Piccola storia zen sulla vita
Due monaci zen, mentre stanno camminando per la campagna, incontrano una ragazza in lacrime. Le chiedono il motivo del suo pianto e quella risponde che per tornare a casa deve attraversare il fiume, ma dal mattino si è un po’ ingrossato e lei ha paura.
Allora uno dei due, che è grande e grosso, le dice: “Non ti preoccupare, ora ti prendo sulle spalle e ti porto io sull’altra sponda” (fosse stato un prete cattolico, la storia sarebbe stata completamente diversa…).
Così avviene, il monaco torna indietro e insieme all’altro prosegue il cammino.
Due ore dopo uno dei due monaci dice all’altro: “Senti, ma ti rendi conto che hai commesso un peccato?”
“Perché?” chiede l’altro.
“Perché noi abbiamo fatto voto di non toccare mai alcuna donna e tu ne hai appena presa una sulle spalle e le hai fatto attraversare il fiume.”
“Ah, quella donna, dici? Ma vedi, io quella donna me la sono lasciata dietro due ore fa, mi sembra di capire invece che tu la stai ancora portando con te.”
Due atteggiamenti opposti rispetto alla vita.
Quello di chi, evitandola, se la porta dietro sotto forma di rimpianto e rimpianto su rimpianto, il suo cammino lungo la vita si appesantisce.
Quello di chi le cose della vita le vive talmente intensamente nel presente, da bruciare completamente qualsiasi scoria, addirittura anche di ricordo, guadagnando in questo modo leggerezza.
Ho deciso: per i miei cinquant’anni divento buddhista.


oggi ce l’hai col buddismo e col Dalai Lama!
A me fa sempre piacere leggere queste storie, danno sempre spunti di riflessione interessanti.
Aquila buddista… questa ancora ci mancava…
Mai stupirsi quando c’è di mezzo l’aquila
io invece, per i miei cinquant’anni, smetto di mangiare carne, finalmente! Forse è un modo anche questo di stare più ‘leggeri’. Ciao
Adoro questi racconti, ti lasciano sempre con uno spunto in più per vivere positivamente.
Su le mani per l’aquila buddista!!!!!
quanta verità..
i rimpianti ci seguono come ombre senza luce, ci fanno vivere sempre un po’ sospesi tra passato e presente, incapaci di vivere il presente per quello che ci da’ perché troppo presi a rimpiangere!
E perché aspetti d’avere cinquant’anni?
Già, perchè aspettare di avere cinquant’anni?
Non è mai troppo presto per diventare buddisti.
mai troppo presto e mai troppo tardi
il cuore è quello che conta… come ci si senta
nessuna forzatura… altrimenti potrebbe sembrare un gesto, una scelta dettata dalla “moda”…
I cinquanta li ho passati e non faccio più in tempo a diventare buddhista, ma vorrei dare, non so come, un’impronta più spirituale alla mia vita.
Mi sa che mi butto sullo studio del reiki. O sotto un treno.
[...] Vi sono altre persone che invece, al contrario, hanno il potere e/o la sfiga di appesantirla, di renderla tragica, angosciosa. Vedono, cioè, il bicchiere mezzo vuoto. In genere questa seconda categoria è anche composta da persone che mantengono sulle spalle, per tutta la vita, i propri fardelli, più o meno reali (vedi post). [...]
Pingback di La leggerezza della vita « Aquila Non Vedente | 2 gennaio 2012 |
Che bella storiella. Ho ancora un pò di tempo prima dei 50 anni, intanto ho cominciato a vivere “con molta calma”.
Questo racconto di @Aquilabuddeggiante ( ehi … attenzione : “buddeggiante”, non “bungaggiante”, mi raccomando …
), è esemplare !
…. ehm …. mooolto preoccupante !
All’ epoca, credetti che il nostro amico fosse stato preso da una crisi mistica
Riletto oggi, apprezzo la coerenza dell’ amico, e ne faccio tesoro e tiro un sospiro di sollievo nel ritenere scongiurato il rischio di veder sparire @Aquila in un cupo eremo del Tibet !!!
@Bruno …