Riflessioni sparse nella notte di Halloween
TANTO PER COMINCIARE…
Stasera, mentre ero in pizzeria con la piccolina, circondato da cameriere vestite da streghe, sono stato assalito da un pensiero: di essere un fallito. Un fallito come uomo, come marito, come padre, come scrittore, come figlio, come lavoratore, forse anche come cuoco.
Poi credo di avere capito il motivo di cotanti pensieracci: sulla capricciosa non ci vanno i wurstel!
UN BELL’INCONTRO E UNA RIFLESSIONE SULL’UNIVERSO FEMMINILE
Qualche giorno fa dovevo fare un po’ di spesa e ho deciso di andare alla Coop.
Vi sono una serie di motivi logistici che mi hanno tenuto lontano dalla Coop nelle ultime settimane, ma stavolta ho
optato per quel supermercato. Ho preso un cestino (ben presto rivelatosi insufficiente a contenere le “due o tre cosette” da comprare, che sono diventate qualche decina) e mi sono avviato nei meandri del moderno consumismo.
Sul finire della spesa, con il cestino ormai stracolmo, davanti al banco dei salumi ho incontrato un mio amico. Il mio amico aveva il carrello ed eravamo entrambi soli, così ci siamo fermati una buona mezz’ora a parlare del più e del meno (proprio come le donne che occupano le corsie dei supermercati per ore e mi fanno tanto girare le palle…).
Il mio amico ha un anno più di me, non è sposato e vive con l’anziana madre (il padre credo sia morto quando era piccolo). Ci conosciamo da quando avevamo vent’anni, durante gli studi universitari abbiamo svolto insieme in alcuni lavori stagionali. Lui è un insegnante che dopo anni di precariato ha raggiunto la stabilità. E’ un tipo tranquillo, posato, timido, ma non noioso. Il mio amico è una persona seria, quello che una volta si sarebbe definito un bravo ragazzo e che ora si può definire un brav’uomo e la chiacchierata con lui è stata una buona cosa.
Malgrado tutto ciò, il mio amico non ha mai avuto alcun successo con le donne.
Ora, io credo di sapere il perché. Probabilmente lui è uno di quelli che hanno stampato in faccia che a una donna garantiranno una vita normale, serena. Uno di quelli che una donna la sposano, l’amano, la rispettano, non la tradiscono. Uno di quelli che garantisce che lavorerà, alleverà i figli, andrà in vacanza. Insomma, l’esatto contrario di uno stronzo, cioè l’esatto contrario di quello che cercano le donne (per lo meno il 99,99% di loro). Già, perché le donne cercano proprio il contrario, salvo poi lamentarsene, ma sono le cosiddette lacrime di coccodrillo. Se ti presenti come il mio amico, sei fregato in partenza e per tutta la vita. Perché così va la vita.
UN ARTICOLO DI GIORNALE UN PO’ SCEMO
Rimaniamo in tema di donne.
Sull’ultimo numero de “Il Venerdì di Repubblica”, nella rubrica “Questioni di cuore” curata da Natalia Aspesi (ebbene sì, la leggo) c’è la lettera di un tale Luca che chiede alla Natalia: “Ma come fanno i suoi lettori a trovare tutti questi amori?” Incuriosito, sono andato a leggerla.
Luca dice di avere 42 anni e, dopo tre anni dalla fine della sua ultima relazione, considera finita la sua vita di relazione, perché il suo problema è che manca di occasioni. Chi non è più un ventenne – si chiede – come fa a trovare tutti questi amori? Ha un lavoro che non prevede contatti con la gente, gli amici o sono sposati o hanno altro da fare, uscire per locali gli sembra patetico. E allora che si fa? Ci si butta al supermercato, per strada, al museo?
Ancora più incuriosito, ho letto la risposta.
Proprio così: – risponde la Natalia – al supermercato, in strada, a casa di amici, su internet, al cinema, al pronto soccorso, dal dentista, Insomma, ovunque c’è l’occasione da sfruttare.
Ma… c’è un ma: bisogna conoscere le tecniche per conquistare una signora. Parole, gentilezze, complimenti, assiduità non soffocante, piccoli doni divertenti, inviti, eccetera. Questo dice la Natalia.
Non so se questa risposta possa avere aiutato Luca. Io avrei risposto molto più semplicemente: ovunque si presenta l’occasione, non fare la persona seria, fai lo stronzo, punta sulla quantità e prima o poi beccherai qualcuna. Statistica, pura statistica e niente di più.
UNO SGUARDO, UN INSEGUIMENTO…
Insistiamo con le donne.
In un tardo pomeriggio di questa tarda estate, stavo percorrendo una piccola galleria commerciale nel mio paese (talmente piccola che se accendi una sigaretta da una parte, il fumo esce dall’altra). In direzione opposta alla mia veniva avanti una donna. Io camminavo frugandomi nelle tasche, cercando qualcosa che non trovavo e da subito ho sentito il suo sguardo su di me, fisso e penetrante. Incrociandola, l’ho guardata in faccia e lei ha continuato a guardarmi, insistentemente.
Mi sono chiesto chi fosse, se per caso l’avessi conosciuta da qualche parte. Mi capita spesso, infatti, di incontrare persone con le quali ho avuto a che fare nel corso della mia attività amministrativa e che non riconosco più: presenze evanescenti delle quali mi sono ormai scordato. In quel caso non mi sono ricordato di niente e la cosa è finita lì.
Circa un mese fa, una domenica all’ora di pranzo mi sono recato al supermercato, per comprare qualcosa di diverso da mangiare (cioè qualche schifezza congelata e precotta). Si trattava di un supermercato nel quale non vado mai, ma che in quel momento stava proprio lì, a portata di mano.
Sono entrato e mi sono diretto verso il reparto dei surgelati e, davanti al vicino banco dei latticini chi vedo? Quella donna della galleria commerciale. Sbircio tra le schifezze precotte e cambio idea: mi dirigo verso il banco della carne, attirato dal profumo dei polli allo spiedo. Dopo un po’ me la ritrovo che occhieggia pure lei la carne. Allora vado al banco dei latticini (mozzarella?) e lei si mette a guardare i surgelati. Mentre noto che si sta staccando dai surgelati e prende pure lei la direzione dei latticini (mozzarella?), io mi dirigo di nuovo verso i surgelati e allora lei fa retromarcia.
Insomma, il balletto è finito quando mi sono diretto verso la cassa, senza avere comprato un cazzo e me la sono ritrovata dietro. Che abbia ragione la Natalia? Può darsi, ma lei non ha fatto i conti con il famoso fattore I: l’imbranataggine. Cioè, tanto per fare retta alla Natalia, che avrei dovuto dirle?
“Hai mai assaggiato queste mozzarelle?” se risponde di no, il discorso rischia di finire lì e rimani come uno scemo.
“Prenderei questo pollo allo spiedo, ma per una persona sola è troppo…” uhm… forse troppo esplicito. Rischi che ti risponda di darlo al gatto.
“Ma tu sai come si cucina questa zuppa di pesce?” rischi di fare la figura dello scemo, considerando che le istruzioni che le capirebbe pure un bambino.
Insomma, Natalia, sono un caso disperato?
PER FINIRE: DIALOGO CON LA PICCOLINA
“Ma si può sapere cosa ti hanno insegnato finora al catechismo?”
“Niente.”
“Niente? Impossibile.”
“L’altro giorno ci hanno fatto fare un gioco. Ci hanno dato una scheda con delle figure e dei nomi e dovevamo segnare quella che ci assomiglia di più.”
“E che figure c’erano sulla scheda?”
“C’era il bullo, il conta su di me, il so tutto io, la chiacchiericcia, il pugno chiuso, la sincerità…”
“E tu chi hai segnato?”
“Io ho segnato la sincerità.”
“Ah, bene! E perché la sincerità?”
“Perché aveva i capelli con la coda e le All Star proprio come me.”
“Ettepareva…”
