fa le fregnacce. Dopo avere scaricato l’ultimo aggiornamento, sono sparite le barre di gugol e di iaoo e il programma non apre più nuove finestre. Dovrò disinstallarlo e reinstallarlo di nuovo.
2) Non solo la connessione con il modem senza fili è lenta, ma ora ci si è messa pure la stampante uairless a fare le bizze. Stampa un documento e poi va oflain. Il programma di assistenza propone tutta una serie di operazioni da fare che non servono a niente e l’ultima delle quali è “riavvia il computer” (se me lo dice all’inizio, evito di perdere mezz’ora di tempo inutilmente). Inoltre, quando stampa parte dall’ultimo foglio: se stampo un documento di tre pagine, prima stampa la terza, poi la seconda, poi la prima e poi (chissà perché) una pagina bianca.
3) Ho l’impressione che il cellulare stia tirando le cuoia. Va bene che c’ha tre anni, ma in fondo mi è caduto per terra soltanto quattro o cinque volte. Manco due volte all’anno di media… Lo so già che tirerà le cuoia prima che mi decida a salvare su un foglio di carta tutti i numeri della rubrica (che nessuno dica la spiritosaggine che mi basta mezzo post-it, eh?).
4) Hanno installato sul tetto condominiale il padellone parabolico. A me non mi hanno ancora collegato, ma già tremo quando dovrò sintonizzare la tv sui nuovi canali. Per non parlare poi del digitale terrestre…
Insomma, prosegue il trend negativo con la tecnologia. Spero che almeno non si guasti l’auto…
Ma queste considerazioni stasera non mi fanno ridere.
Questa è una di quelle seratacce nelle quali prende il sopravvento su tutto la nostalgia, che arriva quasi a somatizzarsi con un groppo allo stomaco che rende difficoltoso il respiro. E la prossima sarà una settimana pesante.
Mi è venuto in mente il 1996, per la precisione la sua primavera. Le domeniche pomeriggio trascorse a girovagare da solo per la città, dopo avere accompagnato mia madre da sua sorella e nell’attesa di riportarla a casa. Ricordo pomeriggi assolati con la città semideserta. Non sapevo che di lì a poco avrei conosciuto la mia futura moglie.
A ridosso della Pasqua, una mia amica mi disse: “Ho prenotato una vacanza in Spagna con un’amica, un’offerta speciale. Perché non vieni anche tu? La mia amica è un po’ giù, perché si è appena lasciata con il fidanzato. Comunque tu non è che devi sentirti obbligato a consolarla. Puoi anche startene da solo…“
Beh, che ci crediate o no, non sono andato.
Madonna mia quanto sono stato pirla…
Questa canzone quell’anno andò a Sanremo.
Rivoglio i miei fili!
Ochei, facciamo il punto sulla situazione informatica della casa.
Ho un pici portatile al quale è collegato un maus senza fili.
Il pici si connette a un modem senza fili.
Pici e modem sono collegati a una stampante senza fili.
E’ ovvio che tutta questa assenza di fili (che in gergo informatico si chiama uaireless) deve avere creato un ingarbugliamento tale che c’è qualcosa che non va.
Avevo già notato una certa difficoltà a entrare in alcuni siti (per esempio nel blog), nei quali invece entro tranquillamente se mi collego tramite il filo (cioè il cavo), ma pensavo di avere problemi soltanto sul daunlod, invece probabilmente ce li ho anche sull’aplod.
Stasera ho scoperto che non riesco nemmeno a inviare mail dall’accaunt del provaider!
Il bello è che queste macchine infernali, che utilizzano programmi che sono costati milioni di dollari, ti forniscono decine di informazioni inutili, però quando c’è qualcosa che non va fanno le indifferenti, fischiettano come se loro non c’entrassero niente.
E allora stasera, dopo avere appurato che c’è qualcosa che non va nei fili che non ci sono (!) ho pensato di stampare alcune cosette, prevedendo che dovrò sudare sette mutande per rimettere le cose a posto.
E mentre la stampante stampava (cioè faceva il lavoro per il quale è stata creata), hanno suonato il campanello della porta. Sono andato ad aprire ed era quello del piano di sotto.
“Oddio! – ho pensato – Vuoi vedere che mi sono inserito nella sua rete uaireless e ho finito per stampare pure da lui?“
E invece quello mi fa: “Ma per caso hai lo sciacquone che perde? Perché sento scorrere continuamente acqua…“
“Cazzarola! – ho ripensato – Vuoi vedere che il pc è collegato pure con lo sciacquone e quando stampo mi parte l’igienizzazione del water?“
Sono andato a controllare e i miei due sciacquoni erano a posto, ma un dubbio m’è rimasto: e se ricollegassi tutto con dei normalissimi fili?
Aquila VS. Codice errore 19: 1 a 0 per me!
Quella di ieri è stata praticamente una serata buttata.
Buttata a tribolare dietro (cioè davanti) al computer, impegnato in daunlodamenti, installazioni, disinstallazioni, reinstallazioni, aggiornamenti e via dicendo.
Ma quella di ieri è stata anche la sera nella quale ho conosciuto, affrontato e sconfitto il micidiale CODICE ERRORE 19.
Ora, sono sicuro che molti si chiederanno: ma cosa cacchio sarebbe questo codice errore 19? E da dove arriva? E’ peggio dell’influenza A? C’è un vaccino?
Bene, per rispondere a tutti i vostri dubbi, vi racconterò la mia avventura di ieri sera. Sappiate però che non è un racconto per stomaci deboli e nemmeno per persone impressionabili e tantomeno per minorenni. Io vi ho avvertiti. Non voglio responsabilità.
Dunque, immaginiamo che nell’anno di grazia 2009 decidiate di acquistare un nuovo pc, perché quello vecchio fa le bizze. Compatibilmente con le vostre risorse economiche, acquistate un notebook di una nota marca, con caratteristiche arduar e softuar avanzate. A voi che tutto sommato vi capita di scribacchiare qualcosa, fare due conti, navigare un po’ su internet e scaricare qualche foto dalla macchina fotografica o dal cellulare, con quel pc potreste anche andare sulla luna, ma preferite tenere i piedi ben saldi a terra. E così, cercate di caricare soltanto softuar strettamente indispensabile e originale, scaricate tutti gli aggiornamenti del sistema operativo, proteggete il pc con antivirus, fairuoll e tricchetracche, nonché una garanzia estesa che costa di più di una assicurazione sulla vita.
Per alcuni mesi la vostra vita procede tranquilla in compagnia del nuovo pc, fino a quando…
Fino a quando un sabato pomeriggio decidete di acquistare una nuova stampante multifunzione, con collegamento uaifai, così non inciampate più nei fili. Sempre tenendo conto delle vostre risorse economiche, riuscite a trovarne una della stessa marca del pc (“Così si troveranno bene insieme” pensate) e la portate a casa.
Disimballate la stampante, controllando che nella confezione ci sia tutto quello che serve, la collocate in un posto sicuro e iniziate a leggere il libretto delle istruzioni.
Il libretto delle istruzioni è scritto in una cinquantina di lingue diverse e dopo avere trovato la vostra (cioè l’italiano, visto che il padano non c’è ancora), leggete con soddisfazione che per installare la stampante è sufficiente inserire il cidi nel pici e seguire le animazioni a video. Cioè, manco più le istruzioni, ora ci sono le animazioni!
“Grande! – pensate – Me la caverò prima di cena.” (A cosa vi serva cavarvela prima di cena non si sa, visto che non c’avete un cacchio da fare dopo cena, comunque contenti voi…
Accendete il pc, aprite lo sportellino del lettore/masterizzatore e inserite il cd. Aspettate un po’ e non succede niente.
Riprendete in mano il manuale, per capire se il cd è autoinstallante oppure no, ma non c’è scritto niente.
Riaprite lo sportellino, estraete il cd, lo guardate sopra e sotto (“Mica l’avrò messo dentro al contrario, no?” pensate)
lo rimettete dentro e richiudete il tutto.
Niente.
“Poco male – pensate – farò partire il cd manualmente. Basta cercare il file di avvio e il gioco è fatto.“
Aprite le famigerate risorse del computer e cercate il cd, che non c’è. Richiudete le risorse del computer e le riaprite, ma vi accorgete non soltanto che non c’è il cd, ma non c’è nemmeno il masterizzatore!
Allora aprite una alla volta tutte le funzionalità del vostro pc che servono per analizzare l’arduar, ma non c’è niente da fare: il vostro pc non riconosce più il masterizzatore, è come se non esistesse. E’ inutile che continuiate a osservare lo sportellino; è inutile che rigiriate sottosopra il pc; è inutile che gli diate qualche pacca sul retro (come se gli fosse andato per traverso il cd); è inutile che guardiate supplichevolmente l’immagine di Gesù appesa dietro di voi: il vostro pc e il masterizzatore hanno divorziato e si ignorano a vicenda. Fatevene una ragione.
Continuate a ravanare nel pc e a un certo punto vi appare questa frase:
ERRORE NEL REGISTRO DI SISTEMA
CODICE ERRORE 19
A questo punto s’impone una spipazzata sul balcone e una rimescolata nei pensieri omicidi che vi sono passati per la testa.
“Com’è possibile – pensate – che si sia già ritto il masterizzatore? E’ vero che finora l’ho usato pochino, ma appunto per questo non è possibile che sia già defunto. E cosa vuol dire che c’è un errore nel registro di sistema? Mica ho combinato casini, io. E mo’ che faccio? Perché non ho creato i dischi di ripristino?“
Alla fine della sigaretta prendete una decisione: ci penso io!
Rientrate in casa e iniziate a cercare su internet cos’è questo stramaledetto codice errore 19 e come fare per aggiustarlo. Scoprite così che quello nel quale vi siete imbattuti è un errore che provoca proprio il mancato riconoscimento del masterizzatore, che ha fatto vittime in tutto il mondo.
Analizzate quindi le diverse soluzioni che vi prospettano per risolvere il problema.
1) Il codice errore 19 è dovuto a una congiunzione astrale sfavorevole che colpisce soprattutto i nati sotto il segno della vergine (come voi). Per risolverlo, dovete passare una notte di luna piena seduti sul davanzale della finestra, voi con le palme delle mani rivolte verso la luna e il pc accanto a voi, con lo schermo aperto (soluzione scartata).
2) Il codice errore 19 colpisce il 50% degli uomini tra i 45 e i 55 anni, con pochi capelli e separati. Per risolverlo, dovete portare il riporto e risposarvi (soluzione scartata).
3) Il codice errore 19 è colpa del governo del berlusca, che non investe a sufficienza nell’informatica. Per risolverlo, dovete votare per rifondazione comunista (soluzione scartata).
4) Il codice errore 19 può essere provocato da tutto e da niente. Può essere facilmente risolvibile ripristinando il sistema (mannaggia a me e quando non ho creato i dischi di ripristino!), però può anche essere residente su una porzione danneggiata del disco fisso, e allora ciao!
Quest’ultima analisi, chissà perché, vi sembra quella più aderente al problema e allora, dopo esservi schiaffeggiati davanti allo specchio del bagno e avere ripetuto per un centinaio di volte “prometto solennemente che, se riuscirò a risolvere questo problema, creerò subito i dischi di ripristino del sistema operativo!“, iniziate una serie di operazioni delle quali non capite assolutamente niente, ma che potrebbero anche fare riappacificare il vostro pc al masterizzatore.
Ne frattempo, trovate anche il modo di ingurgitare qualcosa, perché il tempo passa e lo stomaco (che riconosce benissimo la fame) brontola.
Verso le undici di sera (le ventitre per chi vive a testa in giù), scoprite che, senza sapere come avete fatto, miracolosamente il vostro pc ha ripreso a riconoscere il suo masterizzatore e quindi stappate quella vecchia bottiglietta di cedrata che vi è rimasta in casa da quest’estate e vi appropinquate nell’installazione della nuova stampante, operazione che termina verso l’una di notte (una di notte anche per chi vive a testa in giù).
Stanchi e stremati, effettuate le dovute prove di stampa, senza fili (“Ma dove passeranno le parole che ho scritto sullo schermo per andare alla stampante? – vi chiedete – Sotto al tavolo, all’interno della vetrinetta dei liquori oppure su e giù per il muro?“) e poi ve ne andate a letto, pensando che gli altri quarantenni/quasi cinquantenni (quelli normali) al sabato sera si dedicano ad attività più soddisfacenti (anzi, direi molto più soddisfacenti!) e vi ponete la classica domanda:
ma ne valeva la pena?
Mi sono beccato un cazziatone dal computer… (ma è vita questa?)
Oggi a mezzogiorno da noi la temperatura ha toccato gli undici gradi, con un timido sole pre-primaverile e un delizioso venticello. La giacca a vento dava fastidio, come pure il berretto. Stasera il cielo è moderatamente nuvoloso e brilla una sola, grande stella: forse è la famosa stella molare.
Che stia arrivando la primavera? Speriamo…
Ieri, comunque ho tentato di creare i dischi di ripristino del nuovo computer.
I dischi di ripristino sono quelli che hanno inventato gli informatici pensando agli soprattutto alle utenti femminili dei computer che, prima o poi (ma soprattutto prima) finiscono per schiacciare una sequenza tale di tasti che si cancella tutto il cancellabile e allora occorre qualcosa che faccia ripartire l’aggeggio.
A dire la verità avevo già tentato in precedenza di creare i dischi di ripristino e avevo acquistato un dvd del tipo prescritto dal manuale, ma quello che non diceva il libraccio era quanti dischi occorressero. E così, a procedura avviata, il computer mi aveva avvertito che occorrevano due dvd. Allora ho sospeso tutto e ho acquistato un secondo dvd e quindi ieri ho ripreso il lavoro.
Il computer ha iniziato a lavorare, diciamo per una decina di minuti, poi a un certo punto si è aperto automaticamente lo sportellino del masterizzatore e sullo schermo è comparso l’avviso di inserire il dvd.
Ho alloggiato delicatamente il disco nel vano appropriato, ho richiuso e il computer ha proseguito nel suo lavoro per qualche minuto, dopodiché è comparsa un’altra scritta, che mi avvisava che occorrevano due dischi.
“Eheheh! – ho pensato – Stavolta sono pronto!” e ho pigiato Enter.
Il computer ha proseuito a scaracozzare, a rimestare, a sbrindellare per altri dieci minuti, mentre io seguivo attentamente il suo lavoro, pronto a togliere il primo disco e inserire il secondo quando me lo avesse chiesto.
E invece…
E invece, a un certo punto di è riaperto lo sportellino del masterizzatore e sullo schermo è apparsa la seguente scritta: “Procedura fallita. Inserire dischi di qualità superiore.“
Cioè, non so se rendo l’idea: la macchina infernale ha riconosciuto che avevo fatto la cresta sulla spesa e avevo puntato al risparmio sui dvd, acquistandone due di sottomarca.
Ci sono rimasto praticamente di m…
“Beh – ho sussurrato guardando la confezione dei dvd – sì, forse i dvd della marca del supermercato non sono proprio il massimo, però insomma…”
E così stamattina, nell’ambito della spesa settimanale, ho acquistato altri due dvd. Trattasi, in questo caso, di supporti di alta qualità e altamente affidabili. Sul retro della confezione ci sta pure un grafico che dimostra come si riduce la percentuale di errori di masterizzazione usando questi supporti. Poi ci sta il marchio della certificazione di qualità. Spero che stavolta vadano bene al computer, considerando quello che mi sono costati…
Questo episodio però mi ha messo in subbuglio: non è che queste macchine stanno diventando troppo esigenti (e pure intelligenti)?
E se domani mattina, per esempio, la sveglia si incazza perché, dopo che ha suonato, sono rimasto a letto per qualche minuto? E se lo specchio del bagno avanzare dubbi su come mi vesto? E se il televisore decidere autonomamente quali programmi farmi vedere? E se l’auto, invece di portarmi in ufficio, si dirige verso il mare?
Bah, io la tecnologia non la capisco più…
P.S.: stasera, inutile ricordarlo, va in onda la decima puntata di TUTTI PAZZI PER AMORE. Onde evitare i problemi di registrazione della settimana scorsa, avverto che ho in funzione ben due apparecchi e che, nel caso in cui vi fossero problemi sulla linea elettrica, ho affittato un gruppo elettrogeno.
Convolate?
Grazie a un cospicuo investimento tecnologico e a un sfrallucinante addestramento, ora Aquila è in grado agevolmente di:
a) connettersi a internet in qualsiasi parte della casa e nelle sue immediate vicinanze, con e senza fili, a seconda delle proprie esigenze e di quello che ha mangiato la sera prima;
b) vedere la tv digitale sul pc, con e senza collegamento antennaro, e registrare i relativi programmi (potrò registrarmi anche le prime due puntate di “TUTTI PAZZI PER AMORE”! Evvai!);
c) masterizzare testi, foto, video e musica e utilizzare la tecnologia blutut, che non so ancora bene a che c… mi possa servire, ma che comunque fa tanto figo averla!
P.S.: pensando di fare cosa gradita alle gentili pulzelle visitatrici di questo blog, le più spiritose delle quali sono zitellacce penitenti in evidente stato confusionale, ho pensato di iscriverle tutte ad un sito di incontri matrimoniali, ovviamente utilizzando i rispettivi indirizzi e-mail. Attendo con ansia gli inviti alle meste cerimonie e auguro giorni felici!
Perché il mio modem senza fili non è attaccato al computer?
Sono sfinito, devastato, distrutto.
Otto ore e dicesi otto per installare un banalissimo modem senza fili (uno dei metri per misurare la vecchiaia non è anche quello del grado di comprensione delle istruzioni degli aggeggi elettronici?).
La storia inizia qualche giorno fa, quando decido di acquistare questo modem-router-usb-adsl-eccetera: se possiedo un computer portatile devo pur portarmelo in giro per casa, no? E se mi viene voglia di navigare nello sgabuzzino? Oppure sul balcone?
Detto fatto, la mia Mastercard perde 79 euro per strada ma, si sa, non c’è prezzo…
Scarse le istruzioni, pochi passaggi da compiere, praticamente sembra che basti guardarlo e si installa da solo.
Allora ieri sera dopo cena, verso le 20.30 inizio le operazioni. Inserisco il cd, quello gira un po’ e poi mi esce un messaggio: per caricare i driver del modem serve il Service Pack 2 di Windows.
Controllo il pc e scopro che è aggiornato con il Service Pack 3. Il 3 sarà meglio del 2, no?
No, niente da fare, il bastardo vuole proprio il SP2.
Inizio a spulciare il sito della Microsoft, ma del SP2 non c’è traccia. Cerco, frugo, rovisto, esploro, studio ma non trovo niente. Ormai quasi alla disperazione, mi imbatto nel link dell’assistenza, compilo il form con tanto di nome, cognome, mail e cellulare e invio il tutto chissà dove, pensando: sarà il solito specchietto per le allodole, forse mi invieranno una mail con istruzioni incomprensibili e non risolverò niente.
Dopo qualche ulteriore tentativo di fare ragionare l’aggeggio, smonto tutto e, verso le 23.30 me ne vado a letto a leggere, incazzato nero e con un obiettivo ben preciso: domani butto computer e modem nel bidone della spazzatura.
Stamattina, giorno befanesco, dopo aver fatto colazione e bevuto il caffè, verso le 9, mentre me ne stavo in
bagno in posizione seduta (e mi pare superfluo aggiungere ulteriori particolari), squilla il cellulare, che casualmente sta sul mobiletto del bagno: numero sconosciuto (e già la cosa mi fa incazzare), ma decido di rispondere ugualmente.
E’ il servizio di assistenza della Microsoft.
Un signore gentilissimo vuole sapere qual’è il codice del problema (il codice???), qual’è la marca del modem (oddio, proprio adesso???), se voglio il link o il file (vorrei la carta igienica, a dire la verità), eccetera eccetera. Mi manderanno una mail con il file che non trovo e le istruzioni e mi pregano di far sapere loro come va a finire la cosa e se ho problemi loro ci sono fino alle 17.
Per un attimo mi sembra di essere su un altro mondo, o perlomeno in un altro paese, poi mi riprendo e… vabbeh, non aggiungo ulteriori particolari.
Oggi pomeriggio subito dopo pranzo, verso le 13.30 riprendo il computer, il modem e tutta la baracca e tento di installare quello che mi serve. Disinstallo il SP3 come suggeritomi. Il link inviatomi mi rimanda al sito della Microsoft che avevo già visitato, ma di questo SP2 non trovo traccia. Ri-cerco, ri-frugo, ri-rovisto, ri-esploro e ri-studio ma di questo maledettissimo file da scaricare non c’è traccia. Clicco tutti i link possibili, i link dei link, i link sopra e sotto gli altri link fino ad arrivare a scoprire l’ubicazione degli arsenali nucleari del Pakistan, ma non riesco a trovare il Service Pack 2.
E’ soltanto in quel momento, dopo quasi due ore, che decido di tornare alla schermata iniziale del sito della Microsoft, tramite il link inviatomi e mi accorgo che in messo alla pagina sta un bel pulsante con la scritta
download
Scarico il file (dopo essermi schiaffeggiato allo specchio e sputato in un occhio) e lo installo/stacco il modem con i fili/ attacco il modem senza fili/tento di configurare la rete senza fili/ritento di configurare la rete senza fili/internet non si connette/stacco il modem senza fili/attacco il modem con i fili/mi connetto a internet/inserisco l’indirizzo che c’è sul manuale del modem/non riesco a entrare nel sito/riprovo/niente da fare/vado a fumare/rileggo il manuale/stacco il modem con i fili/attacco il modem senza fili/il computer si connette al modem ma non a internet/inserisco il disco di configurazione del provider/il modem senza fili non è tra quelli previsti/stacco il modem senza fili/riattacco il modem con i fili/vado sul sito del provider in cerca di informazioni/le uniche informazioni sono che per “gli altri modem” sono cazzi miei/rivado a fumare/rivado sul sito del produttore del modem/mi registro/inserisco i dati del provider e…
si connette! si connette!
Guardo l’orologio: le 18.30. Il computer ora vuole reinstallare il Service Pack 3, che ho disinstallato per fare posto al 2, più tutti gli aggiornamenti per la sicurezza, per il ripristino, per la connettività e per il forno a microonde e con c’è verso di fargli capire che sono distrutto.
E così, verso le 19, posso vittoriosamente mettere nel cassetto il filo del vecchio modem, con un dubbio pressante:
ma ne valeva la pena?
Mah…
P.S. per le visitatrici del blog:finite le consegne per oggi?
Perché il mio mouse senza fili non è attaccato al computer?
Studio raccoglie le 1400 domande più improbabili ricevute dagli impiegati di help center informatici degli Stati Uniti.
“Perché il mio mouse senza fili non è attaccato al computer?”
Il lettore cd scambiato per porta tazza, la richiesta di resettare la rete internet e altro ancora: le richieste folli degli utenti.
“Come faccio a far uscire di nuovo il porta tazza?”
“Può disporre la tastiera del mio computer in ordine alfabetico?”.
E ancora: “L’ascensore del mio palazzo si è fermato. Mi può aiutare?”.
Quando il computer finisce nelle mani delle persone sbagliate il risultato è un’esilarante richiesta di aiuto ai servizi di assistenza informatica. Robert Half, direttore di una importante azienda americana che fornisce professionisti dell’informatica, dai disegnatori di siti web fino al personale addetto al supporto tecnico, ha riunito in un divertente studio pubblicato sul sito Robert Half Technology le 1400 domande più improbabili ricevute da oltre cento impiegati di centri di assistenza informatica sparsi su tutto il territorio degli Stati Uniti.
La domanda più gettonata riguarda un classico dell’analfabetismo informatico: il lettore cd, integrato all’interno di molti portatili o presente nel case, viene comunemente scambiato per un supporto destinato all’appoggio delle tazze da caffè. Grazie allo studio di Robert Half si scopre però che davanti al malfunzionamento dei computer gli umani possono avere strane reazioni.
“Perché il mio mouse senza fili non è attaccato al computer?”, oppure, “Il mio portatile è stato investito da un camion. Secondo lei cosa dovrei fare?”, ma anche, “Come faccio a leggere le mie e-mail?”
E infine: “Il mio computer mi dice di premere un tasto qualsiasi per continuare. Dove si trova il tasto qualsiasi?” (Grande! Questa è magnifica!)
Nella classifica delle domande più strane sono queste che si piazzano nella top ten. Seguono altre insospettabili richieste come: “Lei potrebbe resettare Internet al posto mio?”, o, “Ci sono dei biscotti a forma di animaletto nel mio lettore cd. Cosa faccio?”.
Lavorano con i computer, conoscono ogni dettaglio di quelle macchine infernali e questo basta a far credere a centinaia di persone che i tecnici informatici siano dei cervelloni capaci persino di andare sulla Luna. La scoperta più sorprendente della ricerca effettuata dalla Robert Half Techonology è che, nella maggior parte dei casi, le domande più bizzarre sono proprio quelle che esulano dal funzionamento dei computer.
“Potrebbe installare lo stereo nella mia auto?”, “Può riparare la mia macchina da scrivere?”, “Quando ci mette a cuocere una patata nel forno a microonde?”. E ancora. “Mia figlia è rimasta chiusa in bagno. Potrebbe venire ad aprire la porta?” (Notevole!), “Quali sono le previsioni del tempo per il prossimo anno?”, “Lei è in grado di riparare la mia moto?”. Veggenti, meccanici, ascensoristi e persino esperti di cucina, ecco fino a dove dovrebbero arrivare le competenze di un tecnico informatico secondo molti utenti americani.
Uno spazio a parte è stato dedicato alle domande che riguardano animali domestici e computer. Ecco alcune tra le più originali: “Salve, il mio server è caduto su una lucertola e l’animale è rimasto ucciso. Cosa faccio?” (Non male!), “Aiuto, una puzzola ha divorato tutti i cavi del mio computer” e infine “Potrebbe aiutarmi a far sparire i topi dal tetto?”.
Più che problemi legati al funzionamento del computer a volte gli utenti sembrano riversare sul personale del servizio di assistenza frustrazioni e disagi di natura più profonda. Cosa pensare del cliente che chiedeva dettagli su come bloccare la ricezione delle e-mail inviate dal direttore? Oppure di chi avrebbe preferito non ricevere e-mail il venerdì? O ancora di chi voleva installare la tv via cavo direttamente sul proprio portatile? A metà tra il timore reverenziale e la più innocente curiosità, c’è anche chi spera di trovare al numero verde risposte che neanche gli scienziati sanno dare: “Scusi, dove scarico il software per seguire la rotta degli Ufo?”.
Notizia tratta dal sito www.repubblica.it
Beh, che dire?
E io che pensavo di avere esagerato nel consigliare le giovani pulzelle di non usare il notebook come bistecchiera… (perché quello che non dice la fonte è che ovviamente queste domande saranno state rivolte in gran parte da donne… O no?)



